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Turchia: resa dei conti sui migranti, tensioni con la Grecia

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Turchia: resa dei conti sui migranti, tensioni con la Grecia
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Una frontiera prima impossibile da passare, divenuta ora un argine con troppe falle attraverso le quali migliaia di migranti continuano ad accedere in Grecia dalla Turchia.

Non solo siriani, ma anche rifugiati dall'Afghanistan e dalla regione dell'Asia centrale che erano già in territorio turco molto prima dei recenti eventi militari in Siria. Kazim è afgano, ha 24 anni e vuole raggiungere la Germania

"Siamo arrivati due volte In Grecia - dice - ma siamo stati rimandati indietro. Ci hanno preso tutto: telefono, soldi. Hanno preso le mie scarpe, hanno preso tutto e ci hanno rispedito indietro, ora siamo di nuovo qui".

Dalle 8 di mercoledì, un gruppo di migranti a Kastanies, confine turco-ellenico, ha iniziato a lanciare pietre e gas lacrimogeni sulle forze di polizia greche.

Queste ultime hanno reagito immediatamente, usando a loro volta dei lacrimogeni per fermare il tentativo dei migranti di entrare in Grecia.

L'attuale crisi migratoria è sempre più spesso letta come una resa dei conti politica: ad Ankara, davanti al il Ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, il collega turco Mevlut Cavusoglu ha sollecitato il rispetto dei patti: "Per i siriani dovevamo ricevere 3 miliardi più altri 3 ma - ha precisato - non abbiamo ricevuto neppure i primi 3 miliardi".

Nel tweet degli Affari esteri del Regno Unito: "La causa di tutto ciò è la natura sconsiderata e brutale del regime siriano e dell'offensiva russa a #Idlib".
FS @DominicRaab condanna la Russia e l'escalation militare del regime siriano che nelle ultime settimane ha costretto quasi un milione di persone a fuggire verso la Turchia
"

Cavusoglu ha anche dichiarato che "la Grecia e gli altri paesi dell'Unione europea stanno rifuggendo le propri responsabilità internazionali". Le Nazioni Unite chiedono cautela.

Dice Filippo Grandi, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati: "Abbiamo fatto appello alla moderazione e a non usare la forza contro i rifugiati e i migranti".