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Italia, a gennaio il Parlamento ha approvato due leggi. Ma sono tante o poche?

Italia, a gennaio il Parlamento ha approvato due leggi. Ma sono tante o poche?
Diritti d'autore  Un momento del voto di fiducia alla Camera per il nuovo governo Conte nel settembre 2019 - AP/Gregorio Borgia   -   Gregorio Borgia
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A gennaio il parlamento italiano ha approvato due leggi. È stato uno dei mesi meno produttivi - almeno all'apparenza - da inizio legislatura. I due testi in questione sono il decreto Alitalia e la legge sul post mortem.

A dirlo è Openpolis, uno dei principali osservatori sulla politica italiana, che indica "lo stallo politico, principalmente dovuto alle elezioni regionali, ma anche all’incapacità del governo di trovare la quadra su determinati temi", come principale causa di questa produzione legislativa decisamente sotto media.

Grafico relativo al mese di novembre 2019

Il Giornale si spinge oltre e fa il conteggio orario delle ore di seduta per attività legislativa, fermo a 41 minuti per tutto il mese, per giungere alla conclusione che i parlamentari sono impegnati a fare tutt'altro, dimenticandosi di legiferare. E così "da un mese a Montecitorio non si vede nessuno e chi si è visto lo si è visto solo per ritirare la posta".

La realtà dietro l'aula vuota

In realtà, dicono gli esperti, non bisogna farsi trarre in inganno dall'aula vuota di Montecitorio o di Palazzo Madama. In un sistema come quello italiano in cui l'approvazione delle leggi può avvenire in commissione o in Aula, e il dibattito è spesso e volentieri alternativo (o si sta da una parte, o dall'altra), "quando si vedono gli scranni vuoti vuol dire che i nostri rappresentanti sono in Commisione a lavorare", indica il costituzionalista Francesco Clementi, che ben conosce i meccanismi parlamentari.

Nel nostro paese l'unica valutazione possibile, aggiunge, riguarda una e una sola legge: quella di bilancio, che ormai è il punto cardine di tutti i parlamenti europei. Non esiste quindi una soglia legislativa minima sotto la quale si può gridare allo scandalo e all'assenteismo.

Gli fa eco Paolo Zanetto, partner di Cattaneo Zanetto & Co., esperto di policy e Parlamento. "La produttività non va valutata in numero di leggi approvate. C'è per esempio in corso tutto un lavoro sul cosiddetto Milleproroghe che non è ancora visibile ".

Già, perché dopo la legge di bilancio - approvata dopo forti polemiche da parte della Lega per una mancata terza lettura alla Camera, dove è arrivata con vincolo di fiducia - ci troviamo a gennaio ad avere ancora in sospeso il provvedimento Milleproroghe, ovvero il decreto che per prassi dovrebbe essere un semplice elenco di scadenza prorogate, un mero atto di tecnica legislativa; un atto, però, che per ragioni politiche è diventato progressivamente "il secondo tempo della legge di bilancio", aggiunge Zanetto.

Si tratta di un "mostro" da mille emendamenti che contiene dossier importanti e molto complicati come quello delle concessioni autostradali, affrontato nel contesto dell’articolo 35 del Milleproproghe. Leggi vere e proprie dissimulate e "infilate" nella prima finestra legislativa utile.

Il Milleproroghe viene dibattuto nelle commissioni, dove si prendono decisioni importanti. Il lavoro c'è, dunque, ma avviene dietro le quinte.

Un discorso diverso riguarda il processo legislativo in generale, che dalla seconda Repubblica si è spostato sempre più dal Parlamento al Governo, che legifera tramite decreti legge d'urgenza, decreti legislativi o disegni di legge da approvarsi tramite procedura ordinaria.

Semplificando, gran parte della legislazione negli ultimi anni è in capo al governo.

Una tendenza contro la quale si è scagliato il presidente della Camera, Roberto Fico, che nel suo discorso di insediamento aveva parlato di necessità di ritrovare "la centralità" del Parlamento.

Fonti consultate da Euronews indicano che questo auspicio è "passato in cavalleria", e il governo è tornato ad essere pressoché l'unico motore dell'azione legislativa. Il Parlamento potrebbe sopperire, per esempio tirando fuori dai cassetti molte leggi di iniziativa popolare che ivi sono rimaste sepolte, ma siamo a livello di pura teoria.

In quest'ottica, un'azione legislativa più timida a livello volumetrico potrebbe piuttosto indicare una maggiore debolezza istituzionale dell'esecutivo, piuttosto che del Parlamento. Ma forse è bene concentrarsi sulla sostanza, lasciando da parte ogni discorso prettamente numerico.