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Ci sono due navi da crociera in quarantena a Yokohama e Hong Kong

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Ci sono due navi da crociera in quarantena a Yokohama e Hong Kong
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Oltre 3700 persone bloccate in quarantena su una nave da crociera, 10 risultate positive al coronavirus. Lo scenario da incubo è diventato realtà a Yokohama, in Giappone, dove è ormeggiata da lunedì pomeriggio la Diamond Princess, della compagnia Carnival. La malattia è stata diagnosticata per primo a un 80enne di Hong Kong, che è sceso nella sua città prima di sapere di aver contratto il virus. La nave ha poi toccato il Vietnam, Taiwan e Okinawa, prima di approdare a Yokoama. Per i passeggeri e l'equipaggio, è una convivenza forzata ben oltre il previsto. Il test per il coronavirus è stato somministrato a 270 persone che hanno mostrato sintomi o sono entrate in contatto con i malati. Di questi, 10 sono risultati positivi, fino ad ora, e ricoverati in ospedale sulla costa gapponese.

E c'è un'altra nave in quarantena a Hong Kong, con 1800 persone a bordo di cui tre sono risultate contagiate dopo una tappa in Cina.

Sale il numero delle vittime ma anche quello delle guarigioni

Intanto sono saliti a 494 i decessi in Cina, tra cui 65 nella provincia di Hubei. Anche il numero dei contagi aumenta nella Repubblica Popolare, salito a 24324.

E sempre in estremo Oriente, in Corea del Sud un 55 enne è stato dimesso, perfettamente guarito, dopo una degenza di 2 settimane in un ospedale di Seul, ricoverato dal suo rientro da Wuhan dove aveva contratto l'infezione.

In Cina le guarigioni salgono a quasi 900.

Il rientro dei cittadini di Sua maestà da Whuan

In Europa, la situzione resta sotto controllo, misure igienico sanitarie precauzionali sono diffuse in tutto il Vecchio continente, oltre Manica si attende il volo che rimpatrierà i cittadini britannici da Wuhan.

Il ministro degli Esteri, Dominic Raab, ha precisato che l'aereo rientrerà nella base militare della Raf di Brize Norton nelle prime ore di domenica. I cittadini rimpatriati sono soggetti a un periodo di quarantena precauzionale e di controlli medici di due settimane. Al momento, alcune altre decine di britannici residenti nell'Hubei hanno manifestato il desiderio di rientrare, mentre 165 hanno fatto sapere di voler restare.

"Il Foreign Office lavora 24 ore su 24 per aiutare i britannici a lasciare la Cina, con i nostri voli o con aerei francesi e della Nuova Zelanda", ha assicurato Raab. "Incoraggio i connazionali che sono in Hubei a registrarsi presso i nostri team diplomatici se vogliono partire con questo ultimo charter".

La situazione in Italia

Mentre in Italia la donna entrata in contatto con i due cinesi ricoverati alla Spallanzani è risultata negativa agli esami sul coronavirus. Salgono invece a 4 i ricoverati con i sintomi dell'infezione.

Per il direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, Gianni Rezza, il peggio è passato ma non bisogna abbassare la guardia.

"I provvedimenti presi dal governo italiano in anticipo rispetto agli altri paesi Europei diminuiscono certamente la probabilità di arrivo di pazienti infetti, il che naturalmente non vuol dire che si possa escludere questa evenienza, anche perché il traffico dei passeggeri verso l'Europa non sarà mai del tutto bloccato. Quindi in questa fase si deve ragionare in termini probabilistici, ed è errato fare riferimento ad un ipotetico 'rischio zero'". "Certamente - spiega - la diminuzione del volume di passeggeri in arrivo da zone a rischio riduce la probabilità di introduzione dell'infezione attualmente, ma ciò non vuol dire che il peggio sia passato in quanto bisogna tenere altissima l'attenzione finché i focolai cinesi particolarmente attivi non saranno posti sotto controllo".