ULTIM'ORA
This content is not available in your region

I primari di Francia si dimettono contro i tagli alla sanità pubblica

euronews_icons_loading
I primari di Francia si dimettono contro i tagli alla sanità pubblica
Diritti d'autore  AP Photo/Daniel Cole
Dimensioni di testo Aa Aa

Adesso tocca ai primari francesi. La protesta è partita settimane fa dai Pronto soccorsi coinvolgendo medici e infermieri, adesso sono i primari che non vengono meno al giuramento di Ippocrate ma hanno deciso di incrociare le braccia di fronte all'eccesso di incarichi amministrativi. Sono decine e decine le lettere di dimissioni con cui i primari dichiarano di continuare a curare i propri pazienti ma di smettere di riempire fogli excel con cui devono raggiungere gli obiettivi imposti dai direttori delle aziende sanitarie.

Agnès Hartemann si è appena dimessa e difende la sua posizione. È il primario di diabetologia all’ospedale La Pitié Salpêtrière di Parigi, che ha portato in primo piano la protesta di 1.100 medici di tutta la Francia, tra questi 600 primari, che si sono dimessi dalle loro funzioni amministrative.

"Vogliamo incontrare il presidente Macron, possiamo già fare una previsione: il nome di Emmanuel Macron sarà associato alla fine del servizio degli ospedali pubblici o alla loro slavezza. I negoziati non sono iniziati. Ci hanno annunciato alcune misure a novembre, che non sono assolutamente sufficienti, per invogliare a lavorare nel pubblico".

La politica di fronte all'ondata di scioperi e proteste, che trovano nella riforma delle pensioni il motivo maggiore di malcontento, sembra disarmata.

Il ministro della Sanità, Agnès Buzyn, visitando alcune strutture ospedaliere pubbliche, invita i medici a più miti consigli. Se non assolvono la parte amministrativa del lavoro anche i soldi a disposizione, per quanto ritenuti insufficienti, non potranno essere spesi.

Agnès Buzyn ha promesso un piano da 1,5 miliardi in tre anni, giudicato largamente insufficiente. L’ospedale pubblico costa alla Francia circa 85 miliardi l’anno, cifra tra le più alte nei Paesi dell’Ocse.