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Francia ancora senza accordo sulle pensioni: "Sabato proposte concrete"

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Francia ancora senza accordo sulle pensioni: "Sabato proposte concrete"
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Francia, ancora nessun accordo sulla riforma delle pensioni. "Sabato presenteremo proposte concrete", ha detto il primo ministro Edouard Philippe, che ha aggiunto commentando la riapertura del tavolo di confronto: "Questa giornata di scambi ha dato luogo a discussioni molto franche e molto costruttive. Credo che questa sera abbiamo fatto dei buoni progressi nella ricerca del compromesso che vogliamo raggiungere. È quindi una giornata utile, ma abbiamo ancora del lavoro da fare".

La posizione dei sindacati e delle associazioni datoriali

Due le questioni chiave: l'età pensionabile e la copertura finanziaria del sistema pensionistico francese. Ma i sindacati rifiutano in maniera categorica l'innalzamento della soglia dai 62 ai 64 anni. E anche la federazione dei datori di lavoro MEDEF è lontana dall'essere conquistata.

"Questa nozione di età di equilibrio - dichiara Laurent Berger, segretario generale della Confederazione Democratica del Lavoro - dovrà scomparire e questo significherà cambiare il disegno di legge che è stato inviato al Consiglio di Stato. Questa è la richiesta che abbiamo fatto".

"Un compromesso non c'è in questo momento - dice Geoffroy Roux de Bézieux, presidente di Medef (la Confindustria transalpina) - siamo al punto in cui vogliamo sapere quanto tutto questo costerà. Alcuni dicono che ci siamo quasi, ma per raggiungere un accordo sui finanziamenti e altre cose, abbiamo bisogno di conoscere i numeri. E non li abbiamo ancora".

Pensioni: si torna a trattare, ma l'accordo è ancora lontano

A più di cinque settimane dall'inizio degli scioperi in Francia, governo e parti sociali sono dunque tornati a trattare, ma l'accordo si rivela lontano. Al centro delle trattative la sopravvivenza a lungo termine del sistema pensionistico francese.

Stando alle proiezioni ufficiali rese note lo scorso novembre entro il 2025 il bilancio del sistema previdenziale potrebbe passare dalla situazione di sostanziale equilibrio del 2017 ad un deficit compreso tra 8 e 16,8 miliardi di euro, un buco equilvalente ad una percentuale del pil che oscilla tra lo 0,3 e lo 0,6%.

Una valutazione che si basa sull'analisi di molteplici dati, dalle proiezioni degli sviluppi demografici a variabili come disoccupazione e crescita. Ieri il governo ha inviato una prima bozza del testo ai sindacati. Tiepide, per usare un eufemismo, le prime reazioni.

Il nodo principale è legato alla creazione di un sistema universale a punti in sostituzione di quello attuale, che prevede ben 42 regimi pensionistici.

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Il 2022 è l'anno fissato per l'entrata in vigore della controversa età di equilibrio, fissata a 64 anni, che consentirebbe ai lavoratori di evitare un taglio delle pensioni. Confermata invece l'età minima a 62 anni. Una misura a cui tutti i sindacati si oppongono e su cui non sembrano intenzionati a fare concessioni.

Oltre all'aumento degli stipendi per insegnanti e ricercatori, tra le misure previste dalla riforma c'è anche la pensione minima garantita a 1000 euro. L'intenzione del governo è quella di portare il testo in Parlamento entro il 24 gennaio, in modo da approvarlo entro l'estate.

Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese giovedì per denunciare i piani del governo. I sindacati di sinistra vogliono che la riforma delle pensioni sia completamente smantellata. Dopo la protesta degli avvocati, questo venerdì, sono previste nuove manifestazioni per sabato. Continuano gli scioperi ferroviari.