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Libano, nuovo governo. Ma non si ferma la protesta di piazza

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Svolta alla crisi politica in Libano, dopo l'annuncio della formazione di un nuovo governo presieduto da Hassan Diab, che aveva ricevuto l'incarico dal presidente Aoun lo scorso 19 dicembre, dopo le dimissioni dell'ex premier Saad Hariri.

Diab si presenta come interprete delle richieste dei libanesi, e tuttavia le proteste popolari che vanno avanti da mesi non si fermano: il nuovo esecutivo conta sull'appoggio delle forze politiche da tempo al potere contro le quali è in massima parte diretta la protesta, scoppiata a metà ottobre contro l'aumento del costo della vita.

Per i manifestanti nel centro di Beirut l'arrivo del governo Diab non cambia le cose. "Ci sarà certamente una escalation, perché è una situazione insostenibile. La fame sta bussando alle porte di molti libanesi, la povertà sta soffocando il paese. Noi rilanceremo colpo su colpo fin quando il governo non sarà costretto ad ascoltarci", spiega uno di loro.

Da tempo il Libano conosce una profonda crisi economica, gravato da un forte debito pubblico e da un deficit che tocca il 9 per cento del Pil. Con la disoccupazione in aumento, i prezzi dei generi di prima necessità in rapida crescita e un sistema bancario sotto affanno per la crisi di liquidità causata dai prelievi, anche la strada del nuovo governo resta tutta in salita.

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