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Il caso della scuola accusata di discriminazione sociale: "Divulgate informazioni superflue"

Il caso della scuola accusata di discriminazione sociale: "Divulgate informazioni superflue"
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TIZIANA FABI / AFP
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Ieri si è molto parlato del caso di una scuola pubblica di Roma, l'Istituto Comprensivo Via Trionfale, che nella descrizione delle sue strutture sul proprio sito faceva riferimento alla differente estrazione sociale dei propri alunni.

Questo il passaggio incriminato: "La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana. Il plesso sulla via Cortina d'Ampezzo accoglie prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell'alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)".

Il caso, di cui ha parlato per primo Leggo, ha sollevato il proverbiale polverone: diversi politici hanno parlato di 'discriminazione sociale' e sulla questione è intervenuto anche il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. "La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l'inclusione - ha detto Azzolina - descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso".

Nel pomeriggio l'istituto ha rimosso la descrizione dal proprio sito e ha risposto alle accuse in un comunicato, sottolineando che "i dati riportati nella presentazione della scuola sono da leggere come mera descrizione socio-economica del territorio, secondo le indicazioni del Miur per la redazione del Piano di offerta formativa. L'istituto scolastico non ha mai posto in essere condotte discriminatorie nella ripartizione degli alunni nei diversi plessi o nelle diverse classi. Infatti, è importante chiarire che al momento dell'iscrizione dei propri figli, sono i genitori a scegliere uno dei 4 plessi scolastici dell'istituto sulla base dei criteri della residenza e/o del luogo di lavoro".

Il Piano di offerta formativa a cui si fa riferimento nel comunicato è la carta d'identità di ogni scuola: contiene le informazioni sull'offerta didattico-formativa. È vero, come si legge sul sito del Miur, che il Piano di ciascun istituto "risponde alle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico in cui le scuole operano", ma l'IC Via Trionfale sembra avere interpretato a modo proprio la direttiva, fornendo informazioni non necessarie.

"Un infortunio lingustico, divulgate informazioni superflue"

"Si può parlare senz'altro di infortunio linguistico - dice a Euronews Antonello Giannelli, presidente nazionale dell'Associazione dei dirigenti scolastici (ANP) -. Ogni scuola quando elabora il prorpio Piano di offerta formativa per darsi un'organizzazione didattica deve partire dal contesto socio-culturale dei propri alunni. Se, per esempio, un istituto è frequentato soprattutto dai figli di immigrati che non parlano ancora bene la lingua bisognerà tarare l'offerta didattica tenendone conto. In poche parole bisogna capire con chi si dovrà lavorare".

L'errore dell'IC, aggiunge Giannelli, è stato quello di "fornire informazioni superflue. Quei dati sono utili agli addetti ai lavori per capire in che modo strutturare l'offerta didattica, ma non dovrebbero essere divulgati, soprattutto non nel modo in cui lo ha fatto l'istituto: a leggere la descrizione sembra che la suddivisione degli studenti in base alla classe sociale sia voluta".

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