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Cinque post per raccontare il movimento delle sardine

Cinque post per raccontare il movimento delle sardine
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In quattro settimane di manifestazioni e interventi mediatici, l’Italia ha imparato a conoscerli: dei quattro ragazzi, le “sardine madri”, che hanno trasformato l’ispirazione di una notte insonne in una manifestazione spontanea per arginare la campagna elettorale della Lega in Emilia Romagna sappiamo quasi tutto. Ma nel frattempo quelle che dovevano essere soltanto 6mila sardine, per superare il numero dei partecipanti all’incontro leghista di Bologna, sono diventate molte di più.

A un mese di manifestazioni che da Torino a Taranto hanno coinvolto tutta l’Italia e in attesa di quella che il 14 dicembre riempirà piazza San Giovanni a Roma, Euronews ha preparato un piccolo vademecum con tutto quello che abbiamo imparato fino ad adesso, grazie alle sue dichiarazioni, del movimento delle sardine. Cinque affermazioni chiave dai post della pagina Facebook ufficiale commentate dal sociologo della comunicazione Massimiliano Panarari, per raccontare caratteristiche e incognite di un movimento che da Roma dovrebbe lanciare il suo manifesto.

“Le piazze delle sardine si sono fin da subito dichiarate antifasciste e intendono rimanerlo”

A pochi giorni dalla grande manifestazione nella capitale, il movimento delle sardine ha dovuto affrontare la sua prima magagna interna: Stephen Ogongo, uno dei promotori del raduno, intervistato dal Fatto Quotidiano ha dichiarato che anche i sostenitori di CasaPound sarebbero stati accolti se avessero deciso di manifestare non in rappresentanza della loro associazione neofascista.

Ma è questione di poco tempo e dalla pagina ufficiale Facebook delle sardine arriva la smentita: “Nessuna apertura a CasaPound, né a Forza Nuova. Né ora né mai”.

Le piazze delle sardine si sono fin da subito dichiarate antifasciste e intendono rimanerlo. Nessuna apertura a...

Publiée par 6000 sardine sur Mardi 10 décembre 2019

Contattata da Euronews, CasaPound ha fatto sapere che: “Parteciperemo alla manifestazione, non come gruppo, ma tanti di noi ci andranno. Vogliamo vedere se le sardine sono solo contro qualcosa o se possiamo portare la nostra proposta politica”.

“Le dichiarazioni su CasaPound sono frutto di un’apertura ecumenica, ma non in linea con il sentire della stragrande maggioranza del movimento” commenta Massimiliano Panarari: “Se nelle parole d’ordine delle sardine c’è un elemento che è apparso fin da subito è proprio quello dell’antifascismo. Un’apertura in questo senso sarebbe stata stupefacente, e la posizione del coordinatore romano va piuttosto collegata a un circuito mediatico che si alimenta di dichiarazioni frutto della visione di un singolo”.

“Nessuna bandiera, ma spazio per tutti coloro che vorranno stringersi in un grande abbraccio”

Chi si è presentato al primo raduno delle sardine il 14 novembre in piazza Maggiore aveva potuto leggere sull’invito Facebook: "Nessuna bandiera, nessun partito. Crea la tua sardina e partecipa alla prima rivoluzione ittica della storia". Da Bologna a Palermo passando per Firenze, il “branco delle sardine” si è fatto riconoscere soltanto per i suoi cartelli colorati: niente simboli di partito è il mantra che ricorre in molti dei post che organizzano gli incontri. A Torino, quando una delle “madamine” del movimento Sì Tav ha proposto di partecipare al raduno indossando l’arancione - il colore del movimento - la risposta degli organizzatori è stata chiara: “Le sardine non hanno colore”.

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Publiée par 6000 sardine sur Vendredi 22 novembre 2019

Apartitici ma non apolitici: e qui veniamo a uno degli aspetti più importanti del movimento. “È come se ciascun individuo fosse un palinsesto a sé – spiega Panarari - sono proprio le parole d’ordine generiche delle sardine che permettono a ciascuno di costruire il proprio interesse. Le sardine sono un medium con cui testimoniare idee diverse: per ora è questa la sua funzione primaria. Si innesca sul disagio del mondo moderato e ne segnala le diverse tendenze” afferma Panarari.

“Se il movimento rimarrà a questo stadio - chiarisce l’esperto - avrà comunque svolto la sua funzione. Cosa succederà dopo è un punto interrogativo che riguarda i leader del movimento e i partiti centristi. Che, per ora, si sono limitati a non mettere il cappello su un movimento del tutto inaspettato” afferma l’esperto di comunicazione politica.

L’Italia non si lega

In un mese di manifestazioni sono cambiate le città ma non lo slogan: “L’Italia non si lega” nato per contrastare il consenso sempre più ampio al partito di Matteo Salvini.

“Non va scordato che l’origine del movimento è in Emilia Romagna, dove secondo molti osservatori si sta giocando, con le elezioni regionali, una battaglia campale” per il futuro prossimo della politica italiana, sottolinea Panarari.

“Le sardine hanno reagito a un clima di opinione, per questo sono una piazza testimoniale. Raccontano la crisi di un’offerta politica e rappresentano allo stesso tempo una domanda e non un tentativo di sostituirsi ai partiti” spiega Panarari.

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Publiée par 6000 sardine sur Jeudi 5 décembre 2019

Nel discorso che ha inaugurato la serie di manifestazioni letto a Bologna, si afferma anche: “Non lasciate soli i nostri politici. Perché hanno bisogno di noi”.

“Siamo di fronte a un movimento che si sta trasformando nel corso del tempo” chiarisce Panarari, ma quel che è certo, per ora, è che fin dal suo atto di nascita “si definisce per contrapposizione, un elemento da sempre strutturale della politica, che aggrega persone con visioni diverse quando non hanno altri in cui riconoscersi”.

“Se lo vogliamo il populismo è già finito. Se lo vogliamo la stagione delle bugie potrà dirsi conclusa”

Contro il partito di Matteo Salvini, ma non solo. Dal primo discorso letto a piazza Maggiore, il movimento ha delineato bene il suo avversario: i partiti populisti e la “stagione delle bugie” che questi hanno inaugurato.

“La retorica populista è un elemento trasversale alla politica di oggi, viene da lontano e Salvini ne è soltanto un aspetto terminale” argomenta Panarari. “Ma è proprio qui che risiede una delle grandi novità delle sardine: non è mai capitato prima d’ora che un movimento chiedesse con urgenza di costruire un nuovo linguaggio politico” spiega l’esperto.

“Le sardine chiedono un altro campo di gioco, un linguaggio che non adotti le stesse parole della forza politica che si vorrebbe sconfiggere. La sfida, per i partiti, è ascoltare questa richiesta” conclude Panarari.

Un guanto di sfida rivolto soprattutto al centrosinistra che, come messo in evidenza da Panarari, “Si muove all’interno di un campo di parole in cui l’egemonia populista è dominante, mentre le sardine sembrano dire che non si può vincere in un mondo simbolico costruito da altri”.

“Alzino la mano quelli che non scendevano in piazza da anni”

Stringersi e fare sentire la propria voce: nelle loro dichiarazioni le sardine hanno più volte rivendicato il bisogno di occupare fisicamente uno spazio per non lasciare campo libero al populismo.

“In politica il vuoto non esiste” spiega Panarari. “Se non lo occupano i partiti lo fanno altri. Quella della relazionalità è una dimensione che precede la politica, non si costruisce la propria offerta politica su di questa, ma le sardine segnalano così il loro disagio”.

Per chi se lo fosse perso, ecco il discorso che abbiamo letto in Piazza Maggiore: Bologna, 14 novembre, ore 20.45 La...

Publiée par 6000 sardine sur Mercredi 20 novembre 2019

“Dai Girotondi al Popolo viola altri movimenti del centrosinistra hanno manifestato in passato il loro malessere, ma erano guidati da figure pubbliche, come Nanni Moretti, e promuovevano contenuti più definiti. Oggi ci troviamo di fronte a un fenomeno di massa dal messaggio più generico, è un’autoconvocazione della società civile” spiega l’esperto.

Secondo Panarari “Le manifestazioni di oggi sono giganteschi flashmob, in piena sintonia con lo spirito di un tempo ipersoggettivo, in cui ciascuno proietta le proprie aspettative senza il bisogno di intermediari”.

“Ma anche se le tecnologie facilitano questa autoconvocazione - chiarisce l’esperto - la politica non può prescindere dalla militanza in carne ed ossa: è un grande equivoco di oggi pensare che la politica si risolva in un clic. Quello delle sardine in piazza è lo sbocco naturale di una partecipazione politica che ci sorprende perché non vi eravamo più abituati” conclude Panarari.