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Brexodus: ovvero il difficile rimpatrio dei cervelli

Brexodus: ovvero il difficile rimpatrio dei cervelli
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Di Giorgia OrlandiDebora Gandini
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"Brexodus": ovvero il “rimpatrio dei cervelli”. Il reportage della nostra inviata in Italia Giorgia Orlandi su professori e ricercatori tornati o pronti a tornare nel Bel Paese. Tra speranze e difficoltà

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L’hanno definito il “rimpatrio dei cervelli”. Al momento non ci sono cifre precise, ma pare che, con la Brexit, ci sia chi ha deciso di tornare in Italia e lasciare il Regno Unito.

Per molto tempo Londra è stata la "Mecca" di ricercatori e professori stranieri. Circa 5700 gli accademici italiani che lavorano nel Paese, la seconda più grande comunità scientifica straniera. Da giugno del 2016 la situazione pare essere cambiata, Secondo un recente studio - subito dopo il referendum, l'82% di questi dipendenti voleva lasciare il Regno Unito. Uno su tre ha scelto di tornare in Italia.

A Milano abbiamo incontrato la Professoressa Eleanor Spaventa. Dopo 20 anni nel Regno Unito, ora insegna Diritto europeo presso l'Università Bocconi. Lei è convinta che la Brexit avrà effetti collaterali sugli atenei britannici: "Ci sarà spazio solo per un gruppo ristretto di candidati se si impongono controlli sull'immigrazione agli accademici. Questo influirà anche sulla qualità del campo di ricerca... e dei colleghi stessi."

ITALIANI ED EUROPEI PRONTI A LASCIARE IL REGNO UNITO

Il cosiddetto "Brexodus" è più complesso di quello che sembra come ci spiega Costanza de Toma. Attivista nella campagna per proteggere i diritti dei cittadini dell'UE, è appena tornata a Torino da Londra. Ora vuole offrire consigli ad altri cittadini italiani che attraversano quella che definisce un'esperienza "dolorosa". "È stato scioccante, è stato come se ... mi sentissi in qualche modo tradita", ci fa notare la De Toma. "Era come se avessi trovato mio marito con un’altra donna, era come se fosse morto qualcuno in famiglia. Il paese che ti ha adottato, quello in cui hai deciso di vivere ti ha tradito, è qualcosa di molto doloroso.”

Il modo in cui le Università britanniche saranno finanziate potrebbe avere una reazione a catena, come sottolinea anche la Prof.essa Donatella Sciuto, Vice- Rettore presso il Politecnico di Milano: "Non è chiaro se il Regno Unito sarà in grado di sostituire i finanziamenti persi dall'Unione europea, questo renderà più difficile continuare, proseguire la propria carriera nel mondo scientifico e nella ricerca."

RIMPATRIARE: UNA SFIDA DIFFICILE

Ora la domanda è una: l'Italia è pronta o meno ad accogliere i suoi ricercatori? Una sfida difficile soprattutto per le Università statali. Quando il professor Giorgio Bellettini (Docente presso il Dipartimento di Economia all'Università di Bologna), ha lanciato un appello per riportare i nostri ricercatori a lavorare in patria, si è trovato di fronte una triste realtà. “Il numero di persone che hanno mostrato interesse a tornare e che vive nel Regno Unito, è aumentato di molto rispetto al passato…. Ma solo 1 su 30 richieste è stata accettata. Questo è abbastanza sconvolgente. Abbiamo dovuto affrontare molte restrizioni burocratiche di diverso tipo che scoraggerebbero chiunque, specie quelli che vengono dall'estero.”

Alla fine l'impressione è che qui in Italia manchi, davvero, la possibilità di tornare a lavorare. E cos``i facendo professionisti altamente qualificati non hanno altra scelta che restare dove sono, all’estero. Una volta partiti, tornare non è sempre semplice.

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