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Libano, secondo giorno di proteste: 2 morti

Libano, secondo giorno di proteste: 2 morti
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"Qualunque sia la soluzione, non abbiamo molto tempo". Il premier libanese Saad Hariri rompe il silenzio dopo la seconda giornata di scontri a Beirut, dove migliaia di persone di tutte le classi sociali e confessioni religiose hanno manifestato contro il governo e l'elite politica del paese, accusata di corruzione e di avere portato il paese al collasso economico.

In diretta tv Hariri ha puntato il dito contro i suo alleati di governo, accusati di avere ostacolato le riforme necessarie al rilancio dell'economia. Accuse seguite da un ultimatum di 72 ore ai ministri dell'esecutivo perché prendano decisioni sul da farsi. "Servono risposte che convincano i libanesi scesi in strada a protestare e la comunità internazionale - ha detto Hariri - bisogna fermare spreco e corruzione".

A scatenare le proteste in varie città sono state le annunciate imposte su generi di grande consumo, come sigarette e benzina, ma anche su prodotti tecnologici come Watsapp. Nella capitale la polizia ha dovuto utilizzare gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti, che scandiscono gli slogan della Primavera araba. Due cittadini siriani sono morti a causa dalle inalazioni di fumo dopo un incendio appiccato a un negozio del centro.

Stando alla Croce Rossa finora sono più di 150 i feriti. Non ci sono cifre ufficiali sugli arresti, ma stando a diversi testimoni sarebbero decine.

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