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L'Arabia Saudita mostra le prove dell'attacco iraniano agli impianti petroliferi

L'Arabia Saudita mostra le prove dell'attacco iraniano agli impianti petroliferi
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RIAD (ARABIA SAUDITA) - L'Arabia Saudita mostra le prove dell'attacco subito.
Sono i rottami di droni e di un missile cruise, presentate come prove del coinvolgimento iraniano nell'attacco agli impianti petroliferi di Aramco, lanciati dall'Iran e non dallo Yemen, come avevano rivendicato i ribelli yemeniti Houthi.

REUTERS/Hamad I Mohammed
Un momento della conferenza stampa di Riad.REUTERS/Hamad I Mohammed
"L'aggressione continua dell'Iran, la sponsorizzazione di gruppi terroristici e l'interferenza nel commercio marittimo rappresentano una minaccia comune per tutti noi.
Invitiamo la comunità internazionale a riconoscere l'attività maligna dell'Iran nella regione".
Col. Turki al-Malki
Portavoce Ministero della Difesa saudita
Il portavoce del Ministero della Difesa saudita.

La reazione dell'Iran

"L'Arabia Saudita ha dimostrato che non sa nulla".
Ê la prima reazione di un'autorità di Teheran: tweet di Hesameddin Ashena, consigliere del Presidente Rohani.

Il tweet del consigliere del Presidente iraniano Rohani.

Pompeo e Trump: venti di guerra

A Riad, nel frattempo, è arrivato il Segretario di Stato americano Mike Pompeo: "Questo è stato un atto di guerra", ha dichiarato, dopo aver incontrato il principe Mohammed bin Salman.

Mandel Ngan/Pool via REUTERS
L'incontro tra Mike Pompeo e Mohammed bin Salman.Mandel Ngan/Pool via REUTERS

Sibilline le parole del Presidente Donald Trump:
"Per rispondere all'Iran ci sono molte opzione, anche l'ultima disponibile", ha detto, riferendosi ad un eventuale guerra.

Aumento delle sanzioni Usa

Donald Trump annuncia via Twitter un aumento "sostanziale" delle sanzioni all'Iran. E anche l'Arabia Saudita, dopo gli Usa, punta il dito contro Teheran per gli attacchi al cuore della sua industria petrolifera, mostrando i resti di droni e missili cruise.

Il Presidente ha reagito quindi con la leva finanziaria, pur senza specificare nel dettaglio l'ulteriore stretta, esitando per ora su una risposta militare che comporta la valutazione di vari fattori, sebbene oggi il suo segretario di Stato Mike Pompeo abbia definito l'aggressione "dell'Iran un atto di guerra": la mancanza di appoggio dagli alleati internazionali prima di un accertamento delle responsabilità iraniane - affidato ora ad esperti dell'Onu su mandato del consiglio di sicurezza -, l'incerto destino del premier israeliano Netanyahu dopo le elezioni e il rischio di una reazione di Teheran, che è tornata ad ammonire Washington. L'Iran ha infatti inviato agli Stati Uniti una nota formale attraverso la diplomazia svizzera - che cura gli interessi americani nel Paese dalla rottura delle relazioni diplomatiche dopo la crisi degli ostaggi del 1979 - per avvertire che qualsiasi eventuale azione ostile troverà "un'immediata risposta". "Una risposta devastante e completa", ha rincarato il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale di Teheran, Ali Shamkhani.

L'Iran ribadisce la propria estraneità

Il Presidente iraniano Hassan Rohani.

La Repubblica islamica ha ribadito inoltre la propria estraneità agli attacchi contro gli impianti petroliferi di Saudi Aramco. Ma proprio oggi Riad ha mostrato in una conferenza stampa quelle che considera le prove "innegabili" del coinvolgimento di Teheran: frammenti di droni e di un missile da crociera inesploso iraniani, lanciati dall'Iran e non dallo Yemen, come avevano rivendicato i ribelli Houthi, sostenuti dalla Repubblica islamica. In tutto una pioggia di 25 tra droni e missili.

Un'accusa che in teoria dovrebbe comportare una reazione ma Trump ci sta andando con i piedi di piombo, rispondendo anche a chi, come il senatore repubblicano Lindsey Graham, gli ha rimproverato che la mancata risposta all'abbattimento di un drone americano nel Golfo "è stato visto chiaramente come un segno di debolezza dal regime iraniano". "No, Lindsey, è stato un segno di forza che semplicemente alcune persone non capiscono!", ha replicato. "Non voglio una guerra con l'Iran, cercherò di evitarla", ha insistito ieri, pur ribadendo che gli Usa sono pronti. Nel frattempo ha nominato come nuovo consigliere per la sicurezza nazionale un altro falco, il negoziatore Usa per gli ostaggi Robert O'Brien, nemico dell'accordo sul nucleare. E ha spedito in Medio Oriente il segretario di Stato Mike Pompeo, che ha incontrato il principe saudita Mohammed bin Salman prima di fare tappa anche negli Emirati Arabi. Il tycoon ha sentito anche il premier britannico Boris Johnson per "una risposta diplomatica unitaria", come ha riferito Downing Street.

Niente incontro Trump-Rohani

In tutto questo tintinnar di sciabole, sembra definitivamente sfumato il possibile incontro fra Trump e Rohani a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu.
Il Presidente iraniano, anzi, ha minacciato di non andarci proprio al Palazzo di Vetro se nelle prossime ore non arriveranno i visti americani per lui e la sua delegazione, comprendente anche il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, sotto sanzioni Usa. In ogni caso la condizione per il faccia a faccia resta la revoca delle sanzioni americane. Intanto i prezzi del petrolio, che si erano impennati sino al 20%, cominciano a calare dopo le rassicurazioni di Aramco che i 5,7 milioni di barili al giorno persi dopo il raid (il 5% della produzione mondiale) saranno pienamente recuperati entro fine mese. Resta però lo smacco per Riad, che ha subito la più cocente umiliazione degli ultimi 70 anni: colpita al cuore della sua economia, ha mostrato di essere vulnerabile nonostante le decine di miliardi di spese militari e i Patriot Usa.

Brutta figura saudita

Un colpo al prestigio dei sauditi e in particolare al principe bin Salman, la cui immagine si è offuscata dopo le ombre per l'omicidio del giornalista Khashoggi, le uccisioni di civili nella guerra in Yemen e l'inutile isolamento del Qatar.

(Claudio Salvalaggio, ANSA)

Nuovo consigliere

Il nuovo Consigliere alla Sicurezza americana è Robert O'Brien.
Prende il posto di John Bolton, silurato da Trump la scorsa settimana.