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Caso Piera Aiello, parola all'accusa: non è questione di identità ma di regolarità dei documenti

Caso Piera Aiello, parola all'accusa: non è questione di identità ma di regolarità dei documenti
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Foto: Cortesia di Tiziana Pugliesi
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Di Piera Aiello, la prima testimone di giustizia anti-mafia eletta parlamentare tra le fila dei Cinque Stelle, si è tornato a parlare nelle ultime settimane perché la Giunta per le elezioni di Montecitorio sarà a chiamata a pronunciarsi su una questione spinosa: dopo anni nel programma di protezione, poteva o meno essere presentarsi alle elezioni con il suo nome di battesimo e la sua vera identità?

Il caso nasce per via del ricorso contro l'elezione dell'Aiello da parte della candidata sconfitta, sua avversaria nel collegio trapanese alle elezioni del 4 marzo 2018: Tiziana Pugliesi (centrodestra). La sua denuncia ha portato all'apertura di un'indagine della procura di Sciacca per falso in atto pubblico.

L'intervista a Piera Aiello ➡️ “Chi ha sporto denuncia sostiene che l’identità datami da mio padre sia morta”

Il caso sembra all'apparenza pirandelliano ("l'incredibile storia della deputata che ha una, nessuna e due identità"), ma la domanda alla quale cercherà di rispondere sia la magistratura, sia la Giunta della Camera, è in realtà molto semplice: i documenti con i quali la signora Aiello si è candidata erano in regola? Non siamo quindi davanti ad una storia di lotta alla criminalità o di diritto alla propria identità: "la legalità, valore di cui i Cinque Stelle hanno fatto giustamente un vessillo, passa dal rispetto delle regole dello Stato; regole ben precise, in ogni ambito. Una di queste dice che non è consentito avere una doppia identità: avremmo altrimenti una duplicazione dei diritti e dei doveri, e questo non va bene. Ho rispetto per Piera Aiello e per quello che ha fatto per noi, ma questo non la esime dal rispetto delle leggi".

A dirlo è Tiziana Pugliesi, penalista di Alcamo ed ex candidata con Forza Italia, che ha accettato di parlare per la prima volta della vicenda che la vede "parte lesa" con Euronews. Di seguito trovate la sua ricostruzione dei fatti.

Premessa: la legge che disciplina la protezione dei testimoni di giustizia

Un decreto legislativo del marzo 1993 disciplina il cambiamento di generalità per la protezione di chi collabora con la giustizia. Si tratta proprio del caso di Piera Aiello. Ogni volta che una persona è ammessa al programma di protezione può utilizzare le precedenti generalità solo con l'autorizzazione della Commissione centrale del Viminale.

Per candidarsi, Piera Aiello ammette di averla "dribblata, altrimenti me lo avrebbero impedito".

Il punto è fondamentale. Ognuno di noi, se maggiorenne, può votare ed essere votato una sola volta. Per questo motivo, quando qualcuno deve ricorrere ad un alias per motivi di sicurezza (è il caso dei testimoni di giustizia), può utilizzare solamente il certificato elettorale di una delle due identità: quella nuova e segreta, si presume, salvo autorizzazione, appunto, della Commissione.

La vicenda Aiello ricostruita dall'accusa, ovvero da Tiziana Pugliesi

A fine gennaio 2018, a poco più di un mese dalla elezioni, Piera Aiello consegna i documenti necessari alla sua candidatura con la lista del Movimento Cinque Stelle. Tiziana Pugliesi fa richiesta di accesso agli atti per capire come si era potuta candidare la rivale, vista la sua particolare situazione. Invece di trovare un'autorizzazione del servizio di protezione, trova un normale certificato elettorale che attesta l'iscrizione di Piera Aiello ad una delle sezioni elettorali di Partanna.

A Partanna, però, la testimone di giustizia non figura nel registro degli elettori. "A quel punto, mi viene il dubbio. Delle due, l'una: o è falso il certificato elettorale, oppure lo sono i registri elettorali del Comune di Partanna", continua Pugliesi.

L'avvocato presenta querela alla procura di Sciacca, competente per Partanna, la quale avvia le indagini. Vengono iscritti nel registro delle notizie di reato sia Piera Aiello sia Rosario Sanfilippo, funzionario che - a due mesi dalla pensione - si trova ora indagato per aver stampato un documento che, secondo l'accusa, non avrebbe potuto fornire.

Il 25 gennaio Sanfilippo lo consegna nelle mani di un avvocato di Marsala, Giuseppe Gandolfo, anche lui pentastellato e coordinatore di una controversa associazione antiracket. Gandolfo, delegato di Piera Aiello, si sarebbe recato all'ufficio anagrafe richiedendo il rilascio del certificato elettorale e mostrando un certificato di residenza storico della stessa Aiello; quest'ultima, però - riferisce Pugliesi - non è da tempo più residente più a Partanna perché vive in una località segreta con un'altra identità. Dal 2004, anno di censimento, la sua posizione risulta SNC: cioè "non certificabile".

Questo certificato di residenza storico non si trova allegato a nessuna istanza, ma Sanfilippo dice di averlo visionato. Quando viene emesso, "una persona ha avuto contemporaneamente due certificati elettorali: quello a nome Piera Aiello e quello con il nome dell'alias. Quindi per 15 giorni è esistita in Italia una persona che poteva potenzialmente votare due volte".

Il 9 febbraio, la Prefettura di Trapani - organo che comunica con la Commissione centrale per i testimoni di giustizia, dato che il cappello è sempre quello del Viminale - comunica al sindaco di Partanna che Piera Aiello non può avere un certificato elettorale perché vive altrove con altre generalità. Anche la commissione elettorale locale, l'unico organo che poteva iscriverla su quel registro, rigetta la sua richiesta. La testimone di giustizia è costretta a restituire il certificato elettorale qualche giorno dopo ma, di fatto, il suo nome finisce lo stesso sulla scheda. Coma mai? Perché la Corte d'Appello di Palermo, vistasi arrivare i documenti con un certificato elettorale standard, all'apparenza, ha inizialmente validato la pratica. Forse a questo si riferisce Piera Aiello in un post del 10 gennaio scorso, quando scrive che la sua candidatura è stata "vagliata e dichiarata valida da un tribunale".

Il ricorso: cosa succede adesso?

La Giunta per le elezioni della Camera e del Senato esiste proprio per controlli più approfonditi rispetto a quelli formali svolti dalla Corte d'Appello a ridosso delle elezioni. Tiziana Pugliesi ha presentato ricorso entro i 20 giorni dalla proclamazione del risultato elettorale e così l'istruttoria è arrivata alla Giunta. Ci è voluto un anno per analizzare il dossier (lo stesso vale anche per il seggio perso da Salvini in Calabria), ma ora l'organo, presieduto da Giachetti (PD), dovrà confermare o meno la validità della candidatura, e quindi l'eleggibilità, di Piera Aiello. Se dovesse perdere il seggio, le subentrerebbe proprio Tiziana Pugliesi, arrivata seconda.

Quanto al caso giudiziario: a Sciacca il procuratore ha chiesto l'archiviazione perché non ha ritenuto che l'Aiello abbia avuto volontà di dolo; i legali della parte denunciante si sono opposti all'archiviazione e così il gip ha disposto il rinvio della decisione a ottobre. I due procedimenti viaggiano su binari paralleli: Aiello potrà perdere il seggio a Montecitorio anche se il caso venisse archiviato.

"La doppia identità è una prerogativa che hanno solo collaboratori e testimoni di giustizia: la disciplina è rigida proprio per questo", conclude Pugliesi. "Non ho mai detto che Piera Aiello ha perso il diritto alla sua identità datale dal padre. Ho rispetto per lei e per tutto quello che ha fatto per noi, ma ciò non la esime dal rispetto delle leggi".

Oggi Piera Aiello è impegnata nel presentare una legge di riforma delle misure di protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia che sia più attenta alle necessità dei loro familiari.

l portale locale Tp24 è stato il primo a trattare della vicenda: Giacomo Di Girolamo, il suo direttore, ha messo a disposizione online tutti gli atti di cui parla Pugliesi. Il Comune di Partanna non ha risposto alle richieste di Euronews e non è stato possibile raggiungere telefonicamente l'avv. Gandolfo.