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Mati: un anno dopo cenere e rischio amianto

Mati: un anno dopo cenere e rischio amianto
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Un anno dopo il 23 luglio, quando un devastante incendio in Attica spazzò via la cittadina di Mati facendo oltre 100 morti, nella regione lo scenario è ancora da the day after. Devastazione e morte, il microclima, con ettari di terra bruciata, totalmente trasformato: temperatura in aumento, venti più forti, fauna ridotta al minimo.

Maria Pila, residente, agronoma, spiega che: "Non è rimasto nulla dell'ambiente naturale, sono restati pochissimi alberi, alcuni degli alberi fecondi e i cespugli stanno di nuovo crescendo, ma i grandi alberi che erano la principale caratteristica della regione, non esistono più''.

A Mati alto il rischio amianto

E poi c'è l'amianto, con i rischi enormi per la salute che porta, emerso tra le rovine di alcune case. Gli abitanti di Mati stanno ancora combattendo per chiudere questa ferita aperta.

Petros Fragkos, residente, spiega che c'erano molte case con amianto nell'area, case con permessi legali, anche dati dall'autorità forestale. "Hanno iniziato a raccoglierlo aziende private, si è interrotto senza motivo - aggiunge - quindi è stato firmato un nuovo contratto per la bonifica, ma ora non vediamo nessuno a lavoro per raccogliere e smaltire l'amianto''.

A Mati, zero turisti

I pochi residenti si sforzano di abituarsi al nuovo scenario, alla nuova vita, ma non è facile.

Maria Mila spiega che: ''Tutta la regione è ferita. Anche le nostre anime sono ferite. Stiamo cercando di guarire. Altri di più, altri di meno. Molto di più le persone che hanno perso membri della loro famiglia. Per loro non ci sono parole.''

Ovviamente nella zona non c'è nemmeno l'ombra di un turista, in un deserto che ancora sa di morte, devastazione e cenere. Ci vorrà del tempo prima che l'economia locale si riprenda e i ricordi del mortifero incendio lascino spazio a nuove speranze.