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Mittelfest: "Costruire ponti non muri"

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Mittelfest: "Costruire ponti non muri"
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Mittelfest è tornata a riempire le vie di Cividale, con le immancabili polemiche e con artisti dalle origini e dalle esperienze diverse ma focalizzate quest'anno intorno a un tema, quello della leadership: e forse è proprio questo a far sospettare un'intenzione politica che in realtà non c'è, e anche l'opinione se c'è si intravvede appena.

Il direttore del festival, il bosniaco Haris Pasovic, al secondo anno qui, ha accennato all'esigenza di costruire ponti e non muri, e sappiamo che ultimamente in Friuli si parlava di un muro con la Slovenia. Il riferimento era più alla cultura che alla politica, ma qualche timore Pasovic ce l'ha: “Il Mittelfest – ci ha spiegato – è nato subito dopo la caduta del muro di Berlino. E quindi fu un momento altamente simbolico quando il Mittelfest iniziò ad esistere, in un mondo senza muri, per facilitare più incontri, più ponti, più legami, più scambi di idee nel mondo dell'arte e della cultura. Oggi, torna ad essere una sfida”.

Con il governatore regionale Fedriga, che ha annullato la sua partecipazione alla cerimonia d'inaugurazione, forse è più un malinteso che altro. Anche perché in programma c'era pure l'Antigone, ma non c'entra niente con i migranti, anche se qualcuno il paragone con Carola Rackete lo aveva riproposto.

Dalla slovacca Pressburger Klezmer Band al teatro di Maddalena e Giovanni Crippa, “L'infinito tra parentesi” in prima assoluta, e allo stupefacente e a tratti scioccante "Giulio Cesare. Pezzi staccati" di Romeo Castellucci (che inizia con una microcamera infilata nella bocca dell'attore fino a mostrarne le corde vocali e prosegue con un discorso, l'orazione funebre di Marcantonio per Cesare, che ci aspetteremmo stentoreo ed è invece pronunciato da un attore che, per un incidente della vita, di corde vocali non ne ha) tutto sorprende.

Anche Cesare, anche la luna.