L'edizione 2026 del Trieste Film Festival si è chiusa sabato al teatro Politeama Rossetti. Tra centinaia di film dall'Europa centrale e orientale. "Fantasy", della regista slovena Kukla, ha vinto il premio Trieste. Presentato in Italia La scomparsa di Mengele, film del regista russo Serebrennikov
Si è conclusa con un successo per Fantasy, la 37esima edizione del Trieste Film Festival. Il film della regista slovena Kukla è stato premiato al Politeama Rossetti di Trieste come miglior lungometraggio, e con il premio Cineuropa.
Una pellicola che, attraverso il racconto del viaggio di tre ragazze ventenni, “ intreccia realtà e fantasia con leggerezza e vivacità, che racconta una storia che trasporta il pubblico. Con accuratezza, rispetto ed empatia, esplora le sfide di essere una giovane donna in un ambiente profondamente tradizionale.” secondo la giuria.
Il Trieste Film Festival e il dialogo tra passato e presente nel cinema
Un’attenzione particolare in quest’edizione, è stata posta proprio a storie raccontate da un punto di vista femminile. “Molte delle protagoniste dei film di quest'anno sono giovani donne, raccontate in maniera spesso inconsueta, lontano dai tipici stereotipi femminili e da tanti cliché”, ha dichiarato in un’intervista a Euronews la direttrice del festival Nicoletta Romeo. L’obiettivo è “raccontare le ambizioni delle giovani donne, la loro visione del mondo, i loro problemi, le loro contraddizioni. È importante raccontare l'universo femminile attraverso film che non siano stereotipi”, ha aggiunto Romeo.
Sono più di 150 gli ospiti ad aver partecipato, da 36 Paesi, “voci e volti provenienti dall'Europa e dal mondo, protagonisti in oltre 120 film, oltre cento studenti ospitati a Trieste per Academy e Journalism Lab, senza dimenticare gli oltre 700 professionisti dell'industria cinematografica intervenuti a When East Meets West”, hanno sottolineato Romeo, e Monica Goti, la presidente dell’associazione organizzatrice Alpe Adria Cinema, al termine dell’evento.
Anche quest’anno il festival si riafferma tra i principali eventi cinematografici dedicati all’Europa centro-orientale, dando spazio, in particolare, ai giovani artisti, per offrire “una finestra sul presente”, ha sottolineato la direttrice. “C'è un incontro tra i grandi maestri del passato della tradizione del cinema dell'Europa centro-orientale e i nuovi giovani, le nuove voci di questo cinema che sicuramente portano temi diversi e modalità diversi nei loro film”.
Un’impostazione che trova conferma nei film premiati, capaci di raccontare il presente attraverso storie intime e radicate nel contesto sociale e politico dei Paesi di provenienza.
È il caso di Welded Together, della regista bielorussa Anastasija Mirošničenko, che si è aggiudicato il premio per il Miglior documentario. Ambientato in Bielorussia, il film racconta la storia di Katya, una saldatrice di 21 anni, e del rapporto difficile con la sua famiglia. La giuria lo ha definito “una vera e propria lectio cinematografica, capace di raccontare una storia più strana della finzione, abitata da personaggi di straordinaria forza e presenza. Attraverso un approccio documentaristico osservazionale, e realizzato in maniera indipendente senza fondi statali, questo film si impone come un’opera unica, coinvolgente e profondamente toccante. Con questo film, Anastasiya Miroshnichenko si afferma come una nuova voce da seguire con attenzione in futuro”.
La scompara di Josef Mengele di Serebrennikov presentato in anteprima nazionale al Trieste Film Festival
Il dialogo tra generazioni ha caratterizzato l’intero programma del festival, valorizzando le nuove voci senza rinunciare al confronto con gli autori che continuano a interrogare la memoria storica e le ombre del Novecento europeo. In questa stessa tensione tra passato e presente si inserisce la presentazione, fuori concorso, di La scomparsa di Josef Mengele, il nuovo film del regista russo Kirill Serebrennikov, presentato alla cerimonia di apertura dei concorsi martedì 20 gennaio, dopo l’anteprima mondiale al Festival di Cannes 2025.
Tratta dal libro di Olivier Géze, la pellicola si concentra sulla fuga del criminale di guerra nazista Josef Mengele, noto per i suoi crudeli esperimenti medici sui prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, all’indomani della Seconda guerra mondiale. In un’intervista a Euronews, Serebrennikov ha raccontato della sua scelta di rendere il rapporto tra padre e figlio l’elemento principale del film, una chiave di lettura originale che propone una forma di giudizio per il criminale, nonostante sia riuscito a sfuggire alla cattura per tutta la vita.
“L'intenzione che ci ha spinto a farlo, è la storia, la guerra e tutte le domande sul crimine e sulla punizione. Perché Mengele, è una persona che, come criminale nazista, criminale di guerra, è riuscito a evitare la punizione. Ed è fuggito lontano, in Sud America. Ma l'idea del film è che, nonostante ciò che ha fatto, nonostante sia riuscito a fuggire, un'altra idea di punizione, una punizione metafisica, lo troverà. Tutte le ombre del suo passato torneranno a perseguitarlo. E sicuramente la punizione sarà ancora più forte”, ha spiegato il regista.
Sottolineando che non è compito dell’autore individuare analogie storiche tra il personaggio rappresentato e il mondo moderno, Serebrennikov ha tuttavia dichiarato che se nella pellicola “il pubblico dovesse cogliere alcune somiglianze o alcuni collegamenti con la nostra vita, direi che sono d'accordo, perché l'idea che una 'mano forte' o una grande forza possano risolvere le questioni complicate o risolvere i problemi relativi al territorio o ad altre questioni politiche sta succedendo intorno a noi oggi. Ed è assolutamente un disastro. È come se ci spingessero verso il passato, verso le origini e le radici della Seconda guerra mondiale”.
I film premiati al Trieste Film Festival 2026
Di seguito i vincitori della 37esima edizione del Trieste Film Festival.
- Premio Trieste: vinto da Fantasy, di Kukla
- Menzione speciale per la miglior regia: a Vytautas Katkus, per The Visitors
- Premio Alpe Adria Cinema al miglior documentario in concorso: Welded Together, di Anastasija Mirošničenko
- La giuria per il miglior documentario ha inoltre assegnato una menzione speciale a Active vocabulary, di Yulia Lokshina
- Premio Tsff Corti offerto dalla Fondazione Osiride Brovedani a The Spectacle di Bálint Kenyeres
- Menzione speciale della giuria Corti a The Road Home di Marian Fărcuț Premi del Pubblico
- Miglior Lungometraggio: Brat/Brother, Maciej Sobieszczański
- Miglior Documentario: Militantropos, Yelizaveta Smith, Alina Gorlova, Simon Mozgovyi
- Miglior Cortometraggio:Found&Lost, Reza Rasouli
Qui trovate tutti gli altri premi assegnati nel corso di quest'edizione del festival.