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Morti a catena: cos'è l'arenavirus che ha allarmato la Bolivia

REUTERS/David Mercado
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I medici boliviani stanno lottando per contenere e identificare la fonte di un focolaio di arenavirus che ha ucciso tre persone, tra cui due medici. Un quarto paziente, anch'egli medico, si trova attualmente in terapia intensiva.

Il Ministro della Salute boliviano, Gabriela Montaño, ha annunciato il 4 luglio scorso che i primi test di laboratorio hanno dimostrato che le morti sono state causate da un arenavirus.

"Siamo in grado di comunicare alla popolazione che i risultati di laboratorio indicano che si tratta di un arenavirus del Nuovo Mondo. Identificare con precisione nel tipo di questo virus richiede dagli 8 ai 10 giorni secondo il Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, USA", le parole della Montaño.

Un virus trasmesso dai roditori

L'arenavirus fa parte di una famiglia di microrganismi patogeni che prende il nome dalle particelle granulari che lo compongono, trasmesse da roditori selvatici della giungla (secondo uno studio pubblicato dal Journal of Virology). Viene classificato in due sierogruppi: Vecchio o Nuovo Mondo, a seconda dell'area geografica in cui si incontra.

Sono almeno otto gli arenavirus che causano malattie nell'uomo: le più gravi includono febbri emorragiche acute e meningite. La prima vittima dell'epidemia in Bolivia è stato un contadino. Poco dopo è morto anche un medico che lo ha curato nell'ambulanza che lo ha trasportato all'ospedale di La Paz.

Mercoledì scorso le autorità boliviane hanno confermato il decesso di una terza persona, sempre per arenavirus: un medico che ha trascorso settimane in terapia intensiva in un ospedale di La Paz. Un suo collega si trova al momento degente nello stesso reparto.

Indignazione nel settore medico

Mentre l'associazione medica boliviana ha dichiarato questo venerdì uno sciopero nazionale di 24 ore per richiedere migliori condizioni di lavoro dopo la morte dei colleghi, le autorità hanno stabilito che non è necessario dichiarare allarmi epidemiologici allo stato delle cose perché i criteri dei protocolli internazionali non sono soddisfatti.

"Non c'è nessun rischio in questo momento per la popolazione generale, né in Bolivia né nei paesi vicini", ha riferito il rappresentante della Pan American Health Organization (PAHO) in Bolivia, Alfonso Tenorio.

Tenorio ha spiegato che "l'epidemia è contenuta", poiché nel Paese non ci sono stati nuovi casi sospetti o probabili nelle ultime settimane. Il monitoraggio continua ed è stato esteso a persone che hanno avuto contatti con i casi confermati. Ha inoltre ribadito che non vi è alcun rischio di epidemia e che il focolaio dovrà essere tenuto sotto osservazione per altri 25 giorni prima di definirlo "chiuso".

Si cerca di capire che tipo di arenavirus ha colpito

Jheymis Molina, a capo del dipartimento di epidemiologia del Ministero della salute boliviano, dice che i risultati del laboratorio di Atlanta (Stati Uniti) sono attesi tra oggi e la settimana successiva così da poter confermare il tipo di arenavirus che, al momento, non è ancora stato definito con esattezza.

"Stiamo monitorando, l'istituzione di riferimento regionale ha protocolli e scadenze", le parole di Molina. Ha aggiunto che i risultati aiuteranno a definire se si tratta di un nuovo tipo di arenavirus o di un tipo già esistente nel Paese o nella regione. "La cosa più importante è conoscere la tipologia di arenavirus così da poter effettuare le necessarie indagini".

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