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Road Trip Europe: Milano, crocevia dell'immigrazione

Road Trip Europe: Milano, crocevia dell'immigrazione
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Di Elena Cavallone
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Abbiamo raccolto le testimonianze dei migranti alle prese con le restrizioni imposte dal decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini

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Il nostro viaggio on the road continua a Milano, una città che negli anni ha accolto diversi flussi migratori, sia interni che provenienti da altri paesi. L'immigrazione è un tema al centro di un dibattito accesso in tutta Europa. Abbiamo raccolto alcune opinioni sul nuovo decreto sicurezza, le cui norme rappresentano una stretta sull'immigrazione, rendendo più difficile per i richiedenti asilo di ricevere protezione internazionale.

La prima testimonianza è quella di Merci Obohi, ragazza nigeriana che lavora in un fast food. Tre anni fa ha lasciato la Nigeria ed è arrivata in Italia passando dalla Libia, un'esperienza traumatica che fa fatica a raccontare. La sua richiesta di asilo però è stata rifiutata e ora rischia di diventare clandestina.

"Mi sento rifiutata - confessa - e mi sento molto male perché in realtà non me lo aspettavo. Sono venuta qui e ho fatto tante cose. Ho cercato di dimenticare il mio passato e andare avanti. Ho cercato di mettere da parte il passato ma sto affrontando molte sfide che dipendono dal fatto di non avere i documenti”.

Merci Obohi

Merci ha partecipato a Labour INT, un programma europeo che coinvolge il comune di Milano e i sindacati per aiutare rifugiati e richiedenti asilo a trovare lavoro. Maurizio Bove, uno degli operatori, assicura che il progetto sta dando buoni frutti.

"Risultati - ci spiega Bove - sicuramente compromessi dall'ultimo decreto Salvini, perché con l’abolizione del visto di soggiorno per ragioni umanitarie tutte le persone che vedranno rigettata la loro domanda d'asilo, nonostante abbiano contratti di lavoro di tre anni, rischiano di perder il permesso di soggiorno e quindi il contratto di lavoro".

Sono 600mila gli immigrati irregolari in Italia e le ONG avvertono che il numero potrebbe aumentare a causa delle nuove norme.

Oggi l'accoglienza in Italia è spesso lasciata al volontariato e a fondazioni come la Casa della Carità, che dal 2004 accoglie e aiuta italiani e stranieri a inserirsi nella società. La struttura offre assistenza medica, una doccia e un tetto per dormire, chi viene in qui sa che non verrà lasciato solo, qualsiasi sia la sua origine.

Don Virginio Colmegna, presidente della fondazione, ritiene che in Italia e in Europa il dibattito sull'immigrazione sia stato strumentalizzato. "L'aria che tira - ci racconta - è evidentemente un'aria di chiusura e di muri invece che di ponti e di dialogo, però dopo ce l'avremo di fronte il problema. Il paradosso sarà che a forza di dire non li vogliamo, poi diventano di più. Bisogna governarlo questo fenomeno".

Don Virginio Colmegna

Tutte le puntate del nostro road trip in Europa

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