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Sardegna, i pastori buttano via il latte per protesta contro il prezzo

Sardegna, i pastori buttano via il latte per protesta contro il prezzo
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Screenshot del video cortesia dell'Unione Sarda
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In Sardegna si intensifica la protesta dei pastori per il crollo prezzo del latte ovino e caprino. In diverse azioni dimostrative, molti produttori si sono ripresi mentre versano per terra il latte all'arrivo dei camion per la distribuzione e hanno condiviso i video su Facebook. In alcuni casi sono state fermate della autocisterne e obbligate a liberarsi del carico che è stato buttato in strada.

Due autobotti sono state bloccate sulla Statale 131, che collega Cagliari a Sassari, e migliaia di litri di latte sono stati versati sulla carreggiata. Il blocco è stato messo in atto all'altezza di Abbasanta (Oristano), al km 123, prima in direzione sud e poi ripetuto dall'altra parte del guardrail in direzione nord. La protesta degli allevatori si è ripetuta anche a Orune, nel Nuorese. Una quarantina di pastori ha rovesciato il latte all'uscita dal paese, sulla provinciale che porta a Bitti.

Si tratta di una manifestazione pacifica anche se gli animi degli allevatori sono esasperati.

L’azione, scrive un quotidiano locale, è accompagnata dall’hashtag “ #Uniticonnando ” che riprende il nome del primo pastore che si è ribellato agli industriali del latte, preferendo gettare il frutto del lavoro piuttosto che venderlo a un prezzo non adeguato.

Le cause della protesta

I produttori di latte protestano perché il prodotto viene pagato 60 centesimi al litro invece degli 85 centesimi della scorsa stagione. A Cagliari, al cosiddetto ‘Tavolo latte’ convocato dall’assessorato regionale all’Agricoltura, gli allevatori ne hanno chiesti almeno 0,77, il minimo per coprire i costi di produzione. Nel frattempo, il confronto tra organizzazioni e industriali è fermo al palo: senza un'intesa sul prezzo il mondo delle campagne è pronto a scendere nuovamente in piazza. Coldiretti Sardegna appoggia la protesta dei pastori, parlando di situazione "esplosiva".

"Il prezzo del latte rimane ancorato al Pecorino romano nonostante diversi caseifici non ne producano o ne producano poche quantità", scrive in un comunicato Coldiretti. "L’iperproduzione del 2018, si basa su una scelta della trasformazione di lavorare Pecorino romano, non rispettando le quote produttive assegnate, e non si può scaricare completamente sul prezzo del latte alla stalla. Di questo non sono responsabili i pastori che non hanno prodotto un litro di latte in più, ma la trasformazione che ha deciso di produrre più Pecorino romano rispetto ad altri formaggi dell’anno precedente".

Coldiretti chiede di poter alzare il prezzo per almeno tre mesi e fa appello al mondo industriale per differenziare i pagamenti e non avere un unico cartello su aziende che lavorano altri prodotti diversi dal Pecorino romano. "Inoltre chiediamo loro, per un anno, che gli utili che variano tra il 4 ed il 6 per cento possano essere redistribuiti tra i conferitori che oggi sono alla fame”.

Il Ministro Centinaio settimana prossima in Sardegna

"Come Governo stiamo ripensando a tutta la questione dei Consorzi per quanto riguarda il latte di pecora", annuncia il Ministro delle politiche agricole alimentari, Gian Marco Centinaio, che settimana prossima è atteso in Sardegna per "parlare con gli agricoltori".