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Il cartellino giallo che ha messo fuori gioco la pesca illegale in Thailandia

Il cartellino giallo che ha messo fuori gioco la pesca illegale in Thailandia
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La pesca illegale è una piaga per l'ambiente e per la conservazione della fauna marittima. L'Europa importa molto pesce da paesi come la Thailandia, che fino a poco tempo fa era nella lista dei paesi dalle pratiche dubbie. Ora ha migliorato i suoi metodi e l'Unione europea ha gennaio ha ritirato il "cartellino giallo".

La pattuglia intercetta un peschereccio per un controllo. Per anni nel Golfo della Thailandia la sovrapesca è stata una piaga diffusa. I limiti venivano ignorati e le imbarcazioni entravano in zone riservate, decimando intere specie.

"Sono trent'anni che pattuglio il mare. In passato non avevamo molto controllo sulle attività di pesca - lamenta Jaroonsak Petchsri, che sovrintende alle operazioni -. Stavano impoverendo il mare, raccoglievano pesci grandi e piccoli, pescavano anche nelle stagioni della deposizione delle uova".

Il pesce era poi esportato, spesso anche in Europa. È cresciuta la pressione internazionale perché fossero imposti controlli più rigidi e, dopo il "cartellino giallo" dell'Unione europea nel 2015, la Thailandia è corsa ai ripari.

Il capitano Prasitchai Woraratyanont di fronte alle telecamere afferma con convinzione: "Non ho problemi con le ispezioni. Sono d'accordo, la pesca illegale deve finire. Ora abbiamo un localizzatore satellitare, ci sono ispezioni nei porti, registriamo tutto quel che facciamo, quindi sarebbe davvero difficile fare della pesca illegale ora".

Mahachai, 40 chilometri a sudovest di Bangkok, è uno dei maggiori villaggi di pescatori della Thailandia. Le imbarcazioni attraccano qui per scaricare il pescato. Il pesce è l'alimento base della cucina thailandese, e la pesca dà lavoro a molti nelle comunità costiere.

Tutti i grossi pescherecci riferiscono alle autorità prima e dopo ogni battuta di pesca. Un nuovo sistema informatico fornisce informazioni dettagliate su ogni nave e sulle sue trasferte in mare. Se qualcosa appare sospetto, il computer consiglierà un'ispezione approfondita. Nel corso dell'ispezione si procede anche a informare i pescatori sulle norme da seguire e a verificare che il localizzatore satellitare non sia stato manomesso. Questi dispositivi sono da poco diventati obbligatori per i pescherecci.

Un sistema grazie al quale il centro di monitoraggio del Dipartimento della pesca di Bangkok segue a distanza 6 mila imbarcazioni 24 ore su 24. Il centro è nuovissimo, è entrato in attività nel 2018.

"Riceviamo dati sulla velocità e la direzione di ogni imbarcazione in tempo reale - spiega Bundit Kullavanijaya, direttore del centro. - Se un peschereccio rallenta per pescare in un'area vietata, lanciamo la procedura per intercettarlo".

Anche i controlli doganali si sono intensificati. I container di pesce congelato vengono ora passati ai raggi X e chiusi con nuove serrature elettroniche. Prima il pescato illegale proveniente da altri paesi poteva raggiungere l'Unione europea passando dalla Thailandia.

Ma nel 2015 Bruxelles ha minacciato di bloccare le importazioni. Ora la Thailandia, sollecitata dall'Europa, sta cambiando le cose. Ma è solo uno dei tanti paesi alle prese con pratiche dannose. Si calcola che un quinto della pesca mondiale sia illegale, non dichiarata o non regolamentata, per un totale di 10 miliardi di euro all'anno.

In passato approdavano spesso in Thailandia navi frigorifere cariche di prodotti ittici illegali, che potevano poi essere trasformati e venduti da produttori thailandesi nella pratica nota come "riciclaggio del pesce". Ora Bangkok ha aderito a un accordo internazionale degli stati portuali per la lotta alla pesca illegale, il che significa che le navi battenti bandiera straniera non possono più accedere ai porti thailandesi a meno che il loro carico non sia adeguatamente certificato.

Secondo l'ispettrice Jamaree Rakbangleam "Il sistema è molto accurato: per ogni lattina di tonno siamo in grado di risalire alla nave che l'ha catturato!".

Sforzi che hanno spinto l'Unione europea a ritirare il suo "cartellino giallo" a gennaio. Adisorn Promthep. direttore generale del Dipartimento thailandese della pesca, sostiene che le pressioni dell'Europa li hanno aiutati, convincendo i produttori ad accettare controlli più severi: "Penso che l'Unione europea stia usando il suo potere di maggiore importatore di prodotti ittici del mondo per cercare di risolvere il problema. Ecco perché non ci lamentiamo affatto del cartellino giallo. Per noi il cartellino giallo è stato un campanello d'allarme: ok, conoscete il problema, ora fate qualcosa".