ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

La scommessa di Trump sul Venezuela

La scommessa di Trump sul Venezuela
Dimensioni di testo Aa Aa

Parlare a nuora perché suocera intenda. È un po' quello che ha fatto il presidente americano Donald Trump quando ha citato il Venezuela nel suo discorso sullo Stato dell'Unione, collegando il riconoscimento di Juan Guaidò come presidente ad Interim, le critiche a Maduro e il fatto che "mai gli Stati Uniti saranno un paese socialista". Diversi i destinatari di queste dichiarazioni. In America soprattutto Bernie Saunders e Alexandria Ocasio-Cortez. Il primo eterno candidato alternativo alla presidenza, la seconda stella montante dei democratici, accusata dalla destra di idee troppo socialisteggianti, ma soprattutto indiziata di poter correre per la presidenza, se dovesse vincere le primarie democratiche, nel 2020.

Ma è anche fra i repubblicani che Trump ha molti nemici. Uno fra questi è Marco Rubio, senatore della Florida, popolarissimo fra gli esuli cubani e nella diaspora venezuelana. Diaspora che sta prendendo sempre maggiore importanza nel dibattito politico interno agli stati Uniti. Rubio sta acquisendo un'immensa popolarità rispetto alla linea finora attendista di Trump.

Tutto questo mentre Nicolas Maduro mostra i muscoli e dichiara che il paese è pronto e preparato a difendersi, chiede al Papa di mediare e blocca gli aiuti umanitari che arrivano nel paese. Aiuti considerati, a suo dire, una scusa per giustificare un intervento armato. Il chavismo però continua a perdere pezzi. Ambasciatori e anche generali dell'esercito sono intervenuti per dichiarare, a favore di telecamera, il loro sostegno al nuovo corso e al presidente del parlamento Juan Guaidò che dovrebbe traghettare il paese verso nuove elezioni presidenziali.