Pozzallo: 264 migranti sbarcati a Pozzallo. Salvini attacca Malta

Pozzallo: 264 migranti sbarcati a Pozzallo. Salvini attacca Malta
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POZZALLO (RAGUSA) - Sono sbarcati.
Tutti i 264 migranti, arrivati sabato sera a Pozzallo (Ragusa), hanno lasciato il loro barcone e sono stati accolti sul suolo italiano.

A far accelerare le procedure hanno contribuito anche motivi di sicurezza per le cattive condizioni dell'imbarcazione sulla quale si trovavano e che è state trainata da un peschereccio fino al porto siciliano.

Tra i migranti, partiti da Misurata (Libia) il 22 novembre, 184 uomini, 43 donne e 37 minorenni (compresa una bimba di 15 giorni).
Sono stati tutti rifocillati e visitati dal personale medico e saranno ora spostati in diversi centri di accoglienza in Italia.

Tra di loro anche 233 eritrei, che "per 1-2 anni" sono stati tenuti "nelle prigioni dei trafficanti" sono "sopravvissuti a torture, abusi, malnutrizione" con un "riscatto pagato più volte".

Lo scrive UNCHR Italia (l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) sul proprio profilo Twitter.

Ecco il tweet di UNCHR Italia, con i dati che sono stati poi rettificati.

Sono stati, ricostruisce l'agenzia Onu, su "barchino traballante" in "mare per 3 giorni, senza cibo e acqua".
"Loro sono miracolosamente vivi a Pozzallo", sottolinea UNCHR Italia. "Altri, invece, sono scomparsi in queste stesse ore. Il soccorso in mare è fondamentale, assieme a un meccanismo sicuro e prevedibile di approdo".

Salvini contro Malta

"Ci risiamo", scrive il Ministro degli Interni Matteo Salvini sui social. "Un pattugliatore maltese ha invertito la rotta, abbandonando un gommone con 150/200 immigrati in mezzo al Mediterraneo e in direzione dell’Italia. La Valletta aveva preso il coordinamento delle operazioni di soccorso, ma come al solito sta cercando di rifilare gli immigrati al nostro Paese".

"Malta si conferma vergognosa", continua Salvini. "Chissà se a Bruxelles sprecheranno inchiostro per mandare letterine di richiamo anche alla Valletta".

"Il mare più pericoloso del mondo"

Da un paio di giorni nel Mediterraneo centrale sono tornate le mavi delle ONG: la "Open Arms", la "Sea Watch3" e la "Mare Ionio" del progetto Mediterranea hanno unito le loro forze e le strategie delle rispettive ONG e associazioni per controllare quel tratto di mare che, ripetono da mesi UNCHR e OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni", è ormai "il più pericoloso e mortale del mondo".