Un contesto geopolitico instabile ha spinto l'Unione europea e il Regno Unito ad approfondire la loro collaborazione in settori quali la difesa e il commercio dopo un decennio difficile
Con l’avvicinarsi del 10° anniversario del referendum che ha portato il Regno Unito fuori dall’Unione europea, e dopo anni di retorica spesso acrimoniosa, il riavvicinamento tra Londra e Bruxelles sembra ormai ben avviato.
I colloqui per una maggiore integrazione commerciale, doganale e di difesa stanno accelerando, con segnali positivi da entrambe le sponde della Manica. Alcuni osservatori collegano il nuovo slancio a una nostalgia diffusa del 2016 sui social media, ma più probabilmente si tratta di una risposta alle pressioni sul partito laburista al governo, in difficoltà nei sondaggi di fronte alla destra populista di Reform UK, guidata da Nigel Farage, e al contesto geopolitico globale sempre più complesso.
Lo slancio è iniziato nel 2024, quando il primo ministro Keir Starmer ha cercato di “resettare” i legami economici e commerciali con l’Ue, manifestando l’intenzione di riallinearsi al mercato unico per rilanciare l’economia britannica e rafforzare la difesa contro la volatilità globale.
I colloqui sulla riduzione dei controlli e delle barriere commerciali si intensificheranno dopo l’incontro a Downing Street tra il cancelliere britannico Rachel Reeves e i capi del commercio e dell’economia dell’Ue, Maroš Šefčovič e Valdis Dombrovskis.
Quest’ultimo ha dichiarato che l’Ue è “pronta a impegnarsi” in negoziati per una possibile reintegrazione del Regno Unito in un’unione doganale, una strada inizialmente esclusa da Starmer, ma ora sotto crescente pressione interna.
Bruxelles resta chiara: il Regno Unito non può ottenere accesso privilegiato al mercato unico senza accettare le quattro libertà dell’Ue: circolazione di beni, servizi, capitali e persone. La libera circolazione delle persone resta politicamente delicata per Starmer, dato il rischio di alimentare la piattaforma anti-immigrazione di Reform UK.
L’Ue sta negoziando anche una cosiddetta “clausola Farage” da inserire in eventuali accordi futuri, per tutelarsi nel caso in cui il partito populista salisse al potere e ritirasse il Regno Unito dagli accordi negoziati dai laburisti. Attualmente, le elezioni generali britanniche non si terranno prima del 2029, ma Reform UK è in testa ai sondaggi.
Un nuovo modo di collaborare
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha recentemente dichiarato di sostenere il rientro del Regno Unito nell’Ue, evidenziando l’importanza di ripristinare la cooperazione europea. Un accordo tra Londra e Madrid dello scorso giugno su Gibilterra ha risolto un ostacolo storico e permesso all’Ue di negoziare un “reset” più ampio dei legami post-Brexit.
Martedì, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha chiesto un nuovo slancio nei negoziati: "Sono passati 10 anni dalla Brexit e in un mondo cambiato profondamente, Europa e Regno Unito hanno bisogno di un nuovo modo di lavorare insieme: commercio, dogane, ricerca, mobilità, sicurezza e difesa. È tempo di esorcizzare i fantasmi del passato e trovare soluzioni pragmatiche e condivise".
Difesa e prestiti militari
Bruxelles e Londra puntano anche a un compromesso per la cooperazione in materia di difesa, consentendo al Regno Unito di partecipare al prestito SAFE da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, di cui due terzi per assistenza militare, compresi sistemi di fabbricazione britannica.
I colloqui per includere il Regno Unito nel programma SAFE si erano interrotti lo scorso novembre per divergenze sul contributo finanziario: l’offerta Ue era di circa 2 miliardi, mentre Londra proponeva poco più di 100 milioni. Starmer ha recentemente sottolineato l’importanza di una stretta collaborazione europea anche per prestiti e iniziative militari, durante una visita in Cina.
Un diplomatico dell’Ue ha confermato che il testo legale per il prestito sarà approvato questa settimana e includerà la preferenza europea, prevedendo contributi anche da Paesi terzi come il Regno Unito, su base proporzionale al Pil. La Francia ha espresso pieno sostegno alla partecipazione britannica, a condizione che i Paesi terzi contribuiscano finanziariamente, evitando vantaggi ingiusti rispetto agli Stati membri dell’Ue.
Con questa nuova fase di negoziati, Londra e Bruxelles cercano di superare divisioni decennali e costruire un partenariato più pragmatico e sostenibile, bilanciando commercio, difesa e cooperazione strategica in un contesto internazionale sempre più instabile.