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Povertà, Caritas: "in Italia va a braccetto con bassa scolarizzazione"

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Povertà, Caritas: "in Italia va a braccetto con bassa scolarizzazione"

Povertà, Caritas: "in Italia va a braccetto con bassa scolarizzazione"
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In Italia, povertà e bassa scolarizzazione vanno a braccetto, soprattutto tra i giovani. A dirlo è la Caritas, che al tema della povertà educativa ha dedicato l'intero rapporto annuale 2018. Tra i cinque milioni di italiani sotto la soglia di povertà assoluta - circa 300mila in più rispetto all'anno scorso - una gran parte sarebbe accomunata da un basso livello di scolarizzazione.

Un fenomeno, questo, che secondo i dati diffusi dall'ente tende a danneggiare soprattutto i giovani. Ne abbiamo parlato con Walter Nanni, che dalla Caritas è responsabile dell'Ufficio studi

"Ci siamo resi conto - illlustra Nanni - che la maggior parte della persone che si rivolgono alla Caritas hanno un basso livello educativo. Soprattutto per quanto riguarda i giovani che si rivolgono a noi, ci troviamo di fronte a un 70 per cento di loro che si sono fermati perlopiû ala terza media, ma in alcuni casi hanno il diploma elementare o sono perfino analfabeti. Questo sta a significare che siamo in ritardo rispetto alla possibilità di avere un capitale formativo per l'inserimento lavorativo".

Viene da chiedersi se questo paese, in cui il livello di scolarizzazione pare abbia iniziato a farsi sempre più basso sia destinato a diventare anche sempre piû povero.

"Diciamo che nonostante tutto avere un alto titolo di studio è un fattore deterrente della povertà, non della disoccupazione. Nel lungo periodo su 100 persone laureate, quelle in condizioni di povertà assoluta sono molto poche, circa il 3 o 4%; mentre tra quanti si fermano alla licenza elementare o media quell'incidenza è molto alta. Quindi vuole dire eviedentemente che, se nel breve periodo un rischio di disoccupazione essiste anche per i laureati, sul lungotermine il rischio relativo alla povertà assoluta per loro risulta sensibilmente piû basso. E questo già di per sé dovrebbe essere un incentivo a studiare di più, ma noi abbiamo invece un numero di laureati molto basso e deteniamo il quarto posto in Europa per numero di persone ferme al diploma di scuola media".