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Gli ex fedelissimi che inguaiano Trump

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Gli ex fedelissimi che inguaiano Trump

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REUTERS/Leah Milli
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Due tegole giudiziarie per Donald Trump che, in poche ore, ha assistito alla condanna di due suoi ex fedeli collaboratori.

L'ultima in ordine di tempo ha riguardato il manager della sua campagna elettorale Paul Manafort, che ad Alexandria, in Virginia, è stato giudicato colpevole di frode bancaria e frode fiscale. La giuria ha pronunciato un verdetto parziale perché ha trovato l'accordo solo su dieci dei diciotto capi d'accusa, la sentenza definitiva è attesa il 12 dicembre.

L'indagine è legata al cosiddetto Russiagate, alle presunte interferenze russe nella campagna elettorale che portò Trump alla Casa Bianca.

"È un inchiesta in cui non sono coinvolto", ha ribadito il Presidente a margine di un comizio in West Virginia, pur esprimendo dispiacere per il suo ex collaboratore. "Dov'è la collusione con la Russia? Si tratta solo di una caccia alle streghe".

E poi c'è il suo ex avvocato, Michael Cohen. Davanti a un giudice di New York si è dichiarato colpevole in otto capi d'accusa, tra cui frode bancaria, frode fiscale, e violazione della legge sul finanziamento delle campagne elettorali. Ha ammesso di aver pagato il silenzio di due donne (130mila e 150 mila dollari) che avevano avuto una relazione con Trump.

Un colpo per il tycoon perché il suo ex "pitbull" , come veniva soprannominato per la sua fedeltà ad ogni costo, gli si è scagliato contro affermando che era stato il candidato presidente a chiedergli di fare quei versamenti.