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Un'altra notte al freddo ad Idomeni

Un'altra notte al freddo ad Idomeni
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Di Euronews
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Non ce n'è abbastanza per tutti e chi soffre di più sono i bambini.

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C‘è chi prova a trovare sollievo bruciando legna e cartoni, mentre ai punti di distribuzione di derrate alimentari l’atmosfera è tesa. Non ce n‘è abbastanza per tutti e chi soffre di più sono i bambini.

Aafke Zuidervliet è arrivata da Amsterdam per dare una mano, 37 anni, ha lasciato il lavoro, contribuisce cucinando:
«Qui c‘è un grande bisogno, le persone soffrono molto. Sono bloccate alla frontiera, volevo fare qualcosa. Fa freddo e del cibo caldo è necessario, verdura e patate”.

Una ragazzina ha portato con sé il suo violino. Abir con sua figlia Isra ha preso con sé il gatto, vuole raggiungere l’altro figlio, Miran, in Svezia dal 2013. Ali viene da Damasco e come spesso accade discute con gli altri sul da farsi:

“Tornare in Siria? Certo che no! Non possiamo tornare in Turchia, cosa possiamo fare? Non lo so. Cercheremo di varcare il confine in maniera pacifica, se ce la facciamo …”

Apostolos Staikos, euronews:
“Sono rimasti bloccati al confine con l’Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, ma i rifugiati faranno di tutto pur di raggiungere l’Europa del nord, sono pronti a scavalcare ogni muro, per loro non c‘è possibilità di ritorno”.

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