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Iraq: un anno fa l'ISIL conquistava Mosul

Iraq: un anno fa l'ISIL conquistava Mosul
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Di Euronews
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Era il giugno 2014 quando Mosul cadeva nelle mani dell’ISIL. La presa della seconda città dell’Iraq, un tempo crogiolo di etnie e religioni, segna

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Era il giugno 2014 quando Mosul cadeva nelle mani dell’ISIL. La presa della seconda città dell’Iraq, un tempo crogiolo di etnie e religioni, segna l’inizio di un anno di terrore, raccontato da Amnesty International nel suo rapporto, pubblicato questo mercoledì.

L’Iraq sembra stritolato da una parte dallo Stato Islamico, che vuole imporre la Sharia, dall’altra dalle forze governative che, con l’aiuto delle milizie sciite, tentano di riguadagnare terreno.

Scarse le immagini che arrivano da Mosul: quelle che filtrano raccontano di moschee distrutte, di donne costrette a velarsi completamente e di esecuzioni sommarie pubbliche. Alcuni filmati testimonierebbero
la gioia degli abitanti dopo la riconquista di Ramadi, capoluogo della provincia di Al Anbar, da parte degli jihadisti. Difficile però capire quanta parte di propaganda ci sia.

In un anno l’ISIL è cresciuto, dandosi la forma di un vero Stato, piuttosto che di una mera organizzazione terroristica. Un califfato con una capitale, un’amministrazione, una propria polizia e un sistema giudiziario.

Le forze di Baghdad, a suo confronto, sembrano mal organizzate e impotenti: incapaci di rispondere alla violenza degli estremisti di matrice islamica.

Le denunce di Amnesty International
riguardano entrambe le parti: per rispondere alla violenza del sedicente Stato Islamico, le milizie sciite commettono a loro volta i crimini peggiori.

Nel rapporto viene portato come esempio il massacro di Barwana perpetrato lo scorso 26 gennaio in un villaggio abitato essenzialmente da famiglie sunnite.
Più di 70 le persone che vennero uccise.

La comunità sciita e quella sunnita, che un tempo in Iraq vivevano l’una al fianco dell’altra, sembrano su posizioni inconciliabili. Per gli analisti, la responsabilità dell’attuale situazione spetta in gran parte all’ex primo ministro Nouri al Maliki: in quasi nove anni di mandato non è riuscito a far riavvicinare i due rami dell’Islam.

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