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Kobane, quasi tre mesi d'assedio

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Di Euronews
Kobane, quasi tre mesi d'assedio
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Un nuovo contingente di 150 Peshmerga è giunto a Kobane, la città siriana simbolo della lotta contro l’ISIL: i curdi iracheni sono entrati per dare il cambio ad altrettanti compatrioti, che sono rientrati in Iraq.
Con sé hanno pezzi d’artiglieria, un aiuto importante per i combattenti curdi siriani.
Dopo quasi tre mesi d’assedio, hanno ancora il morale alto, o almeno così dicono:

“Il morale è molto alto. Finché il nemico jihadista ci attacca, continueremo a respingerlo”.

Un ospedale che funzioni in città non c‘è, medici e volontari si danno da fare all’interno di appartamenti, usano quello che hanno a disposizione: da curare hanno i feriti, ma anche le malattie sono sempre più frequenti. Servizi igienici e acqua potabile scarseggiano, e anche il cibo non è abbondante.

Chi ha potuto se ne è andato, la frontiera turca è a due passi, ma non tutti riescono ad arrivarci, ai campi profughi già stracolmi in Turchia:

“Non c‘è posto dove andare, non ci sono rifugi sotterranei, alla frontiera turca siamo stati respinti e ora viviamo in mezzo a una sparatoria continua”.

Degli oltre 170.000 abitanti di Kobane, la gran parte è fuggita già tra settembre e ottobre. Ma alcune famiglie sono ancora qui, ci sono dei bambini. L’aiuto dei Peshmerga e i bombardamenti anglo-americani hanno bloccato l’avanzata dell’ISIS, ma ora lo stallo dura da troppo tempo.