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Ue presenta pacchetto su sovranità tecnologica per ridurre dipendenza da Stati Uniti e Cina

Henna Virkkunen, commissaria europea alla Sovranità tecnologica, Sicurezza e Democrazia, tiene una conferenza stampa alla sede UE di Bruxelles, mercoledì 9 aprile 2025.
Henna Virkkunen, commissaria europea per sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, tiene una conferenza stampa alla sede UE a Bruxelles, Belgio, mercoledì 9 aprile 2025. Diritti d'autore  AP Photo/Omar Havana
Diritti d'autore AP Photo/Omar Havana
Di Luca Bertuzzi
Pubblicato il
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L'UE punta con decisione su cloud e microchip per ridurre la sua dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina e tornare in gara nella corsa globale. Resta da vedere se riuscirà e come reagiranno le due superpotenze

La Commissione europea ha presentato un ampio pacchetto sulla sovranità tecnologica per sostenere le tecnologie sviluppate in Europa e ridurre la dipendenza dalle aziende statunitensi e cinesi. Resta da capire se avrà un impatto reale e come reagiranno le due superpotenze.

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"Viviamo in un mondo in cui geopolitica e tecnologia sono inseparabili. Chi guida l'innovazione tecnologica darà forma al futuro e dobbiamo assicurarci che l'Europa giochi un ruolo di primo piano in questo processo", ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen.

Il pacchetto punta a rafforzare il settore tecnologico europeo, con un forte focus su infrastrutture cloud, servizi di Intelligenza artificiale, open source e chip.

L'Ue importa la maggior parte dei servizi e dei prodotti tecnologici dall'estero. Il mercato digitale è dominato dai giganti statunitensi come Google, Microsoft e Apple e da conglomerati cinesi come Alibaba e ByteDance, proprietaria di TikTok.

Nel suo rapporto di riferimento sullo stato di stagnazione dell'economia europea, l'ex primo ministro italiano Mario Draghi ha sostenuto che gran parte della recente divergenza nella crescita del Pil tra Ue e Stati Uniti si spiega con le tecnologie digitali.

Dopo essersi lasciata sfuggire la prima ondata dell'economia digitale, legata al boom dei servizi su internet, Draghi ha avvertito che l'Europa non può permettersi di mancare l'ultima occasione per rientrare nella corsa tecnologica globale: il potenziale trasformativo dell'Intelligenza artificiale.

Sebbene la crescente dipendenza da tecnologie straniere fosse nota da decenni ai decisori europei, la agenda commerciale assertiva del presidente statunitense Donald Trump e la disponibilità della Cina a trasformare tali dipendenze in un'arma hanno dato nuovo slancio al dibattito.

Il passo di Bruxelles sarà sufficiente per cambiare davvero le cose, o arriva troppo tardi e in misura troppo limitata? E quale sarà il costo economico di recidere dipendenze così radicate, se l'Ue dovesse attirarsi le ire di Washington e Pechino?

Cosa prevede il pacchetto

L'obiettivo principale della proposta della Commissione europea è il settore del cloud, che fornisce l'infrastruttura fisica alla base della maggior parte dei servizi digitali. Amazon, Microsoft e Google detengono l'80 per cento del mercato europeo, mentre i fornitori con sede nell'Ue restano ai margini.

La proposta di legge introduce quattro diversi livelli di sovranità digitale che le autorità pubbliche dovranno prendere in considerazione quando acquistano servizi cloud, a seconda del grado di sensibilità dell'uso previsto.

Il livello più alto, che copre settori come difesa e sanità, escluderebbe di fatto le aziende non europee dagli appalti pubblici. L'obiettivo è evitare il cosiddetto scenario del "kill switch", cioè il rischio che un governo straniero possa semplicemente interrompere l'accesso a ospedali o a caccia militari.

Per l'eurodeputato Axel Voss (PPE/Germania), l'approccio della Commissione è al tempo stesso ambizioso e pragmatico. "Costruire una vera sovranità europea nel cloud e nell'IA è in ritardo, e garantire ai nostri fornitori un posto equo al tavolo nelle gare pubbliche strategiche è l'istinto giusto", ha affermato.

L'Europa deve anche recuperare il ritardo sui chip, i componenti fondamentali al cuore di quasi tutti i dispositivi elettronici. I chip più avanzati, utilizzati per sviluppare tecnologie di IA all'avanguardia, sono progettati negli Stati Uniti e prodotti a Taiwan o in Corea del Sud.

Dopo che il primo Chips Act non è riuscito, nonostante le sovvenzioni pubbliche, a riportare in Europa in misura significativa gli impianti di produzione di semiconduttori, la Commissione ci riprova. Questa volta punta a stimolare la domanda di chip europei, nella convinzione che l'offerta seguirà.

Alcuni settori chiave, come l'automotive, saranno inoltre obbligati a diversificare i propri fornitori di chip in determinate circostanze, nel quadro di uno sforzo più ampio per ridurre la dipendenza dai produttori cinesi sovvenzionati, accusati di saturare il mercato con pratiche di dumping.

L'Europa deve uscire dalla dipendenza tecnologica

Il filo conduttore dell'iniziativa è l'IA, la tecnologia trasformativa che, come in passato internet, sta ridisegnando l'economia digitale. I data center cloud e i chip forniscono l'infrastruttura essenziale per la prossima generazione di sistemi di intelligenza artificiale.

Eppure il mercato dell'IA è dominato da attori come OpenAI, Anthropic e DeepSeek. Una preferenza europea nelle redditizie commesse della difesa potrebbe rappresentare una boccata d'ossigeno per Mistral AI, l'unica società con base nell'Ue ai vertici della corsa all'IA.

L'Ue è molto indietro anche nella costruzione di data center necessari a soddisfare la domanda attesa di servizi di IA nei prossimi anni, frenata da una combinazione di procedure autorizzative lente, alti costi dell'energia e scarsità di terreni disponibili.

"L'Europa non può uscire dalla dipendenza tecnologica solo con la regolamentazione", ha dichiarato ai giornalisti l'eurodeputato Matthias Ecke (S&D/Germania). "Deve costruire capacità proprie, superare dipendenze unilaterali e restituire una reale possibilità di scelta a imprese e consumatori".

Allo stesso tempo, l'Ue si appresta ad aderire a un'iniziativa guidata dagli Stati Uniti, Pax Silica, per mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento di chip, riconoscendo che nel breve periodo l'Europa non può fare a meno dei chip Nvidia.

Questa dipendenza potrebbe però alimentare se stessa: autorità di regolazione e concorrenti avvertono che Nvidia tende a costruire un ecosistema chiuso, dal quale è difficile sganciarsi.

Ci sarà una reazione?

Il concetto di sovranità tecnologica nasce negli ambienti della difesa francese, legato all'idea di sviluppare una capacità nucleare autonoma di deterrenza. Il dibattito si è poi esteso alle tecnologie digitali, dato il loro potenziale uso duale, durante il primo mandato di Trump.

Un duro campanello d'allarme per i responsabili politici dell'Ue è arrivato quando, dopo che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l'amministrazione statunitense ha sanzionato diversi funzionari della Cpi, tagliandoli fuori da servizi americani ormai intrecciati con la vita quotidiana, come Visa, Amazon e Uber.

Man mano che Washington è diventata più esplicita nell'usare come arma le dipendenze critiche, sono aumentati i timori di ritorsioni contro qualsiasi trattamento delle imprese statunitensi percepito come sleale.

Fonti interne alla Commissione ritengono però che il fronte con gli Stati Uniti sia in gran parte pacificato dall'accordo Ue-Usa di Turnberry, che nel complesso avvantaggia la parte americana, e sostengono che, dietro le quinte, il tono delle ultime settimane sia stato molto più costruttivo di quanto lascino intendere le dichiarazioni pubbliche.

Sul fronte cinese, il dibattito sulla sovranità tecnologica è solo uno dei fili di un intreccio molto più ampio di relazioni tese tra Bruxelles e Pechino, con discussioni su una possibile guerra commerciale che nelle ultime settimane hanno raggiunto un livello di massima tensione.

Sia Washington sia Pechino hanno trasformato in arma le dipendenze strategiche in quella che l'analista Mark Leonard ha definito "Age of Unpeace". Nessuna delle due superpotenze, però, può permettersi di perdere l'accesso al principale punto di forza dell'Europa: uno dei mercati più grandi e redditizi al mondo.

In che direzione sta andando l'Europa

Nella complessa catena del valore dei chip, l'Europa controlla ancora snodi critici, soprattutto grazie all'azienda olandese Asml, che detiene quasi il monopolio sui macchinari industriali essenziali per la produzione di chip.

Il pacchetto comprende anche una strategia per valorizzare le tecnologie open source, che potrebbe aiutare l'Ue a superare il proprio panorama tecnologico frammentato, che finora non ha prodotto un'azienda in grado di competere direttamente con i giganti della Silicon Valley con un'offerta integrata.

La mancanza di un mercato unico europeo davvero scalabile e l'accesso limitato ai capitali sono inoltre indicati di frequente dalle start-up europee come i principali motivi che le spingono a trasferirsi all'estero, questioni che la Commissione sta cercando di affrontare con la proposta Eu Inc. e con l'unione dei mercati dei capitali.

In sintesi, l'Ue deve fare i conti con problemi strutturali che frenano il suo settore tecnologico. Il pacchetto sulla sovranità affronta alcuni di questi ostacoli e al tempo stesso cerca di valorizzare i punti di forza europei, nella consapevolezza che un'autonomia completa in un mondo globalizzato è irrealistica.

Il Giappone, ad esempio, ha coniato il concetto di "indispensabilità strategica", che pone l'accento sul controllo dei punti di leva critici.

"L'obiettivo è raggiungere risultati visibili entro il 2030", ha affermato Virkkunen. "L'80 per cento delle tecnologie arriva da fuori Europa. Non cambieremo questa realtà dall'oggi al domani".

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