Bruxelles vuole nuove norme per spingere le aziende europee a diversificare le catene di approvvigionamento, invece di dipendere da un solo fornitore. L’UE definisce ormai “insostenibile” il suo rapporto commerciale con Pechino. Guarda il video per approfondire
La Commissione europea vuole limitare al 30-40% la quota di qualsiasi componente critico che un’azienda può acquistare da un unico fornitore.
Secondo Bruxelles, le imprese dovrebbero avere almeno due o tre fonti di approvvigionamento, nessuna delle quali situata nello stesso Paese, per contrastare in particolare la dipendenza dalla Cina.
Il provvedimento riguarda settori come l’energia pulita, i veicoli elettrici, i semiconduttori e la difesa, in cui l’Europa dipende in larga misura dalle esportazioni cinesi, dai magneti di terre rare ai materiali per batterie.
Pechino ha usato i controlli alle esportazioni come leva, lasciando esposte le fabbriche europee.
I 27 commissari si sono riuniti la settimana scorsa e hanno convenuto che l’attuale relazione commerciale con la Cina non è sostenibile, sostenendo una strategia di de-risking più severa.
La Commissione ha inoltre varato il piano ReSourceEU da 3 miliardi di euro per creare fonti di approvvigionamento alternative in tutta Europa.
La proposta deve però superare ostacoli significativi. I critici avvertono che farà aumentare i costi, danneggerà la competitività e rischia di violare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Qualsiasi normativa, inoltre, dovrà essere formulata in termini neutrali rispetto ai Paesi.