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L'Iran non tollererà un attacco di Israele su Beirut, colpito scalo in Kuwait.

Fumo esce dall'aeroporto internazionale di Kuwait city dopo un attacco iraniano lo scorso marzo
Fumo esce dall'aeroporto internazionale di Kuwait city dopo un attacco iraniano lo scorso marzo Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Araqchi: le forze armate iraniane sono pronte a reagire "in ogni momento". L’Iran ha lanciato missili verso Kuwait e Bahrein, l'attacco all'aeroporto di Kuwait city ha causato vittime e danni. Trump accusa Netanyahu sul Libano e dice che l'Iran ha rinunciato a perseguire le armi nucleari

Nella serata di mercoledì, l'Iran ha avvertito gli Stati Uniti che un eventuale attacco israeliano contro Beirut avrebbe comportato la rottura completa del cessate il fuoco e una risposta delle forze armate iraniane.

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"Dal nostro punto di vista, il cessate il fuoco sarebbe stato completamente rotto e le nostre forze armate avrebbero risposto" ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, in un'intervista all'emittente libanese Al Mayadeen.

Araqchi ha aggiunto che le forze armate iraniane sono pronte "in ogni momento" a reagire a eventuali violazioni del cessate il fuoco. Il ministro ha precisato che, al momento, non esiste un processo formale di negoziato tra Iran e Stati Uniti, ma che lo scambio di messaggi tra le parti non si e' interrotto.

Secondo il ministro, un'eventuale ripresa dei colloqui dipenderà dalle condizioni politiche e dagli interessi nazionali iraniani, oltre che dall'obiettivo di porre fine alla guerra "in Iran e in Libano".

Gli Usa e l'Iran sono tornati a fare parlare le armi tra martedì e mercoledì, con una torre radio sull'isola di Qeshm nello stretto di Hormuz e una petroliera diretta al terminale petrolifero di quella di Kharg nel Golfo Persico colpite dalle forze statunitensi e le Guardie della Rivoluzione Islamica che hanno risposto sparando contro una nave della Quinta flotta Usa e contro i Paesi della regione, in particolare Kuwait e Bahrein.

Droni iraniani hanno impattato su uno dei terminal passeggeri dell'aeroporto internazionale del Kuwait causando decine di feriti e almeno un morto, costringendo alla chiusura di diverse ore dello scalo al traffico aereo. "L'aggressione criminale iraniana che ha causato significativi danni materiali alla struttura e feriti", ha dichiarato un portavoce del ministero della Difesa dello Stato del Golfo.

Lo scalo era già stato attaccato lo scorso marzo.

La marina statunitense ha definito "difensivo" il raid su Qeshm (dove verrebbero stoccati siluri e armi di attacco per tenere in scacco lo Stretto di Hormuz, secondo Al Jazeera), mentre la petroliera M/T Lexie battente bandiera del Botswana ha "ignorato ripetuti avvertimenti" nell'arco di 24 ore ed è stata dunque colpita con un missile che l'ha messa fuori uso, ha dichiarato lo Us Central Command (Centcom).

Due dei missili lanciati verso il Kuwait sono stati disintegrati in volo e i droni sono stati intercettati, mentre le forze statunitensi e bahreinite hanno intercettato quelli diretti al Bahrein, ha riferito il Centcom.

Da parte loro le Guardie hanno comunicato di avere attaccato la nave "americano-israeliana" Panaya e danneggiato della flotta Usa in Bahrein, fatto che Washington ha smentito. Esplosioni sono state registrare anche in Arabia Saudita e nel Kurdistan iracheno.

Nonostante il riaccendersi dello scontro, la diplomazia non sembra essersi fermata. Gli Stati Uniti sono in attesa della risposta di Teheran alla loro ultima proposta inviata venerdì, ha reso noto il segretario di Stato, Marco Rubio.

A causa di problemi di comunicazione "possono trascorrere oltre sei giorni per ricevere una risposta dall'Iran", ha spiegato Rubio durante un'audizione al Senato Usa, dove i democratici hanno contestato pesantemente la condotta intrapresa in politica estera dell'amministrazione Trump.

"Siamo in trattative: c'è una prospettiva davanti a noi" di un accordo "che potrebbe essere oggi, domani o la settimana prossima. Siamo fiduciosi", ha assicurato il segretario di Stato.

Trump: "Khamenei coinvolto nei negoziati, disposto a incontrarlo"

A proposito di negoziati il presidente Usa ha affermato di credere che la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, sia "assolutamente coinvolto" nel processo decisionale su come porre fine alla guerra e che gli iraniani "nutrono grande rispetto per lui".

La dichiarazione, in un'intervista esclusiva a Pod Force One della giornalista del Washington Post Miranda Devine, sembra suggerire tanto il fatto che la nuova Guida si sia ristabilita quanto che il cambio di regime invocato da Trump sia ormai difficilmente realizzabile per gli Usa.

Trump ha sostenuto anche che l'Iran ha accettato di rinunciare alle armi nucleari. "Hanno già concordato che non avranno armi nucleari", aprendo persino a un possibile incontro con la Guida suprema iraniana Khamenei.

"Mi piacerebbe incontrarlo. Mi piacerebbe incontrare tutti. Mi piacerebbe incontrare lui, e probabilmente ci incontreremo prima o poi, a seconda di come si evolveranno le cose", ha detto il presidente.

Cosa sta facendo Israele in Libano

A bloccare i negoziati sarebbe in particolare la questione del Libano, dove Israele non ha cessato di bombardare e avanza con le sue truppe nel sud del Paese.

Gli attacchi israeliani nel sud del Paese hanno causato nelle ultime ore la morte di almeno 17 persone, tra cui un bambino, e decine di feriti inclusi diversi operatori sanitari, secondo il ministero della Sanità locale. Hezbollah ha rivendicato da parte diversi attacchi contro l'esercito israeliano stanziato in Libano.

Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto al premier Benjamin Netanyahu di non fare di testa propria, specialmente con le trattative con Teheran in ballo.

"Sei un pazzo. Senza di me saresti in galera", avrebbe detto Trump all'alleato secondo il media Usa, Axios, "tutti ti odiano. Tutti odiano Israele" per colpa tua. Per via della telefonata, e di critiche dall'opposizione in Israele che lo accusa di essere al contrario asservito agli Usa, Netanyahu avrebbe ordinato di fermare le operazioni, al punto che la Casa Bianca ha poi annunciato una tregua.

Mercoledì, media locali hanno però riportato esplosioni nei pressi di Blat e Dibbine, nella parte meridionale del Libano.

Secondo il presidente Usa, il "piccolo intoppo" in Libano è "stato risolto rapidamente" e si continua a lavorare a un'intesa che potrebbe avvenire nel corso della "prossima settimana".

Al di là dello scontro sul campo tra l'esercito israeliano e Hezbollah, tuttavia, i governi dei due Paesi tornano a incontrarsi mercoledì a Washington per rianimare il cessate il fuoco ufficialmente concordato.

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