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Kazakhstan pronto a stoccare l'uranio iraniano se si chiude l'accordo nucleare

ARCHIVIO – Veduta dell’impianto di arricchimento nucleare iraniano di Natanz, 9 aprile 2007
ARCHIVIO: Veduta dell'impianto di arricchimento nucleare dell'Iran a Natanz, 9 aprile 2007 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Botagoz Marabayeva
Pubblicato il
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Il Kazakistan propone di stoccare l’uranio altamente arricchito dell’Iran per facilitare i negoziati con gli Stati Uniti. Sullo sfondo tensioni militari, stallo diplomatico e il ruolo dell’Aiea nel possibile accordo

Il Kazakistan si è detto disposto a stoccare le scorte iraniane di uranio arricchito a un livello vicino a quello per uso militare, offrendo una possibile soluzione a uno dei principali ostacoli che frenano i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran su un accordo di pace.

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La proposta arriva mentre tra Stati Uniti e Iran proseguono gli scambi di fuoco e Teheran ha fatto sapere di aver sospeso la comunicazione mediata con Washington, mettendo ancora più sotto pressione colloqui già fragili.

Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha dichiarato che il Kazakistan potrebbe ospitare il materiale già prodotto. Il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha espresso il suo sostegno all’idea durante un incontro con Grossi ad Astana la scorsa settimana, presentando il Kazakistan come possibile custode neutrale delle scorte.

"Stiamo segnalando la nostra disponibilità a fornire assistenza tecnica in buona fede, a condizione che siano raggiunti i necessari accordi internazionali tra tutte le parti", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri kazako, Yerlan Zhetybayev, in un briefing lunedì.

L'arsenale del Kazakistan

Il Kazakistan è ampiamente citato come un modello di disarmo nucleare. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, il Paese ereditò uno dei più grandi arsenali nucleari al mondo, circa 1.400 testate, e lo smantellò volontariamente entro il 1995, chiudendo il sito sovietico di test nucleari di Semipalatinsk e rinunciando del tutto alle armi atomiche.

L’offerta del Kazakistan arriva mentre i negoziati tra Washington e Teheran continuano a incontrare difficoltà su questioni cruciali, tra cui le scorte di uranio iraniane e lo sblocco del cruciale stretto di Hormuz.

Le ultime proposte statunitensi prevedono, secondo le indiscrezioni, un quadro per un cessate il fuoco di 60 giorni e discussioni sulla riapertura della via d’acqua strategica, attraverso la quale prima della guerra transitava un quinto del commercio mondiale di petrolio. Il pacchetto comprenderebbe anche un ritorno più ampio ai colloqui per impedire a Teheran di ottenere un’arma nucleare.

L'uranio iraniano

Secondo le stime, l’Iran dispone di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, ben al di sotto della soglia del 90% necessaria per il materiale a uso militare. Se però venisse ulteriormente arricchito, sarebbe sufficiente a produrre da 10 a 12 ordigni nucleari.

Si ritiene che il materiale si trovi sotto le macerie degli impianti nucleari iraniani di Natanz, Fordow e Isfahan, pesantemente danneggiati in precedenti attacchi.

L’entità dei danni alle strutture sotterranee di questi impianti, dove è conservato l’uranio arricchito, resta oggetto di controversia. Le immagini satellitari pubblicate dopo gli attacchi hanno mostrato danni limitati in superficie a Natanz e l’Aiea ha dichiarato di non essere in grado di verificare le condizioni dei siti.

Grossi ha affermato che l’ipotesi di trasferire il materiale potrebbe essere accettabile per entrambe le parti, a seconda dell’esito dei negoziati, aggiungendo: "Abbiamo un luogo in cui questo potrebbe essere immagazzinato in sicurezza".

Il Kazakistan ospita già la banca di uranio a basso arricchimento dell’Aiea, istituita nel 2018 in collaborazione con l’agenzia nucleare delle Nazioni Unite. Si trova presso lo stabilimento metallurgico Ulba a Oskemen, nel nord-est del Paese, ed è operativa da ottobre 2019. La banca è stata creata per garantire le forniture di combustibile ai programmi nucleari civili e ridurre i rischi di proliferazione.

L’Iran ha spedito circa 11 tonnellate di uranio a basso arricchimento in Russia in cambio di uranio naturale, come elemento chiave dell’accordo nucleare del 2015, noto come JCPOA.

L’allora presidente statunitense Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti da quell’accordo durante il suo primo mandato ed ha escluso esplicitamente che Russia o Cina possano fungere da custodi nell’ambito di una nuova intesa.

La settimana scorsa, su Truth Social, Trump ha affermato che l’uranio altamente arricchito dell’Iran dovrebbe essere consegnato a Washington, distrutto in loco oppure trasferito «in un altro luogo accettabile con la Commissione per l’energia atomica».

Il presidente della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale e la politica estera iraniana, Ebrahim Azizi, ha respinto l’ipotesi di trasferire l’uranio arricchito in un Paese terzo, affermando che Teheran non sposterà all’estero le proprie scorte e che il programma nucleare iraniano non è negoziabile.

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