A differenza delle proteste passate, questa volta i cittadini iraniani sono scesi in piazza per protestare contro la dura crisi economica e l'inflazione. Il regime promette dialogo ma i disordini continuano
L'Iran è entrato giovedì nel quinto giorno di proteste dopo il crollo del valore del rial, la valuta locale, nell'ondata di proteste più grande dalla fine del 2022.
I commercianti di Teheran hanno iniziato a chiudere i negozi domenica, quando la valuta ha registrato il valore più debole della storia, con un cambio di 1,42 milioni di rial per dollaro. Gruppi di manifestanti si sono radunati nelle strade e nello storico Grande Bazar della capitale, uno dei mercati più antichi del Medio Oriente.
Entro martedì le proteste si sono estese ad altre città come Isfahan, Shiraz, Mashhad, Kermanshah e Hamadan. In alcune zone della capitale la polizia ha usato gas lacrimogeni contro i manifestanti.
Mohammad Reza Farzin si è dimesso lunedì dall’incarico di governatore della banca centrale ed è stato sostuito dal presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, con Nasser Hemmati. Quest'ultimo aveva già ricoperto l’incarico di ministro dell’Economia prima di essere rimosso durante una precedente crisi della valuta.
Pezeshkian ha affermato in un post su X di essere pienamente consapevole delle difficoltà economiche e che il governo incontrerà i rappresentanti dei manifestanti.
La portavoce del governo, Fatemeh Mohajerani, ha dichiarato che le autorità prenderanno in considerazione le critiche dei cittadini.
I Guardiani della Rivoluzione (Irgc), l'organo militare al servizio della guida suprema del regime Ali Khamenei, hanno descritto le proteste come tentativi di destabilizzazione influenzati dall’estero.
Gli studenti universitari si sono uniti alle proteste a partire dal terzo giorno, con raduni nei campus di Teheran e di altre città. La polizia ha fermato alcuni studenti dell’Università di Teheran, rilasciandoli dopo 24 ore.
I disordini rappresentano la più ampia espressione di dissenso pubblico in Iran dalle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini nell’autunno del 2022, manifestazioni che proseguirono per mesi prima che le autorità le reprimessero con la violenza.
Alcuni partecipanti hanno espresso sostegno al ritorno della monarchia, guidata dal principe ereditario Reza Pahlavi, figlio dello scià Mohammad Reza Pahlavi, che governò il Paese fino al 1979.
Il "Tank Man" di Teheran
Una foto scattata durante le proteste e diventata popolare mostrava un manifestante seduto sull'asfalto di fronte alle forze speciali che disperdevano la folla.
Un video che mostra un manifestante mentre affronta le forze di sicurezza nel centro di Teheran ha attirato grande attenzione online. Molti utenti hanno paragonato l'immagine a quella dell'uomo che a piazza Tienanmen, in Cina, si piazzò da solo davanti ai carri armati durante le proteste del 1989.
L'agenzia francese Afp ha verificato che il filmato è stato registrato davanti al centro commerciale Aladdin a Teheran, e che è apparso per la prima volta online intorno alle 17:00 di domenica, ora locale.
Il video, girato da un edificio adiacente, mostra un uomo vestito di scuro seduto in mezzo alla strada, di fronte a circa 26 membri delle forze speciali in motocicletta. Poco prima, le forze di sicurezza avevano disperso altri manifestanti con gas lacrimogeni.
L’uomo resta immobile, poi abbassa la testa e si copre con la giacca mentre gli agenti osservano. Un secondo video, girato da più vicino, lo mostra successivamente mentre si alza e si avvicina a un agente per parlare, prima di essere colpito da un altro membro della sicurezza.
L’identità del manifestante resta sconosciuta, così come il suo destino.
Diversi attivisti iraniani hanno descritto l’immagine come simbolica delle proteste.
L’ex prigioniero politico e attivista per i diritti umani, Arash Sadeghi, ha scritto che l’immobilità del manifestante ha reso il suo gesto radicale. "Il suo corpo non fugge, non oppone resistenza aggressiva, non grida rivendicazioni. Semplicemente è. E questo essere è dirompente per un ordine abituato a gestire i corpi", ha affermato Sadeghi.
Prezzi in forte aumento in Iran
Pezeshkian aveva previsto di presentare domenica una proposta di bilancio che includeva aumenti salariali del 20 per cento per i dipendenti pubblici. I dati ufficiali mostrano che i costi per i consumatori sono aumentati del 52 per cento nell'ultimo anno.
Secondo le statistiche del governo, a dicembre i prezzi dei generi alimentari erano superiori del 72 per cento rispetto all’anno precedente. Le forniture e i servizi medici sono aumentati del 50 per cento. L’inflazione complessiva ha raggiunto il 42,2 per cento.
La volatilità dei tassi di cambio ha paralizzato l’attività commerciale, poiché commercianti e clienti hanno rinviato le transazioni in attesa di una stabilizzazione dei cambi.
Gli uffici governativi in 20 province sono rimasti chiusi mercoledì, ufficialmente a causa delle basse temperature e delle carenze di elettricità.
Hemmati ha promesso di ristabilire l’ordine nel mercato valutario e di affrontare quelle che ha definito distorsioni causate dalla presenza di molteplici sistemi di cambio.
Le sanzioni internazionali hanno limitato l’economia iraniana per anni, intensificandosi dopo che Washington ha abbandonato l’accordo nucleare del 2015 nel 2018. Quell’intesa aveva garantito un alleggerimento delle sanzioni in cambio di limiti alle attività di arricchimento dell'uranio e al programma nucleare di Teheran.
All’epoca il dollaro era scambiato intorno ai 32mila rial.
La debolezza della valuta persiste anche a causa delle speculazioni su una possibile escalation militare dopo il conflitto di 12 giorni tra Iran e Israele avvenuto a giugno.
A settembre sono state reintrodotte le sanzioni delle Nazioni Unite relative al programma nucleare dell'Iran, che hanno bloccato beni iraniani all’estero e vietato le vendite di armi a Teheran.