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35 anni da piazza Tiananmen: il mondo ricorda il massacro del 4 giugno 1989, la Cina no

Partecipanti alla veglia a Taiwan per il 35simo anniversario dei massacri di piazza Tiananmen (4 giugno 2024)
Partecipanti alla veglia a Taiwan per il 35simo anniversario dei massacri di piazza Tiananmen (4 giugno 2024) Diritti d'autore Chiang Ying-ying/Copyright 2024 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Chiang Ying-ying/Copyright 2024 The AP. All rights reserved.
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Sono passati 35 anni da quel giugno 1989, in cui la Cina segnava la sua svolta autoritaria con la repressione delle proteste di studenti, opearai e cittadini comuni a Pechino. Repubblica popolare cinese e Hong Kong blindate, commemorazioni pro-democrazia solo a Taiwan e nel resto del mondo

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Sono ormai 35 anni dal massacro di piazza Tiananmen, nel cuore di Pechino, il 4 giugno del 1989. Furono duecento i morti accertati, ma si teme che studenti e manifestanti per la democrazia nel luogo simbolo della Cina e nelle vie adiacenti vennero uccisi a migliaia dall'Esercito di Liberazione Popolare.

Non vi è nessun ricordo ufficiale di quel giorno da parte del Partito Comunista e della Repubblica popolare cinese. La stessa memoria è andata cancellandosi con il passare delle generazioni cresciute nel silenzio quasi totale imposto dalla censura dei media e dal controllo capillare di Internet.

Le immagini simbolo dell'89 in Cina: l'uomo davanti ai carri armati

Molti giovani universitari non sono a conoscenza neanche delle immagini dello studente che fermò i carri armati, che allora fecero il giro del mondo. Eppure la discussione in rete c'è sempre stata negli anni, nei termini più svariati, per evitare di usare parole riconosciute dai censori prima e poi dai filtri e dagli algoritmi della propaganda: "Tiananmen", "6 giugno", "4/6/89", "incidente" o varie combinazioni in cinese dei termini che rievocano quel giorno.

È curioso dunque constatare come questo martedì siano passati trentacinque anni dal "35 maggio", come spesso è stata chiamata dai cinesi più consapevoli quella notte, come se fossero esistiti quattro giorni in più nel mese di maggio del 1989 per sfuggire ai controlli e ricordarla.

Cina, il giro di vite degli attivisti pro-democrazia alla vigilia dell'anniversario di Tiananmen

Anche alla vigilia di questo anniversario, le autorità di Pechino hanno imprigionato quanti in Cina e a Hong Kong hanno cercato di commemorare l'evento e le vittime, ha denunciato Human Rights Watch (Hrw).

"Il governo cinese sta cercando di cancellare la memoria di Tiananmen", ha detto Maya Wang direttrice di Hrw per la Cina, "ma non sono riusciti a spegnere i ricordi di chi intende promuovere il rispetto della democrazia e dei diritti umani nel Paese".

Un leader studentesco del 1989, Xu Guang, è stato condannato a quattro anni di reclusione ad aprile per avere chiesto una cerimonia ufficiale del massacro, ha reso noto Hrw. Tra gli altri attivisti messi sotto sorveglianza sin dai giorni precedenti all'anniversario, ci sono le Madri di Tiananmen, un gruppo di familiari delle vittime, e altre decine di persone tra Pechino, Hong Kong e il resto della Cina.

Secondo l'ong Chinese Human Rights Defenders, nelle carceri cinesi si trovano almeno 27 prigionieri di coscienza in relazione ai fatti dell'89, di cui quattordici che vi parteciparono direttamente e che sono stati arrestati nuovamente nei decenni.

La polizia arresta un manifestante a Hong Kong durante i controlli per evitare commemorazioni dei fatti di piazza Tiananmen del 6 giugno 1989
La polizia arresta un manifestante a Hong Kong durante i controlli per evitare commemorazioni dei fatti di piazza Tiananmen del 6 giugno 1989Chan Long Hei/Copyright 2024 The AP. All rights reserved

Niente più veglie a Hong Kong, Tiananmen ricordata a Taiwan

Le grandi veglie organizzate nell'ex colonia britannica, dove la stretta securitaria di Pechino è andata crescendo, sono terminate dopo che il movimento pro-democrazia, Alleanza di Hong Kong, è stato sciolto nel settembre 2021 in seguito all'arresto per sovversione dei suoi principali leader.

I 35 anni dai fatti di Tiananmen hanno trovato spazio dunque solo in giro per il mondo e a Taiwan, con la tradizionale cermonia nel centro di Taipei. La repressione della protesta non scomparirà "nel torrente della storia e continueremo a lavorare sodo per mantenere viva questa memoria storica", ha scritto su Facebook il presidente di Taiwan, Lai Ching-te.

La piccola isola a largo della Cina è nel pieno di tensioni militari con il vicino, che considera Taiwan una provincia ribelle. "In futuro, continueremo a unire tutte le forze per approfondire la democrazia a Taiwan e a lavorare con paesi che la pensano come loro per costruire un mondo migliore" ha concluso Lai.

Omc nel 2001, Olimpiadi 2008 e tre leadership: l'ascesa della Cina con lo stesso taboo di Tiananmen

La seconda potenza mondiale è diventata tale grazie all'apertura della sua economia al capitalismo pieno e alla chiusura politica del Paese in un sistema a partito unico. Il patto sociale dei successori di Mao Zedong con oltre un miliardo di cinesi è sempre stato infatti benessere in cambio di una libertà vigilata.

Questo patto, che ha condotto la Cina nell'Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001 e alla grande investitura mondiale dei Giochi di Pechino del 2008, è sembrato tuttavia incrinarsi con l'arrivo al potere di Xi Jinping nel 2012. Le restrizioni su media e popolazione sono state aggravate e le correnti interne al partito spazzate via da una leadership personale di Xi, mentre l'economia cinese è rallentata.

"Più che un compromesso sembra un ricatto. Tian'anmen continua a tenere sotto scacco tutti" sostiene la sinologa Cecilia Attanasio Ghezzi.

"Anche se un governo fosse disposto ad aprire gli archivi e a fare mea culpa non sarebbe in grado di prevedere gli effetti che tali segreti potrebbero avere sulle masse", ha scritto Attanasio Ghezzi martedì nella sua newsletter Appunti sulla Cina, "e da sempre il primo compito di cui si sente investito chi governa in Cina è evitare il caos".

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