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Si può finire in prigione per aver hackerato un videogioco?

Di Euronews
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Si può finire in prigione per aver hackerato un videogioco?
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Quando un gruppo di amici si è reso conto di poter hackerare uno dei videogiochi più popolari mai creati, non è passato molto tempo prima che iniziassero ad arrivare soldi a palate. Nel 2013 il programmatore Anthony Clark, 23 anni, e tre suoi amici hanno trovato un modo per generare enormi quantità di valuta del videogioco Fifa, creato da Electronic Arts (EA).

Anthony, descritto come la "mente" dell'operazione, aveva ideato un hack che ingannava i server di EA Sports facendo credere che una partita fosse stata completata, ricevendo così una moneta. Il gruppo ha poi venduto le monete ai giocatori di tutto il mondo, guadagnando ben presto l'incredibile cifra di sedici milioni di dollari.

Ma l'aumento dei guadagni del gruppo non è passato inosservato all'Fbi. All'insaputa di Anthony e dei suoi amici l'agenzia ha contattato Electronic Arts. "Ciò che ci ha attirato in questo caso è stata la quantità di denaro che questi ragazzi sono stati in grado di guadagnare: 16 milioni di dollari. Hanno comprato Lamborghini e Mercedes - dice il procuratore federale Brian Poe -. Non avevo l'obiettivo di mandarli in prigione. Quello che volevo era mandare un messaggio: 'Ehi, ragazzi, questo è illegale'".

Ma lo era? I tre collaboratori di Anthony, tra cui Eaton Zveare, si sono dichiarati colpevoli e hanno rinunciato a tutto il denaro guadagnato per evitare di finire in prigione. Tuttavia Anthony e i suoi avvocati erano convinti che non avesse fatto nulla di male e hanno deciso di portare il caso in tribunale, nonostante il rischio di diversi anni di carcere.

Alla fine il processo non è andato come Anthony e i suoi avvocati avevano sperato: la giuria ha dichiarato Anthony colpevole di associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica. Nel febbraio dello stesso anno, mentre attendeva la sentenza, Anthony è uscito a festeggiare il suo compleanno con gli amici. Secondo la zia aveva bevuto molto, sapendo che probabilmente sarebbe stato il suo ultimo compleanno da uomo libero. Anthony aveva anche assunto dei farmaci. È morto nel sonno pochi giorni dopo, a causa di quella che è stata ufficialmente dichiarata un'overdose accidentale di farmaci.

Anthony è morto convinto di non aver commesso alcun crimine e di non volersi dichiarare colpevole di qualcosa che riteneva di non aver fatto. A distanza di anni i suoi avvocati continuano a sostenere il suo punto di vista. Riflettendo sul caso uno di loro ha detto: "In fin dei conti si tratta di un valore numerico in un computer. Non è diverso dal colore della maglia di un giocatore di calcio. Non esiste davvero".

Ogni settimana in Hacker:HUNTER Next Level analizziamo storie reali di hacker nell'industria del gioco e cerchiamo di capire se l'hacking può essere utilizzato a fin di bene.