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AfD, il test tedesco per la destra italiana: Lega, Meloni e il voto degli scontenti

Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani: i tre leader della coalizione di centrodestra
Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani: i tre leader della coalizione di centrodestra Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
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La Germania torna al voto con l'incognita dell'AfD. Il successo della destra radicale tedesca riaccende il dibattito nella destra italiana: le posizioni di Meloni, Salvini e Tajani e la sfida del voto degli scontenti

Dresda, Magdeburgo, Zwickau. È partendo dalla visita alle città della Germania orientale che Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed esponente della Lega, dice di aver cercato di capire le ragioni della crescita dell’Alternative für Deutschland, l’AfD, il partito della destra radicale tedesca che ha ottenuto un risultato molto forte alle regionali in Sassonia-Anhalt.

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Domenica 20 settembre si torna al voto a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, in un appuntamento che riporta il partito al centro del dibattito sugli equilibri politici tedeschi ed europei.

Il fenomeno interessa da vicino anche il governo Meloni, ma non coincide con una vicinanza politica all’AfD.

Nella galassia delle appartenenze europee, Fratelli d’Italia è nell’ECR, Forza Italia nel PPE, la Lega è nei Patrioti per l’Europa mentre l’AfD in Europa delle Nazioni Sovrane (ESN). Il Carroccio guarda però alla Germania per capire che cosa alimenti quel consenso.

Secondo Morelli, dietro l’avanzata della destra tedesca ci sono soprattutto crisi industriale, difficoltà economiche, immigrazione e distanza percepita dalle politiche europee. Temi che la Lega considera centrali anche nel dibattito italiano, dalle politiche ambientali all’automotive, fino all’immigrazione e all’Islam politico.

Cosa ha spostato il voto in Germania

Per Morelli, le ragioni del successo dell'estrema destra tedesca vanno ricercate sul territorio.

A Zwickau, spiega, ha osservato da vicino il caso dello stabilimento Volkswagen e la transizione verso l’auto elettrica. “Ho visto l’enorme fabbrica Volkswagen e ho seguito le vicende legate alla scelta di una completa transizione verso l’elettrico e alle dichiarazioni di Volkswagen rispetto all’impossibilità di mantenere quella prospettiva, viste le malparate del mercato dell’auto elettrica in Europa”.

E aggiunge: "In città, 200 e passa mila abitanti, nella via centrale purtroppo molti negozi sono chiusi, i centri commerciali sono chiusi e c’è evidentemente un problema economico, che si riverbera nella vita delle persone”.

Da qui parte la lettura politica di parte del centrodestra: “Questa Europa o cambia o perde”, collegando la crescita delle forze critiche verso Bruxelles alla richiesta di una diversa impostazione dell’Unione.

Ulrich Siegmund, copresidente del gruppo parlamentare statale AfD in Sassonia-Anhalt, festeggia con Alice Weidel, presidente federale AfD
Ulrich Siegmund, copresidente del gruppo parlamentare statale AfD in Sassonia-Anhalt, festeggia con Alice Weidel, presidente federale AfD AP Photo
Dal mio punto di vista, il vero grande sostenitore dell’AfD è Bruxelles. Grazie alle scelte di Bruxelles, di Ursula e della maggioranza che sostiene Ursula, i partiti che sono critici rispetto a questo modello d’Europa acquisiscono forza sui territori
Alessandro Morelli
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

È una lettura che si estende oltre la Germania. Il fenomeno francese, con il Rassemblement National, rientra nella stessa dinamica. Il sottosegretario dichiara infatti di auspicare un successo del partito alle prossime elezioni presidenziali francesi.

Una destra italiana diversa dall’AfD

Il punto, però, è distinguere la destra italiana dall’AfD. Giorgia Meloni è politicamente più vicina alla destra conservatrice europea di Friedrich Merz che al partito di Alice Weidel, a partire dalla collocazione europea e dalla politica estera.

Il governo italiano continua a sostenere l’Ucraina e a considerare il rapporto con gli alleati europei e atlantici un pilastro della propria politica estera. Merz, dal canto suo, ha mantenuto una linea nettamente critica verso la Russia e favorevole al sostegno a Kiev, fino a proporre un percorso di integrazione dell’Ucraina nel sistema europeo.

È una distanza significativa rispetto all’AfD, che chiede invece un cambio radicale della politica tedesca verso Mosca, compreso il ritorno ai rapporti energetici con la Russia e lo stop agli aiuti militari all’Ucraina. Un approccio di prossimità, seppure non ancora assimilabile, a quello della Lega. Di recente, Matteo Salvini ha infatti rilanciato all'agenzia TASS sul fatto che la guerra va risolta su un piano diplomatico senza "inviare le armi".

Le posizioni diverse

L'AfD è la cartina di tornasole. Lo stesso Salvini ha salutato il risultato della destra radicale tedesca in Sassonia-Anhalt con entusiasmo, congratulandosi con Alice Weidel e interpretandolo come una richiesta di “cambiamento, sicurezza e lavoro”. Antonio Tajani ha invece definito la vittoria dell’AfD una “pessima notizia”, ricordando la distanza del partito tedesco dai valori liberali e occidentali ai quali si richiama Forza Italia.

Fratelli d’Italia ha invece lavorato sui distinguo con Nicola Procaccini, copresidente dell’ECR al Parlamento europeo, che ha respinto la definizione dell’AfD come partito neonazista, pur sottolineando le profonde differenze soprattutto sulla politica estera.

Sono stato qui da turista e ho visto una Germania e delle città pulite, ordinate, senza ronde, senza camicie brune, baffetti, senza niente di quello che mi sarei aspettato leggendo i giornali italiani: l’orda nera che conquista in questo caso la Sassonia-Anhalt
Alessandro Morelli
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Da governo sono dunque arrivati segnali sulla necessità di intervenire sui dossier che alimentano il malcontento europeo: energia, competitività, burocrazia, immigrazione e transizione ecologica.

La Lega e il voto degli scontenti

Per la Lega la partita è però più ampia. Il problema politico in vista delle elezioni italiane è intercettare il malcontento senza minare gli equilibri della coalizione di governo.

Da qui anche la funzione politica di Pontida. Il 20 settembre la Lega porta sul palco Green Deal, automotive, immigrazione e Islam politico: dossier sui quali il partito vuole caratterizzare la propria identità e parlare a un elettorato che non coincide necessariamente con quello più fedele al centrodestra.

In primo piano anche il tema dell’immigrazione. E qui la Lega rivendica il ruolo dell’Italia nel cambiare il dibattito europeo: dai centri per i rimpatri fuori dai confini dell’Ue al contrasto alle partenze nel Mediterraneo. "Sul fronte dell’immigrazione l’Europa oramai dà per assodato il fatto che siano necessari i centri per il rimpatrio fuori dai confini europei, iniziativa che, sottolineo, è stata sperimentata ed è un’idea del governo italiano", sostiene Morelli.

Vannacci e il 2027

Sul fondo c'è poi un'altra competizione, quella con Roberto Vannacci e Futuro Nazionale, che rende più delicato il rapporto tra la Lega e il proprio elettorato a destra. Il successo dell'AfD offre infatti un ulteriore elemento di confronto su quanto spazio possa esserci, anche in Italia, per una proposta politica più radicale.

La questione si fa urgente in vista delle elezioni politiche del 2027. Meloni ha dichiarato di voler arrivare alla fine della legislatura, la cui scadenza naturale è prevista nell'autunno del prossimo anno, allontanando l'ipotesi di un voto anticipato. Per la maggioranza, il tempo che resta significa anche decidere come tenere insieme un elettorato diverso.

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