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Stallo sulle sanzioni UE alla Russia: è scontro tra Lussemburgo e Francia

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, a sinistra, consegna un’onorificenza ucraina al premier lussemburghese Luc Frieden durante una cerimonia a Kiev, il 24 agosto 2026
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, a sinistra, consegna l'onorificenza statale dell'Ucraina al primo ministro lussemburghese Luc Frieden durante una cerimonia a Kiev il 24 agosto 2026. Diritti d'autore  AP Photo/Efrem Lukatsky
Diritti d'autore AP Photo/Efrem Lukatsky
Di Luca Bertuzzi
Pubblicato il
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Fridman ha beni congelati in Lussemburgo e ha fatto causa al Granducato per le sanzioni UE, chiedendo un risarcimento di 16 miliardi di euro. Nell'UE si teme un effetto domino per richieste per interessi nazionali

Il Lussemburgo ha aggravato lo stallo sul rinnovo della lista di sanzioni dell’UE contro la Russia. Il Paese ha collegato la richiesta della Francia di non includere l’uomo d’affari russo Alisher Usmanov al caso di Mikhail Fridman, che ha citato in giudizio il Granducato per il congelamento dei suoi beni.

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La scorsa settimana Parigi si è unita alla Slovacchia nel chiedere la rimozione di Usmanov dalla lista delle sanzioni. Ora il Lussemburgo sostiene che, se Usmanov verrà tolto dall’elenco, anche Fridman dovrà essere cancellato.

Fridman è impegnato in una lunga battaglia legale con il Lussemburgo sull’applicazione delle sanzioni europee. Chiede un risarcimento per i beni congelati nel Paese, stimati intorno ai 16 miliardi di dollari. Ha inoltre citato in giudizio il Consiglio dell’UE davanti al Tribunale generale europeo.

"La Francia rischia di innescare una corsa al ribasso, l’esatto contrario di ciò che l’UE sta indicando politicamente, vista l’escalation russa in Ucraina ma anche contro gli Stati membri dell’UE nelle ultime settimane", ha dichiarato a Euronews un diplomatico europeo a condizione di anonimato.

La Slovacchia da tempo si batte per togliere dalla lista sia Usmanov che Fridman, oligarchi inseriti da Bruxelles per i loro presunti legami con il Cremlino.

Secondo le norme dell’UE, la lista di 1.600 entità e persone sanzionate deve essere rinnovata ogni sei mesi con il sostegno unanime dei Paesi membri. La scadenza era fissata per martedì, ma è stata prorogata di una settimana per cercare una soluzione diplomatica.

All’inizio della settimana è emerso che la richiesta francese di togliere Usmanov dalla lista era pensata come moneta di scambio per la liberazione di cittadini francesi detenuti in Azerbaigian, una rivelazione che ha irritato altri Stati membri.

Venerdì il Lussemburgo ha alzato ulteriormente la posta, sostenendo in una riunione degli ambasciatori dell’UE che, se la Francia riuscirà a far togliere Usmanov, anche Fridman dovrà essere cancellato.

Per altri Stati membri, l’ultima richiesta del Lussemburgo dimostra chiaramente perché gli interessi nazionali non dovrebbero influenzare le singole decisioni sulle sanzioni: il rischio è un effetto domino, con altre capitali pronte a far valere le proprie priorità.

Gli ambasciatori dell’UE torneranno a riunirsi lunedì. Un funzionario lussemburghese non ha risposto alla richiesta di commento di Euronews.

"Putin capisce solo il linguaggio della forza. Se Parigi vuole davvero portare avanti questa linea, la Francia rischia di far apparire l’UE debole", ha aggiunto il diplomatico.

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