Il giudice Pablo Llarena respinge la richiesta di Carles Puigdemont di applicare la legge di amnistia alla malversazione e mantiene l'ordine di arresto nazionale contro l'ex presidente catalano, esteso anche ad Antoni Comín
La Corte Suprema spagnola ha deciso di non applicare l'amnistia a Puigdemont per il presunto reato di malversazione nel procedimento sul "procés", il movimento indipendentista catalano sfociato nel referendum e nella dichiarazione unilaterale di indipendenza del 2017.
Il tribunale mantiene inoltre in vigore il mandato di arresto nazionale nei confronti dell'ex presidente della Catalogna.
Il magistrato Pablo Llarena, giudice istruttore del caso, ha respinto la richiesta presentata da Carles Puigdemont dopo la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) dello scorso 16 luglio. La stessa decisione riguarda anche l'ex consigliere del governo catalano Antoni Comín, come ha reso noto l'ufficio del potere giudiziario.
Llarena aveva già rifiutato, nel luglio 2024, di applicare la legge di amnistia al reato di malversazione per due motivi: riteneva che vi fosse l'intento di ottenere un vantaggio personale di natura patrimoniale e che i fatti incidessero sugli interessi finanziari dell'Unione europea.
Nella sua nuova ordinanza, il giudice istruttore riconosce che la sentenza della CGUE di luglio impedisce di mantenere il secondo argomento. Il tribunale europeo ha escluso che la secessione di una parte del territorio di uno Stato membro possa, di per sé, incidere sugli interessi finanziari dell'Unione europea.
Tuttavia, Llarena ritiene che la decisione europea non modifichi l'altro presupposto utilizzato per escludere l'amnistia: il presunto intento di ottenere un vantaggio personale di natura patrimoniale.
L'ordinanza sottolinea che la nuova istanza non viene respinta perché l'interpretazione della CGUE sia irrilevante, ma perché i suoi effetti non si estendono all'altro argomento che sosteneva la decisione di non applicare l'amnistia.
Llarena osserva inoltre che le sentenze finora emesse dal Tribunale costituzionale spagnolo sulla legge di amnistia non hanno chiarito la sua applicazione concreta in questo caso.
Secondo l'ordinanza, tali decisioni non hanno annullato l'interpretazione sulla presunta esistenza di un vantaggio personale formulata in questo procedimento, ma non rappresentano neppure una convalida specifica di quel criterio. Il magistrato aggiunge che non è possibile anticipare l'esito dei ricorsi ancora pendenti davanti alla Corte costituzionale.
Il mandato di arresto contro Puigdemont resta in vigore
Llarena inoltre respinge la revoca del mandato di arresto nazionale nei confronti di Puigdemont e Comín.
L'ordinanza spiega che la difesa aveva chiesto di revocare la misura in vista di un eventuale archivio del procedimento, dell'applicazione dell'amnistia o di una presunta doppia persecuzione per gli stessi fatti. Respinte queste richieste, il giudice conclude che non vi sono neppure motivi per far cadere il mandato sulla base di tali argomentazioni.
Il magistrato precisa però che la sua decisione non implica che le misure cautelari siano irrevisibili, né che il rifiuto di applicare l'amnistia giustifichi di per sé qualsiasi restrizione. L'ordinanza si limita a respingere la revoca del mandato in base agli argomenti sollevati in questa occasione e lascia aperta la possibilità di un riesame se dovessero intervenire altre circostanze.
Il mandato è di ambito nazionale, il che significa che Puigdemont e Comín possono essere arrestati se entrano nel territorio spagnolo.
La Corte Suprema respinge il trasferimento del procedimento
Il giudice istruttore respinge inoltre le richieste per trasferire il procedimento al Tribunale superiore di giustizia della Catalogna o ai tribunali di Barcellona.
Viene inoltre respinta la richiesta di archiviazione fondata su una presunta violazione del principio "non bis in idem", che vieta di sottoporre una persona a una doppia azione punitiva per gli stessi fatti. La difesa sosteneva che è già in corso un procedimento di responsabilità contabile davanti alla Corte dei conti spagnola.
In questo modo, i mandati di arresto nazionali contro Puigdemont e Comín restano in vigore. Llarena ribadisce che la sentenza della CGUE non incide sull'argomento che, a suo giudizio, impedisce di applicare la legge di amnistia al reato di malversazione loro contestato.