Un veto franco-slovacco ha costretto gli ambasciatori dell'Ue a prorogare le sanzioni contro la Russia solo per una settimana, nella speranza di raggiungere un accordo
Lo stallo sul rinnovo delle sanzioni dell'Ue contro la Russia si è aggravato lunedì, dopo che Francia e Slovacchia, in un raro sforzo congiunto che ha spiazzato Bruxelles, hanno continuato a chiedere la rimozione dell'imprenditore russo-uzbeko Alisher Usmanov dalla lista nera.
Sanzioni prorogate di una settimana, in attesa di un accordo
Di fronte a una scadenza ormai imminente, gli ambasciatori hanno deciso, come soluzione estrema, di prorogare le sanzioni di una settimana, fino al 22 settembre, per concedersi più tempo e trovare una soluzione che finora si è rivelata molto complessa. "Le consultazioni continueranno e si prevedono ulteriori colloqui a tempo debito", ha dichiarato un portavoce della presidenza irlandese del Consiglio dell'Ue.
"Il rinnovo delle iscrizioni nelle liste è essenziale per continuare a indebolire la macchina bellica della Russia e mantenere la pressione su individui e entità che la sostengono, la rendono possibile e ne traggono beneficio. Questa è una priorità per la Presidenza", ha aggiunto la stessa fonte.
I diplomatici stanno ancora cercando di capire perché la Francia si sia improvvisamente unita alla campagna che la Slovacchia porta avanti da anni per escludere Usmanov dalla lista delle sanzioni, che comprende quasi tremila persone ed entità accusate di sostenere la guerra della Russia contro l'Ucraina. Parigi ha evocato soltanto motivi di "sicurezza nazionale", senza fornire dettagli. Secondo un diplomatico europeo, la delegazione transalpina non ha fornito ulteriori elementi durante la discussione di lunedì.
Usmanov è stato inserito nella lista nera nei primi giorni dell'invasione, a causa dei suoi "stretti legami" con il presidente russo Vladimir Putin e delle sue partecipazioni in "settori chiave" dell'economia russa, secondo il Consiglio dell'Ue. L'imprenditore ha però sempre respinto tali accuse.
La lettera di Erdoğan a Robert Fico
La Slovacchia chiede da tempo che sia Usmanov che Mikhail Fridman, altro oligarca di primo piano, siano rimossi dalla lista. Finora, però, gli altri Stati membri non hanno voluto accogliere la richiesta, che ritengono motivata politicamente. All'inizio di quest'anno, un'inchiesta giornalistica ha reso pubblica una lettera di due pagine che sarebbe stata inviata dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan al primo ministro slovacco Robert Fico, nella quale si chiede aiuto per porre fine a quella che Erdoğan ha definito "una pratica ingiusta" nei confronti di Usmanov.
"Il suo sostegno per ottenerne la rimozione dall'elenco dei soggetti sottoposti a sanzioni e il ripristino dei suoi diritti violati sarebbe estremamente prezioso", ha scritto Erdoğan nella lettera datata 2 marzo 2026. Nel documento si citano Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan come Paesi che sostengono allo stesso modo la rimozione di Usmanov.
Zelensky: "A Usmanov e Fridman non andrebbero offerte ulteriori opportunità"
"Abbiamo una questione distinta legata alla sicurezza nazionale e vorremmo rispondere positivamente ai nostri partner internazionali che si rivolgono a noi riguardo al signor Usmanov", ha dichiarato a Euronews un diplomatico francese. Non è chiaro se la posizione di Parigi sia legata ad eventuali pressioni esercitate dietro le quinte. È evidente, però, che aggiunge una dimensione inattesa al veto slovacco e rende molto più difficile raggiungere un accordo all'unanimità.
Gli Stati membri stanno cercando di prorogare di dodici mesi le sanzioni individuali, per allinearle alle sanzioni economiche che i leader europei hanno esteso di un anno a giugno. Nel mezzo di questi negoziati bloccati, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un duro monito: "Usmanov e Fridman sono esattamente il tipo di esponenti del mondo degli affari russo che devono trovare il coraggio di compiere passi concreti contro la guerra", ha dichiarato. "È proprio questo il tipo di economia cui non andrebbero offerte ulteriori opportunità, mentre l'Ucraina soffre per il terrore russo e per il rifiuto di Putin di fermare la guerra".