La Corte di giustizia UE ritiene conforme la legge di amnistia, anche sul terrorismo. Ma Puigdemont non può ancora rientrare in Spagna: l'ordine di arresto resta valido finché la Corte costituzionale non decide sul suo ricorso
La Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) ha dato un sostanziale via libera alla legge spagnola di amnistia per gli indipendentisti catalani, una decisione che incide direttamente sul caso di Carles Puigdemont, per il quale l'applicazione dell'amnistia è ancora in attesa di decisione davanti al Tribunal Supremo spagnolo. I giudici di Lussemburgo ritengono che la normativa non leda gli interessi finanziari dell'Unione europea e non contrasti con la direttiva in materia di terrorismo.
In risposta a due distinte questioni pregiudiziali inviate dal Tribunal de Cuentas e dall'Audiencia Nacional, quest'ultima legata alla causa del "procés" che indaga Puigdemont per terrorismo, i giudici di Lussemburgo hanno così confermato il parere già espresso dall'avvocato generale della Corte lo scorso novembre.
Pur riconoscendo che la legge è stata approvata in condizioni molto particolari, come condizione posta da ERC e Junts per l'investitura di Pedro Sánchez e senza consultare la giustizia europea, l'avvocato generale aveva già dato il suo via libera alla norma, che aveva definito approvata "in un contesto reale di riconciliazione politica e sociale" ed escludeva che si trattasse di una "autoamnistia".
Nonostante ciò, la CGUE non decide sull'applicazione concreta dell'amnistia a Puigdemont né sulla validità del mandato nazionale di arresto. Questa decisione spetta ai tribunali spagnoli, che dovranno interpretare e applicare la sentenza europea nei procedimenti ancora aperti.
Puigdemont può già tornare in Spagna?
Non nell'immediato. Il via libera della CGUE alla legge di amnistia (PDF) non revoca da solo l'ordine di arresto che pesa su Puigdemont da quasi nove anni. Di quell'ordine decide il Tribunal Supremo, che finora ha rifiutato di applicargli l'amnistia ritenendo che ci sia stato un arricchimento personale nel dirottamento dei fondi del 1-O.
L'ultima parola spetta al Tribunal Constitucional, che sta esaminando il ricorso dell'"ex president", ma non entrerà nel merito prima di ottobre, alla fine della pausa giudiziaria estiva. Solo se la Corte darà ragione a Puigdemont e obbligherà il Tribunal Supremo a ritirare l'ordine, potrà tornare in Spagna senza il rischio di essere arrestato.
Le origini di una legge che ha bloccato due tribunali
Il Congreso ha approvato la legge di amnistia a novembre 2023, come condizione posta da Junts e ERC per investire Pedro Sánchez dopo elezioni senza una maggioranza chiara. La norma estingue i reati legati al "procés" catalano, al referendum illegale del 1º ottobre 2017, alla dichiarazione unilaterale di indipendenza e alla malversazione legata a queste cause, ma esclude l'arricchimento personale e gli atti di terrorismo che abbiano messo in pericolo la vita o l'integrità fisica.
Il PP ha impugnato l'intera legge davanti al Tribunal Constitucional, che il 26 giugno 2025 l'ha avallata con sei voti favorevoli e quattro contrari, con la maggioranza progressista guidata da Cándido Conde-Pumpido che ha respinto l'idea che si trattasse di una "autoamnistia".
Ma quel sostegno non ha chiuso il conflitto: il Tribunal Supremo, con Pablo Llarena come giudice istruttore del "procés", da allora si è rifiutato di applicare la legge a Puigdemont ritenendo che ci sia stato arricchimento personale nel dirottamento dei fondi del 1-O, una lettura che la Sala de Apelaciones dello stesso Supremo ha confermato nell'aprile 2025.
È proprio questo scontro tra tribunali spagnoli ad aver portato la questione a Lussemburgo. Il Tribunal de Cuentas ha chiesto alla CGUE se l'amnistia della responsabilità contabile legata al 1-O incida sugli interessi finanziari dell'UE, mentre l'Audiencia Nacional ha domandato se l'amnistia possa applicarsi ai CDR indagati per terrorismo.
L'avvocato generale Dean Spielmann ha risposto "no" a entrambe le questioni a novembre, spianando la strada alla sentenza di giovedì. Nel frattempo Puigdemont resta in Belgio dall'ottobre 2017, salvo la parentesi della sua fugace apparizione a Barcellona nell'agosto 2024.
Da ora in poi, la sentenza della CGUE entrerà a far parte degli argomenti che dovranno valutare sia il Tribunal Supremo sia il Tribunal Constitucional nei procedimenti pendenti legati all'amnistia.
Il verdetto europeo rafforza la posizione di chi difende la costituzionalità e la compatibilità della norma con il diritto dell'UE, ma non risolve da solo la situazione processuale di Puigdemont.