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Sostenitori dei diritti LGBTQ+ espongono striscioni e bandiere fuori da un tribunale dopo che la polizia ha vietato una conferenza stampa a Istanbul.

Video. Istanbul, repressione contro la comunità LGBTQ: fermati almeno 150 manifestanti

Ultimo aggiornamento:

Martedì 15 settembre la polizia turca ha fermato almeno 150 manifestanti pro-LGBTQ a Istanbul durante una protesta contro la repressione nazionale della comunità.

I manifestanti si sono radunati davanti al tribunale di Çağlayan, chiedendo a gran voce la liberazione delle persone fermate nelle recenti operazioni. La polizia ha circondato il gruppo e ha avvertito che la manifestazione non era autorizzata, poi è intervenuta e ha portato via i manifestanti su alcuni autobus della polizia. Tra i fermati ci sono anche due giornalisti.

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La protesta è seguita a operazioni condotte in tutta la Turchia il 12 e 13 settembre sotto il nome “My Family Is Safe” (“La mia famiglia è al sicuro”). L’attivista femminista Feride Eralp ha dichiarato che in tutto il Paese 162 persone sono state portate in custodia, con oltre 20 arresti e più di 30 fermi a Istanbul. Ha aggiunto che sei associazioni LGBTQ della città sono state perquisite.

Il governo ha collegato queste operazioni all’iniziativa del presidente Recep Tayyip Erdoğan “Decade of the Family and Population” (“Decennio della famiglia e della popolazione”). In Turchia i rapporti tra persone dello stesso sesso non sono illegali, ma la comunità LGBTQ negli ultimi anni ha dovuto affrontare pressioni crescenti da parte delle autorità.

Lunedì l’Unione europea ha espresso preoccupazione per gli arresti e ha sollecitato Ankara al rispetto dei diritti umani.

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