Piano Mattei per l’Africa: 18 Paesi e 76 progetti tra acqua, agricoltura, energia, infrastrutture, digitale, formazione, cultura e sanità. Ecco cosa prevede
Il Piano Mattei per l’Africa è arrivato alla sua fase operativa con un perimetro che oggi comprende 18 Paesi e un portafoglio di 76 progetti principali. La terza relazione annuale sullo stato di attuazione, trasmessa al Parlamento, fotografa una strategia che nel giro di poco più di due anni è passata dai nove Paesi della fase pilota a una rete più ampia di partenariati, finanziamenti e programmi.
Alla base c'è un modello che punta a mettere insieme cooperazione, investimenti pubblici e privati, infrastrutture e formazione, con il coinvolgimento non soltanto dei ministeri italiani ma anche di Cassa Depositi e Prestiti, Sace, agenzie pubbliche, imprese, università, terzo settore e istituzioni finanziarie internazionali.
Il Piano si articola in sei direttrici strategiche: acqua; agricoltura e pesca; energia; infrastrutture fisiche e digitali; istruzione, formazione e cultura; salute.
Acqua, la priorità del Piano Mattei per il 2026
La gestione delle risorse idriche è stata individuata come priorità tematica del Piano Mattei per il 2026, in sintonia con le priorità indicate dall'Unione Africana.
Uno degli interventi più importanti riguarda il Marocco, dove il Fondo italiano per il clima ha deliberato un finanziamento da 100 milioni di euro a sostegno della Strategia nazionale dell'acqua. L'operazione è inserita in un programma complessivo da oltre 347 milioni, al quale partecipano anche istituzioni francesi, tedesche ed europee.
In Tunisia è previsto invece un finanziamento fino a 250 milioni di euro nell'ambito del progetto Tanit-Tandem. L'obiettivo è recuperare le acque reflue trattate e utilizzarle per l'irrigazione dei terreni demaniali, attraverso la realizzazione di cinque impianti di trattamento.
In Congo-Brazzaville è inoltre in corso uno studio di fattibilità per migliorare l'approvvigionamento di acqua potabile della capitale Brazzaville.
Agricoltura e pesca, dalla produzione di cereali al corridoio di Lobito
L'agricoltura è uno degli assi più articolati del Piano Mattei, con interventi che spaziano dalla produzione agricola alla trasformazione industriale, dall'accesso al credito alle infrastrutture necessarie per portare i prodotti sui mercati.
In Algeria, Bonifiche Ferraresi International ha ottenuto una concessione su 36 mila ettari nella Wilaya di Timimoun per sviluppare una filiera integrata che parte dai semi e arriva al prodotto finito. L'obiettivo è una produzione di circa 45 mila tonnellate di cereali all'anno. I sistemi di irrigazione sono già operativi e la prima semina è stata effettuata nell'ottobre 2024.
Altri interventi riguardano la Costa d'Avorio, con 100 milioni di euro destinati a un polo agro-industriale nel nord-est, e il Senegal, dove sono stati stanziati 90 milioni per sostenere la sovranità alimentare.
Tra gli strumenti dedicati alle imprese c'è anche il programma Terra, sostenuto da una garanzia europea superiore a 109 milioni di euro per facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese africane.
Il settore agricolo si intreccia inoltre con le infrastrutture: in Angola Cdp ha previsto fino a 50 milioni di euro per la catena di approvvigionamento agricola e per la riabilitazione di 400 chilometri di strade nell'area del Corridoio di Lobito.
Energia, elettrificazione e biocarburanti: gli investimenti del Piano Mattei
L'energia è uno dei pilastri centrali della strategia italiana, con progetti che puntano sia ad aumentare l'accesso all'elettricità sia a sostenere la transizione verso fonti rinnovabili.
Il Piano Mattei partecipa alla Mission 300, il programma promosso da Banca mondiale e Banca africana di sviluppo che punta a mobilitare circa 90 miliardi di dollari per portare l'accesso all'elettricità a 300 milioni di africani entro il 2030. L'Italia contribuisce attraverso 150 milioni di euro del Fondo italiano per il clima, destinati a un progetto in Costa d'Avorio.
In Mozambico sono stati approvati altri 100 milioni per il programma Ascent, che prevede sistemi rinnovabili off-grid per circa un milione di famiglie e l'elettrificazione di 250 strutture sanitarie nelle aree più remote.
Il Piano sostiene anche la produzione di biocarburanti avanzati. In Kenya, 75 milioni di dollari del Fondo per il clima sono destinati agli impianti di produzione di olio vegetale e alla valorizzazione dei sottoprodotti agricoli. Il progetto ha già coinvolto circa 140 mila agricoltori e punta a utilizzare materie prime coltivate su terreni degradati.
Resta inoltre strategico il progetto Elmed, l'elettrodotto sottomarino che collegherà Italia e Tunisia, insieme agli interventi sulla formazione professionale legata alla transizione energetica.
Corridoio di Lobito, il grande progetto infrastrutturale africano
Tra le infrastrutture fisiche, il Corridoio di Lobito rappresenta uno dei progetti di maggiore rilevanza strategica. L'asse collega le aree minerarie dell'Africa centrale ai porti dell'Atlantico e coinvolge Angola, Repubblica Democratica del Congo e Zambia.
L'Italia è inserita nel memorandum d'intesa del progetto insieme a Stati Uniti, Unione europea e Paesi africani coinvolti.
Nel quadro del Piano Mattei-Global Gateway, Cdp, Sace e Africa Finance Corporation hanno inoltre firmato un accordo da 250 milioni di euro per finanziare infrastrutture strategiche nei settori dell'energia, dei trasporti, delle risorse naturali, dell'industria e delle telecomunicazioni.
Digitale e intelligenza artificiale, il nuovo asse del Piano Mattei
La strategia italiana non riguarda soltanto strade, porti ed energia. Una parte crescente degli interventi è dedicata alla transizione digitale e all'intelligenza artificiale.
L'AI Hub for Sustainable Development, finanziato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy con 14,9 milioni di euro in tre anni, è passato dalla fase di progettazione a quella operativa. Il programma ha raccolto centinaia di manifestazioni di interesse per i percorsi dedicati a infrastrutture di calcolo e formazione e ha già sostenuto 120 innovatori africani.
A questo si aggiunge il programma Digital Flagship, che dispone di 2,7 milioni di euro per mobilitare fino a 80 milioni tra finanziamenti a dono, investimenti e partenariati in Ghana, Mozambico, Senegal e Costa d'Avorio.
In Tunisia, la Terna Innovation Zone lavora invece sulla formazione universitaria nel settore energetico, sulle startup e sulla cooperazione tecnica con la società tunisina dell'elettricità e del gas, anche in relazione al progetto Elmed.
Istruzione e formazione, il Piano Mattei punta sui giovani
La formazione è considerata uno degli strumenti per costruire partenariati di lungo periodo e, allo stesso tempo, contrastare la fuga di cervelli e favorire opportunità professionali nei Paesi di origine.
In Algeria sta per partire il Centro Enrico Mattei di Sidi Bel Abbes, destinato a diventare un polo regionale per la formazione professionale nel settore agricolo e agroalimentare rivolto al Sahel e più in generale all'Africa. L'Università della Tuscia è impegnata nell'avvio delle attività grazie a un finanziamento di 2,5 milioni di euro.
In Tunisia il progetto Tanit Knowledge Transfer prevede invece un centro tecnologico multifunzionale a Mograne. L'esperienza del centro dedicato alla transizione energetica realizzato in Marocco viene estesa anche a Kenya e Sudafrica.
In Egitto sono stati avviati protocolli tra istituti tecnici superiori italiani e istituti egiziani nei settori biomedico, farmaceutico e della meccatronica.
Il capitolo formazione comprende inoltre programmi di ricerca, formazione degli alti funzionari pubblici e il rilancio del Centro Luigi Broglio dell'Agenzia spaziale italiana in Kenya come hub di formazione spaziale per il continente africano.
Cultura, dal Colosseo a Pompei: i progetti italiani in Africa
La cooperazione prevista dal Piano Mattei comprende anche la cultura e la valorizzazione del patrimonio.
Un esempio è il gemellaggio tra il Colosseo e l'anfiteatro di El Jem, in Tunisia, accompagnato da progetti per la valorizzazione turistica dei siti archeologici tunisini.
Con l'Algeria è invece in corso la negoziazione di un memorandum per un futuro gemellaggio tra il Parco archeologico di Pompei e l'antica città di Timgad.
La collaborazione culturale con l'Egitto è stata rafforzata anche attraverso la mostra I tesori dei faraoni alle Scuderie del Quirinale, mentre a livello continentale il programma World Heritage in Africa punta ad aumentare il numero dei siti africani riconosciuti dall'Unesco.
Sanità, gli interventi in Costa d'Avorio ed Etiopia
La sesta direttrice è quella della salute, con interventi concentrati soprattutto sul rafforzamento dei sistemi sanitari locali e sulla formazione del personale.
In Costa d'Avorio sono stati mobilitati complessivamente 74 milioni di euro, di cui 55 milioni a credito e 19 milioni a dono. Il programma coinvolge l'Università Cattolica del Sacro Cuore, l'Università di Padova e il Cuamm e prevede interventi dedicati alla salute materno-infantile, al potenziamento dei reparti neonatali, al rafforzamento di strutture ospedaliere e alla formazione infermieristica.
In Etiopia sono stati destinati 16,6 milioni di euro a diversi presidi sanitari, con particolare attenzione all'area di Shire.
La componente sanitaria viene inoltre collegata ad altri settori del Piano, dall'elettrificazione con impianti fotovoltaici degli ospedali alla lotta alla desertificazione.
Come viene finanziato il Piano Mattei: Fondo clima, Sace e investimenti privati
Una delle caratteristiche del Piano è la costruzione di una vera e propria architettura finanziaria destinata a combinare risorse pubbliche, garanzie e capitali privati.
Il Comitato tecnico del Fondo italiano per il clima ha approvato 15 interventi in Africa per circa 1,2 miliardi di euro. A questi si aggiungono oltre 4 miliardi di euro di garanzie Sace mobilitate nell'ambito dei progetti.
Tra gli strumenti creati per attrarre capitali c'è la Mattei Plan and Rome Process Financing Facility, istituita presso la Banca africana di sviluppo con la partecipazione iniziale di Italia, Emirati Arabi Uniti e Danimarca. La componente italiana prevede 90 milioni di euro per progetto sotto forma di finanziamenti concessionali, accompagnati da 47 milioni di euro di contributi a fondo perduto.
C'è poi la Growth and Resilience Platform for Africa gestita da Cdp e il Plafond Africa, che consente a Cdp di impegnare fino a 500 milioni di euro di risorse proprie per imprese stabilmente operative nel continente, con una garanzia statale dell'80 per cento.
Il debito africano e la conversione dei crediti italiani
Un altro capitolo riguarda il debito. Nel 2025 è stata avviata la conversione di circa 269 milioni di euro di crediti bilaterali italiani verso Paesi africani a basso o medio reddito in progetti di sviluppo concordati con i Paesi partner.
L'obiettivo dichiarato è convertire nell'arco di dieci anni l'intero ammontare del debito relativo ai Paesi classificati dalla Banca mondiale come meno sviluppati e dimezzare quello dei Paesi a reddito medio-basso.
La misura si inserisce in un contesto nel quale, secondo la relazione, sono almeno 22 i Paesi africani in situazione di stress debitorio, mentre il debito estero complessivo del continente ha superato quota mille miliardi di dollari.
Dal Piano Mattei al "Sistema Italia": chi partecipa alla strategia
Il Piano Mattei non è costruito come un programma affidato a un solo ministero. La relazione sottolinea il coinvolgimento di quasi tutti i dicasteri, insieme al terzo settore e alla rappresentanza della diaspora africana in Italia.
Nel cosiddetto Sistema Italia rientrano Cdp, Sace, le agenzie pubbliche, Confindustria, Fondazione MedOr, Anci, Conferenza delle Regioni, università e altri soggetti.
Sul piano internazionale, la collaborazione coinvolge Unione europea, Banca mondiale, Banca africana di sviluppo, Undp, Ifad e Fao, con l'obiettivo di integrare il Piano Mattei con il Global Gateway europeo e con le principali iniziative multilaterali.
Piano Mattei, da nove a 18 Paesi: dove si è allargato
La prima fase del Piano comprendeva nove Paesi: Algeria, Congo-Brazzaville, Costa d'Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico e Tunisia.
Nel gennaio 2025 il perimetro si è allargato con Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania, arrivando a 14 partner.
Nel marzo 2026 sono entrati altri quattro Paesi: Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia.
È così arrivato a 18 il numero delle nazioni direttamente comprese nel perimetro operativo del Piano Mattei, che oggi si presenta come una strategia articolata su energia, risorse, infrastrutture, formazione e cooperazione, con un crescente ruolo delle imprese e della finanza privata.