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Esclusiva: il silenzio che ha fatto cadere il veto ungherese sull'adesione dell'Ucraina all'UE

Péter Magyar a Bruxelles.
Péter Magyar a Bruxelles. Diritti d'autore  Virginia Mayo/Copyright 2026 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2026 The AP. All rights reserved
Di Jorge Liboreiro & Sasha Vakulina & Sandor Zsiros & Luca Bertuzzi
Pubblicato il
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In un retroscena esclusivo, Euronews ricostruisce il braccio di ferro che ha portato l’Ungheria a revocare il veto all’adesione dell’Ucraina all’UE. C'entrano i diritti delle minoranze ungheresi, ma l'accordo non è stato ancora reso noto. Magyar entusiasta, più cauta Kiev

Gli ambasciatori riuniti a Bruxelles erano in sala da quasi dodici ore senza interruzione.

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L’elenco dei temi sembrava infinito: competitività, difesa, migrazione, azione per il clima, il conflitto in Medio Oriente e perfino una direttiva sulla tassazione del tabacco. E i diplomatici cominciavano a risentirne.

Poi, proprio quando la riunione stava per concludersi, all’ordine del giorno è stato aggiunto un nuovo punto.

Cipro, il Paese che detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, aveva ricevuto il segnale che attendeva con ansia da giorni: l’Ungheria era pronta a revocare il suo controverso veto sull’adesione dell’Ucraina.

Questo resoconto si basa su interviste a diversi funzionari e diplomatici che hanno parlato a condizione di anonimato per raccontare gli eventi che hanno portato allo sblocco.

Per due anni il veto si è rivelato insormontabile. La Polonia e la Danimarca, che hanno esercitato le precedenti presidenze, avevano promesso di superare lo stallo come priorità assoluta. Nonostante i loro sforzi, non ci sono riuscite e il blocco è rimasto.

Cipro era determinata a non fare la stessa fine. Per il Paese si è presentata un’occasione irripetibile dopo le elezioni ungheresi del 12 aprile, che hanno estromesso Viktor Orbán, l’architetto del veto, e portato al potere Péter Magyar.

La transizione ha innescato una raffica di negoziati a porte chiuse tra Bruxelles, Budapest e Kiev, culminati in una sola domanda la sera di mercoledì.

"Qualcuno ha obiezioni?" ha chiesto all’aula l’ambasciatore cipriota.

Alla domanda ha fatto seguito il silenzio. Quel silenzio ha fatto cadere il veto.

L’ambasciatore è stato quindi autorizzato a inviare due lettere a Ucraina e Moldavia, per informarli della disponibilità ad aprire il primo gruppo di capitoli dei negoziati di adesione all’UE, il cosiddetto cluster dei "fondamentali", che riguarda lo stato di diritto, i diritti umani e il sistema giudiziario.

Sulla carta era solo un semplice passaggio procedurale. Nella pratica è stato un risultato di enorme portata che ha messo fine a due lunghi anni di paralisi e frustrazione.

Nella sala non è partito alcun applauso. Ma il sollievo era palpabile.

"Tutta Bruxelles aspettava questo momento" ha commentato un diplomatico. "È incredibile. È una buona notizia".

L’apertura formale del primo cluster è prevista per il 15 giugno a Lussemburgo.

Il valore del dialogo

I semi dello sblocco di mercoledì erano stati piantati all’inizio di maggio, quando Ungheria e Ucraina hanno avviato consultazioni sui diritti delle minoranze. Il primo round di colloqui tra i ministri degli Esteri si è svolto online il 20 maggio, in un clima positivo.

La situazione della minoranza ungherese nella regione ucraina della Transcarpazia occidentale è da tempo motivo di forti tensioni tra i due Paesi, una questione resa particolarmente sensibile dal nazionalismo presente su entrambi i fronti.

In Ungheria il tema gode di un ampio sostegno trasversale. Dopo la Prima guerra mondiale, il Paese firmò il Trattato di Trianon nel 1920, perdendo due terzi del proprio territorio e oltre tre milioni di ungheresi. L’evento è considerato uno dei traumi fondativi della storia nazionale ungherese.

Budapest ha criticato duramente gli sforzi di Kiev per rafforzare la lingua di Stato dopo l’annessione illegale della Crimea da parte della Russia. La legge sull’istruzione adottata dall’Ucraina nel 2017 ha irritato in modo particolare l’Ungheria, perché ha rafforzato l’uso dell’ucraino negli ultimi anni di scuola. Kiev ha poi approvato una legge sulla lingua per consolidare ulteriormente l’ucraino nella pubblica amministrazione.

Nel 2023 l’Ucraina ha modificato la legge sulle minoranze nazionali (comunità) per allinearla ai criteri di adesione all’UE e alle raccomandazioni della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa.

Il nuovo testo ha consentito l’uso delle lingue dell’UE e di quelle delle minoranze nazionali nella pubblicità politica, nelle scuole private, nelle università, nelle organizzazioni studentesche che rappresentano le minoranze nazionali e nel settore dei media.

Allo stesso tempo, lo studio dell’ucraino come lingua di Stato è rimasto obbligatorio in tutte le istituzioni educative, sebbene l’insegnamento potesse essere impartito in lingue dell’UE.

Nonostante ciò, le tensioni sono rimaste elevate.

L’adesione dell’Ucraina all’UE era bloccata da due anni.
L’adesione dell’Ucraina all’UE era bloccata da due anni. Geert Vanden Wijngaert/Copyright 2024 The AP. All rights reserved

Con l’avvio delle consultazioni, le due parti cercavano un compromesso per allentare le tensioni e ristabilire relazioni bilaterali, precipitate ai minimi storici dai ripetuti veti di Orbán. Secondo funzionari e diplomatici, i colloqui sono proseguiti in buona fede e a un ritmo serrato, con speranze di riconciliazione in costante crescita.

Nel frattempo Cipro ha avviato un canale di discussione separato tra la presidenza, la Commissione e l’Ungheria per preparare il terreno all’apertura del primo cluster. Budapest voleva assicurarsi che qualsiasi intesa bilaterale fosse riflessa nel processo di adesione, mentre Cipro e la Commissione erano determinate a evitare concessioni ingiustificate all’Ucraina. L’obiettivo era una soluzione win-win per tutti.

Il 26 maggio Taras Kachka, vice primo ministro ucraino per l’integrazione europea, ha dichiarato a Euronews che il suo Paese stava offrendo a Magyar ciò che aveva offerto a Orbán.

"L’Ucraina tratta la comunità ungherese nel Paese con pieno rispetto. Tutte le loro esigenze oggi sono soddisfatte" ha detto Kachka nell’intervista. "Non si tratta di un impegno futuro, è la realtà".

"Per noi loro (la minoranza ungherese) sono una parte assolutamente integrante della società ucraina, nel pieno rispetto della loro identità nazionale" ha aggiunto.

Pochi giorni dopo, il 29 maggio, Péter Magyar ha incontrato a Bruxelles la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per sbloccare 16,4 miliardi di euro di fondi per la ripresa e la coesione che erano congelati a causa del deterioramento democratico.

Nella conferenza stampa seguita al molto pubblicizzato incontro, sia Magyar sia von der Leyen hanno negato che lo sblocco dei fondi fosse stato subordinato alla revoca del veto ungherese sull’adesione.

Magyar ha però affermato di aspettarsi da Kiev delle "garanzie" sui diritti delle minoranze, un termine che non presumeva modifiche costituzionali, anche perché l’Ucraina non può modificare la Costituzione sotto la legge marziale.

Durante la permanenza a Bruxelles, il ministro degli Esteri di Magyar ha incontrato Marta Kos, commissaria europea per l’Allargamento, informandola sui progressi delle consultazioni.

Il via libera di Magyar

Le cose si sono mosse rapidamente dopo l’incontro tra Magyar e von der Leyen. Nei giorni successivi Ungheria e Ucraina hanno raggiunto un’intesa preliminare a livello tecnico.

La notizia è arrivata a Bruxelles, facendo impennare le aspettative.

"Sapevamo che ci sarebbe stato un accordo" ha detto un alto diplomatico, sottolineando che lo sblocco dei fondi europei ha agevolato il processo. "Ma la questione è risalita fino ai massimi livelli". Al vertice c’era lo stesso Magyar.

Martedì si trovava a Berlino con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Lì il leader ungherese si è detto "molto ottimista" sulle consultazioni ed ha espresso fiducia di poter incontrare a breve il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, che ha ripetutamente sollecitato l’avvio dei negoziati di adesione.

"Sono pronto a incontrare il presidente ucraino all’inizio della prossima settimana, se riusciremo a trovare un accordo su questi diritti umani fondamentali" ha affermato.

Mercoledì, mentre a Bruxelles gli ambasciatori si riunivano per la loro riunione fiume, Magyar è atterrato a Parigi per incontrare il presidente francese Emmanuel Macron. Al termine del faccia a faccia, Magyar ha dato il suo via libera personale all’intesa tecnica.

Mentre la presidenza cipriota riceveva il via libera a procedere con i preparativi per il primo cluster, Magyar ha pubblicato sul suo account Facebook un video registrato a Parigi, confermando la "grande notizia" dell’accordo.

"Centomila ungheresi riavranno i loro diritti fondamentali" ha dichiarato Magyar.

L’accordo, che non è stato ancora reso pubblico, riguarda il libero uso dei simboli nazionali ungheresi e il diritto ai certificati scolastici, ha spiegato.

Péter Magyar e Emmanuel Macron.
Péter Magyar e Emmanuel Macron. Thomas Padilla/Copyright 2026. The AP. All rights reserved

La misura forse più significativa è l’istituzione di uno status specifico per le scuole delle minoranze. La gestione scolastica avverrà nella lingua madre e i genitori potranno bloccare qualsiasi ampliamento dell’uso dell’ucraino, ha spiegato.

Nelle città dove le minoranze superano il 10% della popolazione, l’ungherese sarà ammesso nell’amministrazione pubblica, diventando di fatto una lingua ufficiale. Anche l’attività politica e la campagna elettorale potranno svolgersi nelle lingue delle minoranze.

Elemento cruciale, l’accordo riguarda tutte le minoranze nazionali legate a Stati membri dell’UE, escludendo di fatto i russi.

"In sole tre settimane abbiamo ottenuto ciò che Viktor Orbán e il suo governo non sono riusciti a ottenere in dieci anni", ha detto Magyar.

I funzionari ucraini, solitamente pronti a reagire alle notizie positive, hanno risposto con un’insolita prudenza. Contattato da Euronews, il ministero degli Esteri non ha rilasciato dichiarazioni immediate, nonostante i titoli in arrivo da Bruxelles.

Il primo a reagire è stato Taras Kachka, sebbene con molto ritardo rispetto alla notizia, ringraziando la presidenza cipriota per gli sforzi compiuti. Con cautela ha definito quanto accaduto un "passo verso" l’apertura del primo cluster. Non ha citato l’Ungheria né l’intesa con Budapest.

Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, direttamente coinvolto nelle consultazioni, ha diffuso una sua dichiarazione solo giovedì mattina.

"Stiamo aprendo un nuovo capitolo nelle relazioni tra Ucraina e Ungheria, fondato sul rispetto reciproco, sulla fiducia e sul nostro comune futuro europeo" ha affermato. "L’Ucraina va avanti".

I funzionari ucraini non hanno commentato il contenuto dell’accordo e non hanno reso note le misure o i compromessi concordati con l’Ungheria.

In ogni caso, di fatto il veto è stato revocato.

Funzionari e diplomatici a Bruxelles hanno riassunto i propri sentimenti in una sola parola: "Finalmente".

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