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Il Portogallo plasma il futuro dei sottomarini nell'Artico e influenza le acquisizioni del Canada

Il sottomarino Arpão della Marina portoghese in missione nell'Artico
Il sottomarino Arpão della Marina portoghese in missione nell'Artico Diritti d'autore  Marinha Portuguesa
Diritti d'autore Marinha Portuguesa
Di João Azevedo
Pubblicato il
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Con il sottomarino Arpão, il Portogallo è il primo Paese a usare un sottomarino convenzionale sotto il ghiaccio artico, ampliando le opzioni per le acquisizioni degli alleati Nato, in particolare il Canada

Il ghiaccio marino artico, monitorato via satellite dal 1978, si è ridotto sensibilmente negli ultimi decenni. Nel marzo 2026 si è registrato il dato più basso di sempre: 14,33 milioni di chilometri quadrati.

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Con l'Artico che si riscalda quasi quattro volte più velocemente del resto del pianeta, si stanno aprendo nuove rotte marittime e opportunità economiche. Da secoli l’estremo Nord attira l’interesse globale per le sue risorse naturali, come petrolio, gas e minerali strategici.

Negli ultimi dodici anni anni il numero di navi operative nella regione è aumentato del 40 per cento, mentre le distanze percorse sono cresciute del 95 per cento, secondo il Consiglio Artico, forum internazionale con focus sulla regione.

Nonostante lo scioglimento dei ghiacci renda la regione più accessibile, la navigazione resta estremamente complessa.

Il ghiaccio più sottile favorisce la frammentazione e la formazione di iceberg, mentre le lastre alla deriva possono accumularsi formando strutture irregolari, anche sommerse, che rappresentano un grave rischio, soprattutto per i sottomarini.

Per i sottomarini convenzionali, con autonomia limitata, il pericolo è maggiore, perché in presenza di ghiaccio compatto emergere sopra il livello dell'acqua può diventare impossibile.

"Per molti aspetti, andare nello spazio è più facile che far operare delle navi nelle regioni polari", afferma Ekaterina Uryupova, ricercatrice all'Arctic Institute.

In quanto teatro operativo dalle condizioni estreme, la navigazione sotto i ghiacci artici è stata riservata, dalla fine degli anni Cinquanta, ai sottomarini nucleari, per lo più lunghi oltre 100 metri, veloci e con un'autonomia praticamente illimitata.

La Marina portoghese però è diventata nel 2024 la prima a portare un sottomarino convenzionale nell'Artico in epoca recente.

Il sottomarino portoghese Nrp Arpão è sceso nelle acque gelide della regione tra aprile e giugno 2024.

Sottomarino Arpão
Sottomarino Arpão Marina militare portoghese

L'equipaggio, composto da circa 30 membri e guidato dal comandante Taveira Pinto, è rimasto sotto i ghiacci per quattro giorni al largo della Groenlandia.

La missione, durata complessivamente 78 giorni nell’ambito dell’operazione Nato Brilliant Shield, ha incluso 1.800 ore di navigazione, di cui 1.500 in immersione. Dopo una prima fase di test, il sottomarino ha fatto scalo a Nuuk, per poi proseguire oltre il Circolo Polare Artico.

Determinante è stata la tecnologia "Aip" (propulsione indipendente dall’aria), che consente ai sottomarini diesel-elettrici di restare immersi fino a due o tre settimane senza bisogno di ossigeno esterno.

L’operazione è stata inoltre preparata con sette mesi di lavoro, tra studio dell’area, addestramento e modifiche tecniche.

Arpão nell’Artico
Arpão nell’Artico Marinha de Portugal

Tra queste, l’installazione di sonar ad alta frequenza e sensori per rilevare lo spessore del ghiaccio, oltre a protezioni per i masti, per evitare danni in caso di impatto. Durante la missione, l’equipaggio ha incontrato formazioni di ghiaccio estese fino a 90 metri sotto la superficie, in un ambiente caratterizzato da condizioni acustiche complesse e opzioni limitate in caso di emergenza.

Un momento chiave è stata l’operazione nella Marginal Ice Zone, area di transizione tra ghiaccio compatto e mare aperto, dove la frammentazione e il moto delle lastre rendono la navigazione particolarmente rischiosa. Qui, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, un sottomarino occidentale ha operato con successo.

Arpão
Arpão Marinha de Portugal

Il Canada studia l'Arpão per le future acquisizioni di sottomarini

L’esperienza ha permesso di sviluppare nuove tecniche e di elaborare un manuale operativo per la navigazione artica, condiviso con gli alleati Nato.

Le lezioni apprese riguardano soprattutto la sicurezza e la capacità di operare in un ambiente estremamente complesso: dalla protezione strutturale dei sottomarini all’uso di sonar per monitorare il ghiaccio sia sopra sia sotto l’unità, fino alla gestione delle interferenze acustiche causate da ghiaccio e correnti.

In particolare, il Canada sta studiando il caso portoghese per adattare la propria futura flotta di sottomarini, destinata a sostituire le unità della classe Victoria. Ottawa prevede di acquistare fino a dodici nuovi sottomarini con capacità avanzate, in un programma che potrebbe costare fino a 100 miliardi di dollari.

L’osservazione dell'Arpão in "operazioni vicino, sopra e sotto il ghiaccio", ha dichiarato il vicecomandante della forza sottomarina canadese, Harrison Nguyen-Huynh, aiuterà Ottawa nella modernizzazione dei propri battelli, anche perché uno dei requisiti principali del programma di acquisizione in corso è proprio la capacità di operare nell’ambiente artico.

L'Artico canadese rappresenta il 40 per cento del territorio del Paese e oltre il 70 per cento della sua linea costiera. Uno dei requisiti fondamentali per le acquisizioni della Marina di Ottawa è proprio quello di operare in ambiente artico.

L'Artico è un'area strategica per Russia, Cina e Nato

Nel frattempo, l’Artico assume un’importanza crescente anche sul piano geopolitico.

La Russia mantiene una forte presenza militare nella penisola di Kola e ha aumentato l’attività sottomarina nel Nord Atlantico. La Cina investe nella cosiddetta Via della Seta Polare per ridurre i tempi di navigazione tra Asia ed Europa.

In questo scenario, la missione dell’Arpão dimostra che anche i sottomarini convenzionali possono avere un ruolo rilevante. Pur con limiti di velocità e autonomia, sono infatti molto silenziosi e quindi adatti a missioni di sorveglianza e intelligence.

Per la Nato, operare nell’Artico significa saper rilevare, seguire e contrastare minacce in un ambiente dove discrezione e capacità di adattamento sono decisive.

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