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Italia costretta ancora al rigore: rapporto deficit-Pil al 3,1%, Giorgetti "situazione eccezionale"

Il ministro Giorgetti durante una riunione a Bruxelles lo scorso novembre
Il ministro Giorgetti durante una riunione a Bruxelles lo scorso novembre Diritti d'autore  (AP Photo/Omar Havana)
Diritti d'autore  (AP Photo/Omar Havana)
Di Gabriele Barbati
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Il Consiglio dei ministri ha approvato il Dfp 2026. Il responsabile dell'economia Giorgetti parla di uno spartiacque decisivo con la guerra in Iran, che impone nuove strategie economiche. Il debito risente ancora del Superbonus per l'edilizia

Il governo ha dato il via libera al Documento di finanza pubblica (Dfp) per il 2026, che fotografa una situazione economica difficile per l'Italia.

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Presentandone il testo mercoledì, Giancarlo Giorgetti ha confermato la revisione al ribasso delle stime di crescita: "In sintesi, noi abbiamo adeguato il Pil per il 2026-27 che scende nel '26 da 0,7 a 0,6%, nel '27 da 0,8 a 0,6%, nel '28 da 0,9 a 0,8%".

Secondo il ministro dell'Economia e delle Finanze, le previsioni sono frutto di una realtà in evoluzione e segnata da eventi eccezionali, come l'inizio della guerra in Medio Oriente.

"Tutto questo dibattito rispetto all'uscita dalla procedura di deficit eccessivo a me interessava moltissimo fino al 28 febbraio 2026. Dopo quella data mi interessava assolutamente relativamente meno", con riferimento ai costi maggiorati dell'energia che si sono sommati alle spese extra per la difesa innescata dall'invasione russa dell'Ucraina dal 2022.

Sul fronte dei conti pubblici, infatti, il rapporto tra deficit e Pil viene stimato al 3,1 per cento, dunque ancora superiore alla soglia prevista dal Patto di Stabilità dell'Ue (3 per cento). Il Paese resta dunque legato alla procedura di deficit eccessivo, che pone limiti alle capacità di spesa dell'esecutivo.

Debito, deficit e sfide internazionali: la strategia del governo

Giorgetti ha citato l'allenatore Vujadin Boskov, usando la punizione dagli undici metri del calcio per commentare la situazione attuale: "Rigore è quando l'arbitro fischia, quindi l'arbitro ha deciso rigore, si può essere d'accordo o no, ma queste sono le regole del gioco".

Tuttavia, la gestione del debito pubblico resta complessa. I dati dicono 137,1 per cento del Pil nel 2025, 138,6 per cento nel 2026, 138,5 nel 2027 e 137,9 nel 2028.

Il ministro ha voluto specificare che questi numeri risentono pesantemente del Superbonus, un investimento deciso da esecutivi precedenti. "Ci pesa per 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà la coda di 20 miliardi nel 2027. Senza questi dati l'andamento sarebbe stato discendente", ha detto Giorgetti.

Non a caso, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni, l'Italia ha chiesto una deroga al Patto di stabilità, che l'Ue ha finora negato. Il governo non esclude dunque di muoversi autonomamente su eventuali scostamenti, qualora l'Europa non intervenga.

"Siamo come medici in un ospedale da campo: abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti e che dobbiamo curare. Non possiamo dargli l'aspirina", ha detto Giorgetti ironizzando sulla necessità di prevedere cosa accadrà nel contesto attuale.

"Qualche collega a volte mi ha chiesto: cosa prevede? Ho detto: chiedetelo a Trump".

Giorgetti ha parlato anche di nucleare e sicurezza economica

Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dfp) è il documento programmatico introdotto nel 2025 per la pianificazione economica e finanziaria italiana che prospetta la strategia di finanza pubblica, gli obiettivi di crescita e gli interventi per investimenti e occupazione.

Il governo però prosegue anche su altri fronti. Ai media Giorgetti ha ribadito che la questione del nucleare è legata alla "sicurezza nazionale che è strettamente connessa alla sicurezza economica".

Riguardo alla proroga dei tagli alle accise, il ministro ha precisato che la decisione arriverà la prossima settimana, con la priorità di proteggere gli autotrasportatori. Infine, sul decreto sicurezza, Giorgetti assicura un "esame rigoroso delle coperture" da parte della Ragioneria, confermando che il governo non intende toccare le risorse destinate al piano casa.

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