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Guerra in Iran, Marina militare italiana: "Pronti a sminare Hormuz a fine conflitto"

Una nave cargo naviga nel Golfo Persico in direzione dello Stretto di Hormuz, mercoledì 22 aprile 2026. (Foto AP)
Una nave cargo naviga nel Golfo Persico in direzione dello Stretto di Hormuz, mercoledì 22 aprile 2026. (Foto AP) Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Arnold KOKA
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L'Italia ha una delle flotte più avanzate della Nato per le operazioni di sminamento. Otto unità classe Gaeta e due più datate della classe Lerici sono parte della quinta divisione navale ormeggiata a La Spezia

L'Italia è pronta a sminare lo Stretto di Hormuz. Lo ha affermato mercoledì il capo di Stato maggiore della Marina militare, l'ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, in Commissione Difesa alla Camera.

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"La Marina militare è pronta a effettuare un'operazione di sminamento, ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate e come tutte le operazioni in aree delicate comportano dei rischi", ha dichiarato l'ammiraglio Berutti Bergotto.

Lo aveva già preannunciato la premier Giorgia Meloni, che al vertice di Parigi del 17 aprile per la messa in sicurezza di Hormuz aveva garantito: "L'Italia farà la sua parte".

La flotta italiana di cacciamine è tra le più avanzate della Nato

Con dieci unità specializzate nello sminamento, l'Italia ha una delle flotte più avanzate della Nato.

La quinta divisione navale è ormeggiata a La Spezia ed è composta da otto navi della classe Gaeta e due della precedente classe Lerici. Si tratta di navi lunghe circa 52 metri e con equipaggi di 40 militari.

Le unità Gaeta dispongono di sonar antimina a profondità variabile e multifrequenza, che permettono la scoperta di mine galleggianti e da fondo. Hanno inoltre veicoli subacquei filoguidati (Rov), che operano a centinaia di metri di profondità per la rimozione in sicurezza di ordigni esplosivi.

La competenza nello sminamento è anche assicurata dall'esperienza della Marina nel settore. "Ogni anno sono mediamente 14mila gli ordigni bonificati in mare o sulle spiagge", ha dichiarato Berutti Bergotto.

"Si tratta ovviamente di residui bellici, e questo ci ha permesso di mantenere un'elevata preparazione e capacità", ha aggiunto.

La missione nello Stretto è prevista solo in caso di tregua o fine del conflitto, aspetto su cui già Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno insistito più volte.

"Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso a Hormuz senza una tregua e senza un'iniziativa multilaterale estesa", aveva dichiarato a metà marzo Crosetto.

L'intervento dei cacciamine "deve essere fatto a ostilità concluse", ha ribadito Berutti Bergotto. "Noi siamo pronti. Da sempre la Marina militare mantiene uno stato di prontezza, e siamo preparati per questo lavoro".

L'Iran ha lasciato libera da mine la rotta più vicina alle proprie coste

Dall'inizio del conflitto con gli Stati Uniti e Israele, l'Iran ha minato parte dello Stretto di Hormuz per impedire il passaggio di navi militari e petroliere.

La flotta dell'esercito iraniano è obsoleta e poco adatta alle operazioni convenzionali. I pasdaran hanno preferito un approccio asimmetrico anche in mare, basato su mine, barchini e sabotaggi.

Il numero di mine disposte nell'area non è noto. Teheran ne ha tra le cinquemila e le seimila nel proprio arsenale, secondo un rapporto del Congresso degli Stati Uniti pubblicato all'indomani della guerra dei dodici giorni tra Israele e l'Iran nel 2025.

A inizio marzo, l'Institute for the Study of War stimava che l'Iran ne avesse disposte solo una decina. Il numero potrebbe essere aumentato esponenzialmente, nonostante Washington abbia rivendicato la distruzione di sedici navi posamine iraniane.

Le mine possono essere posizionate anche da imbarcazioni più piccole, generalmente preferite dalla marina dei pasdaran perché più rapide e difficili da individuare.

Intanto, Teheran ha indicato come pericolosa l'area dello Stretto più vicina alle coste dell'Oman. Sarebbe libera invece la rotta navale che costeggia l'isola iraniana di Larak e il porto di Bandar Abbas.

Gli ayatollah pensano al post-conflitto. Lo sminamento richiede mesi e lasciare libera la rotta di fronte alle proprie coste permette il transito delle proprie navi e il controllo dei tanker stranieri, con annesso un possibile pedaggio.

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