La Guardia rivoluzionaria iraniana si è trasformata da forza ideologica a potenza economico-militare dominante, espandendosi nella regione e ridefinendo gli equilibri interni del Paese. Oggi è al centro di un sistema politico in evoluzione, tra cambi di leadership e consolidamento del potere
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) iraniano sembra avere assunto un ruolo centrale nel processo decisionale del Paese, portando avanti la linea dura nel conflitto in corso con Stati Uniti e Israele. Il gruppo risponde direttamente alla Guida suprema, scavalca i leader civili e opera con crescente autonomia.
Il comandante dell'Irgc, Ahmad Vahidi, starebbe prendendo decisioni militari e politiche, a fianco della Guida suprema Mojtaba Khamenei, secondo il think tank Institute for the Study of War (Isw) e le valutazioni dell'intelligence statunitense.
Secondo il think tank, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf - che ha guidato il primo ciclo di negoziati con gli Stati Uniti a Islamabad ed è stato indicato dal presidente americano Donald Trump a metà della guerra come interlocutore di Washington - e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi non possono prendere decisioni senza l'approvazione dell'Irgc.
Vahidi avrebbe già lasciato intendere di detenere le principali leve del potere affermando che, in condizioni di guerra, tutte le posizioni critiche devono essere selezionate e gestite direttamente dalle Guardie rivoluzionarie, secondo quanto riportato dal media Iran International.
Il presidente Masoud Pezeshkian invece sarebbe stato escluso dalle decisioni chiave. Il 25 marzo è stato costretto a nominare Mohammad Bagher Zolghadr come segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dopo che i comandanti dell'Irgc, in particolare Vahidi, lo avevano richiesto.
La nomina è avvenuta dopo l'uccisione del predecessore di Zolghadr, Ali Larijani, da sempre uomo di potere di Teheran, e nonostante le obiezioni dei funzionari civili.
Quando venerdì scorso Araghchi ha annunciato che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato riaperto alla navigazione commerciale, i commentatori della linea dura e i media di Stato lo hanno attaccato, suggerendo che non poteva prendere una tale decisione da solo.
Appena il giorno dopo, l'Irgc ha dichiarato nuovamente chiuso lo Stretto, scavalcando il ministro degli Esteri.
Che cos'è l'Irgc e come può un corpo paramilitare esercitare tanto potere?
Tattiche di guerriglia e fedeltà ideologica
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è stato istituito il 22 aprile 1979, per ordine diretto dell'Ayatollah Ruhollah Khomeini.
Creato mesi dopo la rivoluzione islamica, operava in parallelo con l'esercito convenzionale ereditato dall'era dello Shah Reza Pahlavi, che era stato sostanzialmente decimato dopo un'epurazione di tutti i potenziali lealisti dello scià.
Il vuoto militare doveva essere colmato date le tensioni esistenti e crescenti con i vicini dell'Iran, così il regime di Teheran ha costruito l'Irgc sullo zelo rivoluzionario e sulla completa lealtà ideologica, non su un addestramento militare formale.
L'Irgc è stata progettata per impiegare tattiche di guerriglia, guerra asimmetrica e forze volontarie reclutate attraverso la milizia Basij-e Mostazafan o Basij, che in seguito ha gestito il controllo delle proteste di piazza.
Poco dopo la sua formazione, l'Iran entrò in una guerra di otto anni con l'Iraq di Saddam Hussein, che rafforzò ulteriormente l'Irgc.
I comandanti sono saliti rapidamente nei ranghi a un'età molto più giovane rispetto agli ufficiali dell'esercito. Ghalibaf, un ex generale di brigata dell'Irgc, ha detto di aver comandato una divisione a circa 19 o 20 anni.
Circa due anni dopo la sua formazione, Mohsen Rezaei fu nominato comandante in capo da Khomeini a 28 anni e mantenne il ruolo per 16 anni.
In seguito Rezaei entrò in politica e si candidò più volte alla presidenza senza successo. Gli succedettero Yahya Rahim Safavi e poi Mohammad Ali Jafari.
Jafari ha guidato l'Irgc durante le contestate elezioni presidenziali del 2009 e la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad. In qualità di ex membro dell'Irgc, Ahmadinejad ha nominato molte figure della Guardia in posizioni chiave del governo. Le forze dell'Irgc e dei Basij hanno represso le proteste che ne sono seguite.
Poco dopo l'inizio della guerra Iran-Iraq, le forze legate all'Irgc hanno iniziato a operare in Libano, dove hanno contribuito a fondare Hezbollah nei primi anni Ottanta.
La Forza Quds dell'Irgc - il ramo incaricato della guerra non convenzionale e delle operazioni di intelligence - ha poi sostenuto il governo siriano durante la guerra civile, è stata coinvolta nell'Iraq post-Hussein nella lotta per l'influenza nel sud del Paese, comprese le operazioni contro il gruppo terroristico del cosiddetto Stato Islamico.
Ha anche addestrato le forze Houthi nello Yemen e fornisce anche finanziamenti, addestramento e armi ad Hamas e alla Jihad Islamica a Gaza.
Secondo i media internazionali, l'Irgc ha anche fornito droni e supporto militare alla Russia nella guerra in Ucraina.
Un’influenza economica che si estende fino a regioni lontane
Dopo che nel 1988 l'Iran accettò la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per porre fine alla guerra con l'Iraq, l'Irgc entrò in una nuova fase. Durante la ricostruzione sotto l'allora presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, si espanse nell'economia.
La creazione del quartier generale delle costruzioni Khatam al-Anbiya ha segnato l'inizio della sua trasformazione in un importante attore economico.
Questo ha creato reti di patronato e la classe superiore degli "aghazadeh", un termine usato per descrivere i figli delle élite rivoluzionarie che spesso godono di una vita privilegiata e talvolta molto sfarzosa.
L'Irgc si è esteso anche oltre i confini iraniani, grazie a ingenti risorse finanziarie. Ha rafforzato la sua presenza in tutta la regione e in alcune aree dell’America Latina, in particolare in Venezuela.
L'articolo 150 della Costituzione iraniana afferma che l'Irgc esiste per salvaguardare la Rivoluzione e le sue conquiste.
Tuttavia, l'ex comandante Mohammad Ali Jafari ha dichiarato in un'intervista del 2016 che l'Irgc non è solo una forza militare convenzionale, ma un'istituzione incaricata di proteggere il sistema politico e di affrontare le minacce interne.
Nel frattempo, i critici sostengono che il nome e i simboli dell’istituzione abbiano poco a che fare con l’Iran e siano invece pensati per rappresentarne la missione di esportare la Rivoluzione islamica oltre i confini nazionali.
L'Irgc opera come una vasta rete, che comprende istituzioni finanziarie e bancarie indipendenti, centri scientifici e accademici per la formazione del personale, filiali provinciali e basi Basij in tutto il Paese.
Struttura e portata strategica
L'Irgc si è sviluppata in un vero e proprio esercito parallelo composto da cinque rami principali: forze di terra, marina, forze aerospaziali - in particolare responsabili delle capacità missilistiche - Basij e forza Quds.
Sotto il Generale Maggiore Qasem Soleimani, è diventato uno degli attori militari più influenti del Medio Oriente. La sua uccisione in un attacco statunitense vicino all'aeroporto di Baghdad nel 2020 è stato un duro colpo.
L'Irgc, compresa la Forza Quds e le reti affiliate, è da tempo sottoposta a pesanti sanzioni internazionali, in particolare da parte degli Stati Uniti.
Nel febbraio 2026 - pochi giorni prima del secondo assalto israelo-statunitense all'Iran - il Consiglio dell'Unione Europea ha designato l'Irgc come organizzazione terroristica, imponendo il congelamento dei beni e restrizioni finanziarie in tutti gli Stati membri dell'Ue.
Non esistono dati affidabili e aggiornati sul personale dell'Irgc. Tuttavia, le dichiarazioni ufficiali indicano che la sua capacità di addestramento e mobilitazione - in particolare attraverso le unità di coordinamento, le strutture ideologico-politiche e le reti Basij - può superare i 220.000 individui all'anno.
Cambio di leadership dopo le gravi perdite
In tempi recenti, la leadership dell'Irgc è stata rimescolata più volte, in seguito alla morte di comandanti chiave presi di mira da Israele o dagli Stati Uniti.
Nel 2020, l'Ayatollah Ali Khamenei ha nominato il Maggiore Generale Hossein Salami a capo dell'Irgc. Salami è stato ucciso in un attacco israeliano nel giugno 2025.
Il suo successore, il Maggiore Generale Mohammad Pakpour, è stato ucciso in attacchi congiunti Usa-Israele il 28 febbraio, insieme allo stesso Khamenei.
Il comando dell'Irgc è passato al generale di brigata Ahmad Vahidi, che secondo quanto riferito mantiene stretti legami con il figlio di Khamenei e il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei.
Vahidi è stato il primo comandante della Forza Quds dell'Irgc tra il 1988 e il 1997. Ha ricoperto anche incarichi civili, come ministro della Difesa sotto Ahmadinejad e ministro degli Interni sotto il presidente Ebrahim Raisi.
La più alta corte argentina ha formalmente accusato Vahidi per l'attacco del 1994 al centro della comunità ebraica Amia di Buenos Aires e ha emesso un mandato di arresto dell'Interpol nei suoi confronti.
Secondo quanto riportato, Vahidi è stato uno degli alti comandanti dell'Irgc che ha spinto l'Assemblea degli Esperti a scegliere Mojtaba Khamenei come ayatollah a marzo.
Pasdaran ora al centro del potere
Nonostante le pesanti perdite e la decapitazione in seguito alla morte di Ali Khamenei, le Guardie della Rivoluzione (note come Pasdaran, ossia Guardie in farsi) hanno continuato a operare e ha sopportato quasi due mesi di guerra contro due grandi potenze militari senza crollare.
Trump ha rivendicato il successo delle operazioni militari contro l'Iran e ha affermato che Teheran ha subito un cambio di regime.
Tuttavia, grazie alla sua natura decentrata, i Pasdaran sono riusciti a bloccare lo Stretto di Hormuz, interrompendo i mercati energetici e alimentari globali.
L'ex capo della sicurezza iraniana Ali Larijani ha riorganizzato l'Irgc strutturandola in quartieri generali regionali autonomi che ascoltano solo gli ordini della Guida suprema e sono autorizzati a prendere le proprie decisioni lontano dalla leadership civile centrale di Teheran.
Con la morte di Alì Khamenei, a cui è succeduto il figlio Mojtaba dopo la morte il 28 febbraio scorso, il sistema appare ora meno dipendente da un'unica figura e più affidato a una rete di attori interconnessi con interessi comuni, in quello che gli addetti ai lavori dell'Iran vedono come un passaggio da un sistema dominato dai chierici a una struttura di potere più incentrata sull'Irgc.
All'interno di questo sistema, l'applicazione religiosa di politiche socialmente restrittive - in particolare l'hijab obbligatorio, così come le limitazioni al ballo, alla vita notturna e al consumo di alcol - sembra essere meno prioritaria.
Pur essendo essa stessa un'istituzione ideologica, l'Irgc sta ridefinendo il proprio ruolo al di là del quadro tradizionale del governo clericale (Velayat-e-Faqih), ponendosi come forza centrale e autonoma all'interno della struttura di potere iraniana.