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Crisi energia, ministro Pichetto Fratin: "Con gas a 70 euro potrebbero riaprire centrali a carbone"

La zona del Sulcis in Sardegna è stato per decenni uno dei principali centri della produzione di carbone in Italia
La zona del Sulcis in Sardegna è stato per decenni uno dei principali centri della produzione di carbone in Italia Diritti d'autore  AP Photo
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Di Filippo Gozzo
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Continuano ad aumentare i prezzi dei carburanti in Italia a causa delle tensioni nello stretto di Hormuz. L'ipotesi di riavviare l'uso del carbone arriva dal ministro italiano dell'Ambiente che si allinea però all'Europa sulla contrarietà a un ritorno agli acquisti di gas da Mosca

Mentre la guerra in Iran e le tensioni nello stretto di Hormuz continuano a fare aumentare i prezzi dei carburanti in tutta Europa, in Italia il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha detto che potrebbero riaprire le centrali a carbone, qualora il prezzo del gas dovesse superare i 70 euro megawattora.

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"Le centrali a carbone al 31 dicembre 2024 erano praticamente chiuse sulla parte continentale, esclusa la Sardegna. Quello che non ho fatto, perché non mi sentivo di farlo, era ordinare lo smantellamento", ha dichiarato il ministro lunedì a margine dell'evento "Il Santo Graal dell'energia", organizzato da Il Giornale a Milano.

"Quella che io considero un'emergenza è una situazione dove il gas superi i 70 euro al megawattora, in questo caso si potrebbe rendere necessario riattivarle. È una cifra alta, oggi siamo a 40 euro, i 70 euro sono il punto di caduta", ha specificato il politico di Forza Italia, "parliamo di uno scenario emergenziale, non della normalità. Il carbone resta una soluzione residuale, ma in caso di necessità dobbiamo farci trovare pronti".

Pichetto Fratin si è detto però tranquillo sulla situazione dell'approvvigionamento di carburanti: "Ci sono alcune criticità settoriali, ma al momento per l'Italia non c'è difficoltà su nessun tipo di settore".

Pichetto Fratin ribadisce il no al gas russo in linea con la Commissione Ue

Intanto, lo stesso ministro, intervistato da un altro quotidiano, La Stampa, ribadisce il suo no all'acquisto di gas russo, pochi giorni dopo che il suo alleato, il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini, ha aperto al petrolio proveniente da Mosca.

"La mia risposta è no, in linea con la valutazione che fa in questo momento l'Unione europea", ha detto Pichetto Fratin che ha poi espresso preoccupazione sulla situazione nel Golfo.

"Ogni previsione è azzardata: ieri sembrava che tutto andasse per il meglio, oggi il clima è peggiorato di nuovo. Sul gas fortunatamente siamo lontani dai prezzi di quattro anni fa. Il venir meno del 20 per cento di petrolio a livello mondiale con la chiusura dello Stretto di Hormuz è invece un problema serio", ha detto il ministro.

Sulla questione è intervenuto a "Ping Pong" su Rai Radio1 anche il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè (Forza Italia). "L'ultima delle cose da fare è riaprire i rubinetti con la Russia. Se ciò accade, la Russia ha tutto l'interesse a protrarre l'invasione dell'Ucraina invece che sedersi al tavolo e cercare la pace. La considererei davvero come ultima opzione sul tavolo".

E sul possibile ritorno al carbone, Mulè ha commentato che "dobbiamo avere la capacità, anche a livello europeo, di andare in quella direzione se necessario".

L'azione del governo durante la crisi energetica

Il ministro Pichetto Fratin ha anche difeso l'azione del governo guidato dalla premier Giorgia Meloni, che ha messo in campo misure a sostegno di famiglie e imprese per garantire gli approvvigionamenti di carburante e per mitigare gli effetti della crisi energetica, mentre nel Paese i prezzi di gas, benzina e diesel continuano a lievitare.

"(Meloni, ndr) Sta facendo il possibile. È stata in Algeria, nel Golfo, ora andrà in Azerbaijan. Per fare scendere in modo stabile i prezzi dell'energia occorre una strategia di lungo periodo", ha detto Pichetto Fratin.

"Abbiamo adottato due mesi fa un provvedimento che ha ridotto il costo dell'energia elettrica di circa il 20 per cento", ha proseguito rispondendo a una domanda sulla possibile proroga delle misure oltre il primo maggio. "Quando abbiamo fatto quel provvedimento eravamo in una situazione stabile, ma pochi giorni dopo si è aperto il fronte del Golfo Persico, che ha creato instabilità sui prezzi di petrolio e gas".

Il dibattito su rinnovabili e nucleare in Italia

Parlando della legge sul nucleare, il ministro ha ribadito inoltre che l'auspicio è che il Parlamento l'approvi "prima della pausa estiva, poi sarà mia responsabilità definire i decreti attuativi entro fine anno".

In Italia ci sarà una centrale nucleare attiva entro il 2035, ha previsto il ministro, mentre la nostra produzione di nucleare, entro il 2050, potrebbe essere "un buon risultato" se toccasse il 20 per cento.

"Sono convinto che nei primi anni del prossimo decennio arriveranno i cosiddetti piccoli reattori, oggi in fase di sperimentazione in molti Paesi, tecnologie che permetteranno di integrare il nostro sistema produttivo di energia", affiancandosi al gas che "resta l'elemento di garanzia e continuità.Con la crescita di rinnovabili e nucleare, il ruolo del gas è destinato progressivamente a ridursi nei prossimi decenni"", ha proseguito Pichetto Fratin.

Le critiche dalle opposizioni alle parole del ministro

"Nello stesso giorno in cui Confindustria stima in sette miliardi di euro i maggiori costi in bolletta per le imprese manifatturiere italiane nello scenario più contenuto della crisi in corso", ha commentato Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei Deputati (Movimento 5Stelle), "il governo risponde con una promessa lunga un quarto di secolo".

"La strategia fossile-nucleare ci espone alla regressione climatica e ritarda proprio quell'abbattimento dei costi che la transizione rinnovabile garantirebbe. Le rinnovabili sono l'unica risposta coerente con i tempi della crisi e con l'articolo 9 della Costituzione", conclude Costa.

"Le parole del ministro Pichetto Fratin sono la conferma definitiva del fallimento della politica energetica del governo Meloni", ha detto invece Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde.

"Dalla fine del 2022, questo Governo tiene chiuso nel cassetto il piano proposto da decine di imprese del settore per installare 60 gigawatt di energia rinnovabile in soli tre anni. Parliamo di una potenza che avrebbe liberato l'Italia dalla schiavitù di 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno: esattamente l'equivalente di quanto importiamo da Qatar e Usa messi insieme", ha commentato Bonelli.

Eni scopre una nuova riserva di gas in Indonesia

Dall'Indonesia arriva intanto una nuova importante scoperta di gas da parte di Eni. Le stime preliminari indicano circa 140 miliardi di metri cubi e 300 milioni di barili di condensati nell'offshore, dove Eni è presente dal 2001, e che sarebbero disponibili per i mercati nazionali e internazionali.

La scoperta è stata effettuata dal pozzo esplorativo Geliga-1, a circa 70 chilometri dalla costa del Kalimantan Orientale, e segue quella di Geng North, avvenuta a fine 2023 a soli 20 chilometri di distanza, e del pozzo Konta-1, annunciata nel dicembre 2025 a conferma di un "significativo potenziale" del bacino.

L'area è adiacente a quella di Gula (circa 56 miliardi di metri cubi di gas con 75 milioni di barili di condensati), non ancora sviluppata.

Secondo Eni, le stime iniziali indicano che le risorse combinate di Geliga e Gula hanno il potenziale per produrre 28 milioni di metri cubi al giorno aggiuntivo di gas e 80mila di barili di condensati.

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