Una misura per vietare definitivamente l'ingresso del petrolio russo nell'Unione europea è stata rinviata a causa dell'aumento dei prezzi alimentato dalla guerra in Medio Oriente
La Commissione europea ha rinviato la presentazione della proposta per vietare in modo permanente leimportazioni di petrolio russo, mentre la guerra in Medio Oriente continua a scuotere i mercati energetici, mantenendo il Brent sopra i 100 dollari al barile.
Il piano, che deve ancora essere formalmente presentato, rientra nella strategia energetica europea ma resta al momento senza una nuova data ufficiale. “Non ho una nuova data da fornire”, ha dichiarato la portavoce per l’energia Anna-Kaisa Itkonen, ribadendo però l’impegno di Bruxelles.
L’impatto della guerra in Medio Oriente sui mercati
A influenzare il rinvio sono anche gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che hanno destabilizzato i mercati energetici e portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per il trasporto globale di petrolio e gas.
Le tensioni hanno spinto i prezzi verso l’alto, anche se le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump su possibili colloqui con Teheran hanno contribuito a un temporaneo calo del Brent. Parallelamente, la decisione degli Stati Uniti di allentare le sanzioni sul petrolio russo per calmare i mercati ha suscitato preoccupazione tra i Paesi europei.
Il rinvio si inserisce in un contesto di forte tensione con Ungheria e Slovacchia, gli unici due Stati membri che continuano a importare petrolio russo grazie a una deroga.
Entrambi i Paesi dipendono dall’oleodotto Druzhba e hanno già contestato le politiche energetiche europee, minacciando azioni legali anche contro un eventuale divieto permanente.
La disputa sull’oleodotto Druzhba
Ungheria e Slovacchia sono inoltre coinvolte in una disputa con l’Ucraina proprio sull’oleodotto Druzhba, che trasporta greggio russo verso l’Europa centrale.
Secondo Kiev, l’infrastruttura è stata gravemente danneggiata dalla Russia e necessita di riparazioni, mentre Budapest e Bratislava sostengono che il blocco sia dovuto a motivazioni politiche.
La controversia ha già avuto effetti concreti, contribuendo a bloccare un prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina e complicando ulteriormente il quadro energetico e geopolitico europeo.
Il nodo REPowerEU e il rischio veti
La proposta che sarà al vaglio dell'Ue rientra nel piano REPowerEU e, a differenza delle sanzioni tradizionali, verrebbe adottata con maggioranza qualificata, evitando il veto dei singoli Stati. L’obiettivo è rendere definitivo lo stop al petrolio russo e chiudere le attuali eccezioni.
La Commissione ha sottolineato che il rinvio non implica un cambio di linea. Citando la presidente Ursula von der Leyen, Bruxelles ha ribadito che tornare ai combustibili fossili russi dopo la guerra in Ucraina sarebbe un “errore strategico”.