La scelta di Donald Trump di allentare le sanzioni sul petrolio russo è stata accolta da diverse critiche nell'Unione europea, preoccupata che possa alimentare la macchina bellica di Putin in Ucraina
Varie voci importanti nell'Unione europea hanno criticato la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di sospendere le sanzioni sul petrolio della Russia, sostenendo che la mossa rischia di alimentare la macchina da guerra di Mosca contro l’Ucraina.
La decisione statunitense rappresenta un tentativo di contenere l’aumento dei prezzi dell’energia dopo la seconda settimana di conflitto in Medio Oriente.
Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent aveva annunciato giovedì sera una licenza temporanea che consentirà ai Paesi che lo desiderano di acquistare il petrolio russo attualmente contenuto su navi che si trovano già in mare. La misura è considerata significativa perché il recente aumento dei prezzi del greggio, legato alla guerra, potrebbe aumentare gli incassi della Russia.
Guerra con l’Iran e prezzi del petrolio oltre i 100 dollari
L’amministrazione Trump sta cercando di gestire le conseguenze della guerra con l’Iran, che ha fatto salire il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile. Teheran ha infatti preso di mira i produttori di petrolio dei Paesi del Golfo e il cruciale Stretto di Hormuz, punto di passaggio fondamentale per il traffico di petroliere. Le operazioni nello Stretto risultano di fatto bloccate.
La posizione del cancelliere tedesco Friedrich Merz
Nonostante ciò, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che **_“_**allentare le sanzioni ora, per qualsiasi motivo, sarebbe sbagliato”, aggiungendo che il sostegno all’Ucraina non dovrebbe essere “distratto o indebolito” dal conflitto in Medio Oriente. Le sue parole sono arrivate durante una conferenza stampa venerdì.
Merz ha inoltre affermato che sei dei sette leader del G7 concordano sul fatto che la revoca delle sanzioni non rappresenta “il segnale giusto da inviare”. Gli Stati Uniti sono stati l’unico Paese a non condividere questa posizione.
Le preoccupazioni del Consiglio europeo
Anche il presidente del Consiglio europeo António Costa ha espresso preoccupazione, affermando che la decisione unilaterale degli Stati Uniti di allentare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russe “ha un impatto sulla sicurezza europea”. Secondo Costa, la situazione attuale favorisce soprattutto Mosca, che continua a incassare entrate rilevanti grazie all’aumento dei prezzi del petrolio.
“Qualsiasi passo che consenta alla Russia di aumentare le sue entrate dalle vendite di petrolio sarebbe problematico rispetto all’obiettivo di indebolire le capacità belliche di Mosca contro l’Ucraina”, ha aggiunto.
Von der Leyen e Macron: “Non è il momento di allentare le sanzioni”
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva già chiesto mercoledì di mantenere in vigore il tetto ai prezzi del petrolio russo e le misure restrittive esistenti. “Non è il momento di allentare le sanzioni alla Russia”, le sue parole.
Sulla stessa linea anche il presidente francese Emmanuel Macron, che dopo aver ospitato un incontro del G7 ha ribadito che fare marcia indietro sulle sanzioni contro Mosca non è giustificato.
Orbán unico leader Ue favorevole alla revoca
Il primo ministro ungherese Viktor Orbán è stato l’unico leader dell’Ue a chiedere apertamente la revoca delle sanzioni, allineandosi alla posizione degli Stati Uniti e allontanandosi dal consenso europeo.
La licenza statunitense consentirà agli importatori di acquistare greggio e prodotti petroliferi russi caricati sulle navi a partire dal 12 marzo, permettendo alle stesse imbarcazioni di completare le consegne entro l’11 aprile. Il provvedimento segue una deroga simile concessa all’India alla fine di febbraio.
Per ora, tuttavia, né la deroga statunitense né il rilascio delle riserve strategiche di petrolio annunciato questa settimana dall'Agenzia internazionale per l'energia hanno ridotto i prezzi del greggio, mentre il conflitto in Medio Oriente continua e gli analisti temono inoltre che l’Iran possa continuare a colpire porti strategici e hub logistici della regione.