La Consulta mantiene l’art. 187 del Codice della Strada ma impone una condizione: la punibilità per uso di droghe scatta solo se la guida risulta effettivamente alterata e capace di creare pericolo
Mettersi al volante dopo avere assunto stupefacenti è sanzionabile solo se sussiste un rischio reale per la sicurezza stradale. Lo ha sancito giovedì la Corte Costituzionale, intervenendo sulla nuova versione dell'articolo 187 del Codice della Strada introdotta nel 2024 in Italia.
Secondo la Consulta, la norma che dopo l'ultima modifica prevedeva solo lo "stato di alterazione psicofisica" è legittima solo se applicata rispettando i criteri di proporzionalità e offensività.
Fino a ora è bastata la positività del guidatore a un test antidroga, durante un controllo da parte delle forze dell'ordine, per essere denunciati e rischiare una sanzione da 1.500 a seimila euro, l’arresto fino a un anno e la sospensione della patente per un periodo compreso tra uno e due anni.
La questione di legittimità, sollevata da tre giudici di merito di grado inferiore, riguarda la formulazione della norma che rischia di colpire anche chi abbia consumato droghe in un arco di tempo non immediatamente precedente al mettersi al volante e tale da non impattare la capacità di evitare pericoli per sé e per gli altri.
Per i magistrati la norma attualmente crea un'irragionevole disparità rispetto alle sanzioni previste per l'alcol, che si basano invece su una misurazione del tasso alcolemico del sangue e la punibilità oltre una certa soglia.
Con la sentenza 10/2026 di giovedì (qui il testo), la massima Corte costringe le forze di polizia ad accertare che la quantità di sostanza presente nell’organismo sia, per qualità e concentrazione, scientificamente idonea a determinare un’alterazione delle capacità di guida tale da creare un pericolo per la circolazione.